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LA ZONA – L’area di San Basilio, cone le Zattere e la Giudecca è stata la più colpita dalla puzza

LA PAURA – Una macchia maleodorante lunga un centinaio di metri

IL SOSPETTO  «Lunedì ha attraccato in banchina una nave militare in arrivo dalla Grecia»

IL CASO – In attesa dei risultati sul “presunto” sbandamento

«Aspettiamo l’esito dell’indagine sulla Carnival»

Categorico l’assessore Bettin. I residenti: «Odore nauseabondo, faremo denuncia alle autorità»

«Speriamo sia solo una causa accidentale, speriamo non doloso cioè criminale, ma l’intervento efficace di Capitaneria e Guardie ai Fuochi è stato provvidenziale. Tutto ciò, però, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda solo le grandi navi».

Così interviene l’assessore all’Ambiente. Gianfranco Bettin sul caso dello sversamento di idrocarburi nel canale della Giudecca.

«Se lo sversamento – continua l’assessore – fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a San Marco. É necessario perciò sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente».

E sulla vicenda è intervenuto anche il parlamentare M5S, Marco Da Villa che ha annunciato di voler presentare un’interrogazione in Parlamento.

«Ho dovuto gettare via tutta la cena. I muri, i mobili e persino gli alimenti si sono impregnati di quel puzzo incredibile di idrocarburi. Ci siamo affacciati alla finestra e abbiamo visto l’enorme chiazza di nafta che galleggiava davanti a San Basilio. Il colpevole è ancora lì e ci resterà per alcuni giorni, ormeggiato in banchina a San Basilio: è quel residuato militare greco che lunedì ha emesso tanfi nauseabondi facendoci tossire, lacrimare e dar di stomaco». È particolarmente arrabbiata la scrittrice ed architetto dei giardini Tudy Sammartini: la chiazza di idrocarburi che si è formata lunedì sera nel canale della Giudecca ha creato non pochi problemi a tutti i residenti.

«Abbiamo tempestato di telefonate l’Autorità portuale, la polizia municipale, la Finanza, i Carabinieri – continua Sammartini – e ora farò preparare una formale denuncia perché ci devono rimborsare i danni».

«La puzza era estremamente fastidiosa – concorda Giorgia del Bar San Basilio – i nostri clienti seduti sui tavolini in fondamenta, appena hanno sentito l’odore, sono scappati via tutti».

Sul posto a verificare di persona la situazione c’è anche Manuel Tiffi, amministratore del gruppo Facebook del “Gabbiotto” con migliaia di iscritti.

«Volevo constatare se tutto è stato realmente risolto – Spiega Tiffi – la nostra pagina è divenuta un luogo di denuncia dei problemi della città e ieri sera ci hanno inviato tantissime foto con la chiazza. Questa stagione è stata nefasta per la laguna veneziana: abbiamo iniziato con le alghe, poi la moria di pesci, il cattivo odore, i chironomidi e ora anche la nafta. Speriamo che le autorità individuino al più presto le responsabilità di questa ulteriore offesa. A nostro avviso manca una politica di salvaguardia ambientale della laguna; ci auguriamo che l’amministrazione comunale si impegni di più in questo campo, in modo che si possa prevenire questi disastri ecologici e non si rimanga solo a guardare».

Anche il titolare del negozio di specialità veneziane davanti alla fermata Actv vuole capire le cause della chiazza. «Bisogna capire perché è arrivata fin qua – afferma – e soprattutto chi l’ha causata».

 

I No navi: «La laguna non è un contenitore»

«Lo sversamento di idrocaburi in Canale della Giudecca dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa».
Lo ribadisce il Comitato No grandi navi in riferimento alla situazione di emergenza venutasi a creare nelle acque portuali vicino alla Marittima.
«Abbiamo sempre sostenuto – prosegue il portavoce Silvio Testa – che nel novero dei possibili incidenti connessi al passaggio delle navi c’è anche lo sversamento di carburante e l’altra sera, in condizioni di marea diverse, la chiazza oleosa sarebbe potuta arrivare nel pieno del Bacino di San Marco. La laguna – continua – non è un contenitore buono per tutti gli usi, ma è un ambiente straordinario e delicato che dà ragione dell’esistenza stessa di Venezia e la protegge. Non c’è Venezia senza la laguna, e dunque sono inaccettabili tutte le proposte che mirano a estromettere il traffico croceristico da San Marco semplicemente puntando a trasferire altrove il terminale passeggeri o, peggio, a mantenerlo in Marittima portandovi le navi attraverso il devastante scavo di un nuovo canale».

 

Intervento di Bruxelles dopo le molte polemiche

L’Ue: «Controlliamo ma niente speculazioni»

«Le autorità italiane tengono sotto controllo il porto di Venezia e da quanto abbiamo capito stanno indagando per capire quello che è successo il 27 luglio scorso quando una nave da crociera arrivò vicino a Riva Sette Martiri, a pochi passi da San Marco».

Così, Helen Kears, portavoce del commissario europeo ai Trasporti e vicepresidente, Siim Kallas.

«La sicurezza è la prima priorità – ha ribadito il funzionario europeo – per noi e la Commissione è in contatto con l’Autorità portuale di Venezia per ulteriori chiarimenti. Fino ad allora non speculeremo».

Insomma, l’Unione Europea tiene sotto controllo la situazione del bacino veneziano e soprattutto la questione delle grandi navi non solo dopo le vicende del Giglio, ma in particolare per la dialettica che in queste settimane sta caratterizzando il dibattito tra favorevoli e contrari all’ingresso delle navi crociera nella laguna di Venezia. L’intervento dell’Unione europea fa seguito alla vasta eco internazione della questione grandi navi, ma in particolar modo alle proteste legate al caso della Carnival Sunshine che, il 27 luglio scorso venne immortalata in fase di manovra di accesso al Bacino di San Marco, e che, secondo i detrattori delle grandi navi, si sarebbe avvicinata troppo alla banchina di Riva dei Sette Martiri dando la sensazione (o la certezza) che la nave possa aver sbandato in fase di manovra. Su questo episodio numerose erano state le reazioni di opposto parere culminate anche con un interessamento diretto di Bruxelles sulla vicenda.

 

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