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Nuova Venezia – Venezia. “Via petroliere e grandi navi”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

14

ago

2013

LO SVERSAMENTO IN LAGUNA »POLEMICHE ROVENTI

Pulita la chiazza inquinata, ma l’assessore Bettin rilancia l’allarme: «Poteva arrivare a San Marco»

La maxichiazza di petrolio formatasi l’altra sera nel canale della Giudecca per lo sversamento – accidentale o voluto – da parte di una nave è stata di fatto dispersa dopo l’intervento di Capitaneria di Porto e Guardie ai Fuochi che hanno prelevato anche alcune migliaia di litri di acqua inquinata. Ma resta ancora l’incertezza del colpevole, contro cui il Comune è pronto a costituirsi parte civile.

Ma a lanciare l’allarme per la pericolosità generale della situazione è l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. «La chiazza di idrocarburi- dichiara Bettin – formatasi nel canale della Giudecca e causata con ogni probabilità da un accidentale – speriamo non doloso, cioè criminale – rilascio da parte di una nave, che l’intervento efficacie della Capitaneria di porto e delle Guardie ai fuochi è riuscito infine a ripulire, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda soltanto le grandi navi. Se lo sversamento di ieri fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a San Marco e negli altri luoghi storici. E’ dunque in discussione la compatibilità stessa di talune attività che implicano anche rischi di questo tipo, comunque gravi, non solo del transito delle grandi navi. È necessario perciò sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente. Nel frattempo, ovviamente, vanno fatte rispettare fino in fondo le regole vigenti e vanno perseguite le responsabilità di chi ha causato l’incidente, che deve essere chiamato a ripagare».

Intanto il deputato del Movimento Cinque Stelle Marco da Villa, presenterà un’interrogazione urgente ai Ministri delle Infrastrutture e a quello dell’Ambiente al fine di chiedere conto dell’operato del Magistrato alle Acque in relazione ai diversi, e purtroppo, sempre più numerosi, episodi di sofferenza dell’ecosistema lagunare, dal passaggio ravvicinato della Carnival Sunshine, alla diffusione delle alghe con le relative tonnellate di pesci morti raccolti da Veritas, alla chiazza di petrolio da centinaia di metri dietro la Giudecca, ricordando che in base alla Legge Speciale. “al Magistrato delle Acque spetta la sorveglianza sull’intera laguna”.

Per il Comitato No Grandi Navi «lo sversamento di idrocarburi in Canale della Giudecca, probabilmente a opera di una nave militare o di un traghetto attraccati in Marittima, dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa».(e.t.)

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Macchia di idrocarburi nel canale della Giudecca: puzza e proteste

Residenti infuriati per quello che pare essere lo sversamento di una nave. Sul posto sono intervenuti la Guardia costiera, Guardie ai fuochi e Arpav. Bettin: “Stop alle attività a rischio”

VENEZIA. Una vasta chiazza di idrocarburi, probabilmente dovuta ad uno sversamento da una nave, è stata avvistata ieri sera nel Canale della Giudecca a Venezia, nei pressi del vecchio molo della Marittima. A segnalare l’inquinamento è stato l’equipaggio di un mezzo dell’Actv, l’azienda pubblica di trasporti.

La macchia, inizialmente lunga circa un’ottantina di metri, si è presto estesa sotto riva, allungandosi per alcune centinaia di metri. Sul posto sono intervenuti mezzi della Capitaneria di Porto, delle Guardie ai fuochi di Venezia e tecnici dell’agenzia regionale ambientale Arpav, che hanno effettuato campionamenti nell’acqua della laguna per accertare la portata del fenomeno e le conseguenze per l’ambiente.

Al momento l’effetto più evidente è un forte odore da idrocarburi percepibile soprattutto nella zona della Giudecca, segnalato anche da alcuni residenti. La Guardia Costiera, che ha avvisato del fatto l’autorità giudiziaria, sta svolgendo accertamenti per cercare di individuare i responsabili dello sversamento.

