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I dubbi dell’Architetto De Simone in vista delle prime prove in acqua del sistema

Tra poche settimane inizieranno alla bocca di porto di Lido le prove di funzionamento delle prime quattro paratoie del Mose, con lavori che proseguiranno poi per tutto l’inverno, provocando anche l’interruzione da novembre ad aprile del prossimo anno del passaggio delle navi da crociera.

Ma a sollevare nuovi dubbi e polemiche sull’intervento in corso del Consorzio Venezia Nuova, è l’architetto Fernando De Simone, specializzato in costruzioni sotterranee, sottomarine,ingegneria sismica e trasporti, che aveva tra l’altro presentato uno dei progetti alternativi al sistema di dighe nobili.

«Il Consorzio Venezia Nuova – spiega De Simone – ha dichiarato in recenti interviste che lo stato di avanzamento dei lavori è ormai vicino all’80 per cento. Fino ad ora sono stati stanziati 5 miliardi di euro,su un costo complessivo fissato a 5 miliardi e mezzo. Ora, l’’80 per cento di 5 miliardi e mezzo di euro, è 4 miliardi e 400 milioni, ma il Consorzio ha invece già ricevuto il 90,9 per cento dell’intero costo dell’opera. Mancano solo i 500 milioni, che dovranno finanziare la realizzazione di opere connesse ed accessorie. Il concessionario dello Stato per le opere in laguna ha già ricevuto un anticipo di 600 milioni in più del lavoro fatto, e vuole, sempre in anticipo, anche gli ultimi 500 milioni? Perché?».

Ma la critica dell’architetto De Simone riguarda in particolare le nuove paratoie e i loro costi.

»Nel prossimo settembre – ricorda – verranno effettuati i test di funzionamento,sulle prime 4 paratoie montate,e per verificare se si potrà procedere alla costruzione delle restanti 74 paratoie. Visto che dai conteggi sembra che esse risultino già pagate in anticipo (o no?), chi pagherà le eventuali modifiche? Il funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici olandesi, Tim Geluk, aveva dichiarato in una intervista a Rai 3 (Report del 15 aprile 2007) che un progetto simile al Mose, era stato scartato, oltre 20 anni prima, a causa degli eccessivi costi di costruzione e manutenzione. Il Consorzio Venezia Nuova, che non aveva mai costruito una diga, lo ha snobbato».

Sempre secondo De Simone,nonostante l’enorme aumento dei costi preventivati, le scelte dei materiali, non sono state le migliori.

«Hanno preferito le meno sicure cerniere saldate – osserva – a quelle fuse (molto più costose), e per le paratoie, al posto del più costoso acciaio inossidabile,hanno preferito utilizzare la lamiera a protezione catodica con anodi sacrificali, che rilascerà nel mare, circa 12 tonnellate di zinco ogni anno, in eterno. L’ecosistema ne pagherà le conseguenze. Il “vantaggio” della protezione catodica, è che,a causa del costante distacco dello zinco, per non fare arrugginire rapidamente le paratoie, bisognerà smontarle tutte, a rotazione, portarle i cantiere, rivestirle, e con il mare calmo, rimontarle, in continuazione. Per questo temo che i costi della manutenzione, e della difficile pulizia dalle incrostazioni, temo che supereranno i 150 milioni di Euro all’anno».

Quindi,i dubbi sul loro funzionamento.

«È ancora poco chiaro, in caso di abbassamento rapido o cedimenti del fondo marino (subsidenza) – osserva l’esperto – come si comporteranno le paratoie, distanti 15 centimetri, l’una dall’altra. Se solo due paratoie (larghe 20 metri, alte fino a 30 metri e spesse fino a 5 metri ) si dovessero bloccare, si creerebbe una falla di 40 metri e assi o protezione dalle alte maree eccezionali».(e.t.)

 

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