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Parla l’ex questore diventato presidente dell’azienda padovana «Chiarotto mi chiamò, pensai che mi chiedesse un passaporto»

PADOVA – Cinque mesi vissuti pericolosamente, seduto su una polveriera, insieme a millequattro dipendenti. Carmine Damiano, il poliziotto chiamato a presiedere l’Impresa Mantovani spa – 1400 dipendenti, 465 milioni di ricavi 2012 – dopo l’inchiesta giudiziaria che ne ha decapitato i vertici, parla per la prima volta di questa esperienza. E ne racconta retroscena inediti.

«La Mantovani – spiega Carmine Damiano – è piena di risorse umane eccellenti, ha ritrovato uno spirito di squadra e valorizzato professionalità importanti. Sono soddisfatto perché, a distanza di 5 mesi dal mio insediamento, abbiamo scongiurato il rischio più grave: la continuità aziendale è assicurata».

Come è arrivato un ex questore di polizia alla presidenza della più importante società di costruzioni del Veneto? «Il 28 febbraio scatta l’inchiesta. Dieci giorni dopo, il 10 marzo, mi telefonò Romeo Chiarotto, che io avevo incrociato trent’anni fa e che non avevo mai più visto né sentito. Mi disse che aveva una cosa da chiedermi». Che cosa ha pensato? «Per davvero? Andai all’incontro pensando che mi chiedesse di procurargli un passaporto valido per l’espatrio». Quando vi siete visti? «Nel pomeriggio dello stesso giorno, nello studio del commercialista padovano Andrea Cortellazzo, in via Porciglia. C’eravamo solo io e lui, poi arrivarono i figli». Che cosa le disse Chiarotto? «Mi disse che nella principale delle sue imprese il manager aveva tradito la sua fiducia. Pur avendo sempre riportato grandi risultati, aveva agito fuori dalla legalità e che ne era completamente all’oscuro». E poi? «Mi disse: io voglio un’azienda pulita, trasparente e che agisca nella massima legalità. E mi chiese di assumere la presidenza, lasciandomi carta bianca. Con queste premesse non potevo rifiutare. Ci stringemmo la mano». Ha mai conosciuto Baita? «No, e davvero non ci tengo a conoscerlo. Spero anzi di non incontrarlo mai, ho fatto della legalità lo scopo della mia vita». Davvero pensa che Chiarotto non fosse a conoscenza del metodo -Baita? «In tutta sincerità mi sono fatto quest’idea. No, la proprietà era all’oscuro dei criteri di gestione. Altrimenti non avrebbe chiamato me, dandomi un mandato chiaro». Che situazione ha trovato? «D’intesa con la proprietà abbiamo rivisto il modello organizzativo, prevedendo dei meccanismi di bilanciamento decisionale, rinnovato l’organismo di vigilanza, scelto una società di revisione esterna quale la Ernst & Young» E poi? «Abbiamo guardato nel bilancio e ripulito tutte le situazioni che non ritenevamo chiare. Abbiamo agito sui fornitori, incontrato le banche. Mi sono presentato dal magistrato che conduce l’inchiesta assicurando piena collaborazione e così con la Guardia di Finanza». Le commesse? «Dovevamo assicurare la continuità industriale. Abbiamo importanti lavori che dovevamo onorare: non solo per i committenti, ma per la stessa sopravvivenza dell’impresa». Quali? «L’Expo 2015 di Milano, un lavoro da 173 milioni di euro: siamo il principale fornitore nel settore delle costruzioni. Quando sono arrivato il cantiere non era ancora aperto e c’era davvero il rischio potesse saltare, con conseguenze disastrose per tutti. Adesso abbiamo assunto 200 persone per avviare i lavori e a settembre ne assumeremo altre cento. I tempi saranno rispettati». E gli altri lavori? «Stiamo realizzando la terza corsia dell’A4, per un valore di 150 milioni di euro. Siamo concludendo il terminale Ro-Ro a Rovigo, per altri 50 milioni. Stiamo proseguendo il metrobus tra Mestre e Venezia. Giovedì scorso abbiamo consegnato il nuovo centro tumori e di medicina nucleare di Trento, un gioiellino».

Daniele Ferrazza

 

LA SCHEDA – A Baita buonuscita di 2,5 milioni di euro

La proprietà dell’Impresa Mantovani spa fa riferimento al 95% alla famiglia Chiarotto, che controlla anche la Fip industriale di Selvazzano, la Fip articoli tecnici di Padova, il 40% della Ivg Colbachini di Cervarese e quote nell’Autostrada Venezia Padova e nell’austrada Brescia Padova. Il 5% della società Mantovani è ancora in mano a Piergiorgio Baita, che nelle prossime settimane – è l’intenzione della proprietà – sarà liquidato con un maxi assegno di 2,5 milioni di euro.

 

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