Bettin: “Stop alle attività a rischio”. La chiazza di idrocarburi che si è formata nel canale della Giudecca «e causata con ogni probabilità da un accidentale – speriamo non doloso, cioè criminale – rilascio da parte di una nave, che l’intervento efficacie della Capitaneria di porto e delle Guardie ai fuochi è riuscito infine a ripulire, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda soltanto le grandi navi». Lo dice l’assessore veneziano all’ambiente Gianfranco Bettin. «Se lo sversamento di ieri fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a san Marco e negli altri luoghi storici – accusa -. È dunque in discussione la compatibilità stessa di talune attività che implicano anche rischi di questo tipo, comunque gravi, non solo del transito delle grandi navi. È necessario perciò – aggiunge – sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente». «Nel frattempo, ovviamente, vanno fatte rispettare fino in fondo le regole vigenti – conclude Bettin – e vanno perseguite le responsabilità di chi ha causato l’incidente, che deve essere chiamato a ripagare».

Comitato No Grandi Navi: “Episodio che deve far riflettere”. Lo sversamento di idrocaburi ieri sera in Canale della Giudecca, «probabilmente a opera di una nave militare o di un traghetto attraccati in Marittima, dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa». Lo sostiene Silvio Testa, portavoce del comitato No Grandi Navi. «L’intervento della Capitaneria di Porto e delle Guardie a fuochi – sottolinea – ha consentito di contenere la chiazza di carburante e poi di assorbirla, ma ciò non toglie che il fatto deve far riflettere tutte le Autorità». «Il Comitato – ricorda – ha sempre sostenuto che nel novero dei possibili incidenti connessi al passaggio delle navi c’è anche lo sversamento di carburante e ieri sera, in condizioni di marea diverse, la chiazza olesosa sarebbe potuta arrivare nel pieno del Bacino di San Marco, ma lo sversamento, si spera non doloso, non avrebbe avuto minor peso se fosse avvenuto in qualche altro luogo all’interno della laguna, magari nel Canale dei Petroli dove l’Autorità Portuale o il sindaco vorrebbero trasferire in tutto o in parte il traffico crocieristico»

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“Inchino” carnival

Commissione europea «La sicurezza nostra priorità»

Allerta alta, ma senza indici puntati contro: anche l’Unione europea si è attivata sul fronte delle grandi navi in transito in bacino di San Marco, in particolare sul caso del passaggio sottoriva della “Carnival Sunshine”, le cui immagini hanno fatto – una volta di più – il giro del mondo. Attenzione, dunque, ma senza giudizi finali ultimativi: per ora la Ue attende informazioni dall’Italia.

«Le autorità italiane monitorano il Porto di Venezia e, da quanto capiamo, stanno indagando sull’incidente. La sicurezza è la prima priorità per noi, e la Commissione è in contatto col Porto di Venezia per successivi chiarimenti. Fino ad allora non speculeremo», ha detto ieri Helen Kearns, portavoce del commissario ai Trasporti e vicepresidente Siim Kallas, rispondendo a una interrogazione presentata al Parlamento europeo su quanto avvenuto il 27 luglio, quando una nave da crociera arrivò vicina a Riva Sette Martiri, a pochi passi da San Marco: 72 metri, dalla riva, testimoniò il tracciato Gps rilevato dalla Capitaneria, per la quale non c’è stato rischio alcuno e tutto si è svolto nella norma, anche se il tracciato delle altre navi in entrata quel giorno era ben visibile molto più al centro del canale. Le immagini riprese dallo scrittore Roberto Ferrucci, che si trovava in riva dei 7 Martiri, parlavano da sole e hanno fatto il giro del mondo, accendendo ancor più la polemica sul passaggio totalmente fuori scala di navi sempre più grandi per Venezia. Di più, a bordo di uno yacth ormeggiato in Riva c’era Micky Arison, presidente della Carnival, che aveva commentato compiaciuto il passaggio della “sua” nave su Twitter. Da qui l’idea – che ha dato il “la” l’interrogazione parlamentare – che si sia trattato di un “inchino” voluto: ipotesi esclusa categoricamente dalla Capitaneria. La Ue promette di vigilare. (r.d.r.)

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Venezia, migliora la qualità dell’aria: «Siamo ancora sotto i 35 sforamenti»

Presentato il rapporto sulla qualità dell’aria. Ci sono dati positivi ma pesa la variabile meteo.

«Necessaria un’azione su vasta scala che coinvolga tutte le regioni del Nord», spiega Bettin

VENEZIA. Nel 2012 è migliorata la qualità dell’aria rispetto al 2001, un anno che era stato peraltro difficile a causa delle condizioni meteo non favorevoli: questo il responso del Rapporto annuale sulla qualità dell’aria nel Comune di Venezia, presentato questa mattina nella sede provinciale dell’Arpav di Mestre, dall’assessore comunale all’Ambiente e Città sostenibile, Gianfranco Bettin e dal direttore del Dipartimento Arpav provinciale di Venezia, Renzo Biancotto.

«I dati positivi – ha spiegato Biancotto – riguardano la diminuzione di inquinanti come il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, il benzene. Bene anche i metalli pesanti, che registrano però, per quanto riguarda arsenico e cadmio, nella stazione veneziana di Sacca Fisola, una concentrazione maggiore, ma sempre molto al di sotto della soglia limite, dovuta alle emissioni delle vetrerie artistiche. Rimangono invece più o meno invariate le presenze di biossido di azoto, di ozono, e di benzo(a)pirene, unico inquinante che permane leggermente oltre la soglia del limite stabilito. Buone notizie anche per quanto riguarda il Pm10, le cui giornate di sforamento dalla soglia di 50 microgrammi per metro cubo stabilito dall’UE, sono scese dalle 91 del 2011 alle 76 del 2012. E nel 2013 non sono ancora stati superati i 35 sforamenti permessi dall’Ue, mentre negli anni scorsi a luglio questo limite era già stato ampiamente superato. Bisogna in ogni caso tenere sempre conto che la zona in cui viviamo, ovvero quella della Pianura Padana, è morfologicamente predisposta, per lo scarso ricambio dell’aria, ad avere più alte concentrazioni di inquinanti».

«È proprio per questa ragione – ha sottolineato Bettin – che oltre a quelle dei singoli Comuni, è necessaria un’azione su più vasta scala, che coinvolga le regioni del Nord e venga coordinata dal Governo: purtroppo il lavoro, in tal senso, che era stato intrapreso dal precedente ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è interrotto dopo due sole riunioni. La stessa Regione Veneto deve ancora approvare l’aggiornamento del Piano Regionale di Tutela e risanamento dell’Atmosfera». Il Comune di Venezia continuerà in ogni caso a fare la sua parte su vari fronti: dalle limitazioni invernali della circolazione delle auto più inquinanti, ai controlli sugli impianti di riscaldamento, dal lavaggio delle strade alla promozione di sistemi alternativi di spostamento, quali il tram, il bike sharing o il car sharing.

Confidando poi, magari, sempre un pò anche sul tempo: grazie alle favorevoli condizioni meteo, nel 2013, deve essere ancora superato il numero annuo dei 35 giorni di sforamento del Pm10, fissato dall’Unione europea. Particolare attenzione, con la prosecuzione dei rilevamenti iniziati nel 2012, verrà posta agli effetti del traffico acqueo, legato in particolare al passaggio delle grandi navi. Il maggior fattore inquinante per quanto riguarda il Pm2,5, quelle polveri sottili che sono micidiali per l’apparato respiratorio degli uomini, dipende proprio il traffico acqueo (45%), seguito dalle produzioni delle industrie (32%), dal traffico stradale (15%) e dal riscaldamento (5%).

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