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Capitaneria di Porto e Arpav hanno scoperto che il carburante finito in laguna proveniva dalla nave ellenica attraccata alla Marittima. Risarciranno i danni.

VENEZIA. La Capitaneria di Porto, in collaborazione con i laboratori dell’Arpav, ha scoperto la nave responsabile dello sversamento di idrocarburi in laguna della sera del 12 agosto scorso. Si tratta della piccola nave militare ellenica utilizzata per il trasporto di mezzi anfibi attraccata in Marittima e le autorità greche hanno già non soltanto ammesso le proprie responsabilità, ma annunciato che risarciranno lo Stato e l’amministrazione comunale per le spese sostenute per disinquinare le acque della laguna. Naturalmente la Guardia costiera ha già inviato la comunicazione al pubblico ministero Roberto Terzo, che aveva aperto un fascicolo per il grave inquinamento inizialmente contro ignoti.

L’allarme, sei giorni fa, era scattato poco dopo le 20 grazie ad una telefonata alla Capitaneria di Porto di Luca Regini, comandante della Serenissima Motoscafi. Da almeno un’ora gli abitanti della Giudecca e delle Zattere si stavano lamentando della puzza e intorno alle 21,30, quando i mezzi per recuperare lo sversamento hanno cominciato il loro lavoro, la chiazza di estendeva da San Basilio fino al Redentore, lungo tutto il largo Canale della Giudecca. Il giorno seguente guardacoste e tecnici dell’Arpav avevano effettuato prelievi dai serbatoi della nave militare greca e da quelli delle altre imbarcazioni attraccate in Marittima, aliscafi e yacht all’ormeggio a San Basilio. Cinque navi in tutto: nei laboratori sono stati comparati per stabilire la compatibilità della composizione del carburante dei diversi serbatoi con quella della grande chiazza, che si è diffusa per oltre cento metri, provocando telefonate allarmate dalla zona delle Zattere, ma anche di Sacca Fisola. E anche in Procura avevano atteso questi risultati per formalizzare l’apertura dell’inchiesta nei confronti di un indagato. La principale sospettata, fin dall’inizio, era stata comunque la piccola nave della Marina militare greca, che già nel pomeriggio di lunedì aveva provocato le vibranti telefonate di protesta dei residenti. «Un residuato militare che ha emesso tanfi nauseabondi per tutta la giornata, facendoci, tossire lacrimare e dar di stomaco», aveva commentato Tudy Sammartini, la battagliera residente, conosciuta per il suo blog, «dopo le denunce all’Autorità portuale, vigili, finanza, carabinieri la puzza è rimasta appiccicata a pareti, quadri, vestiti e cibo. Il “relitto” si fermerà per quattro o cinque giorni, lasciandoci il tempo di procedere con una denuncia formale: intendo chiedere i danni».

E i greci i danni li pagheranno davvero: lo avrebbero già fatto sapere alle autorità italiane, dopo che al comandante della nave militare ellenica è stato contestato il risultato delle analisi dei laboratori dell’Arpav che inequivocabilmente hanno stabilito che il combustibile delle chiazza, recuperato nel canale della Giudecca, proveniva dai serbatoi della sua nave, anche se interpellato immediatamente dopo la scoperta dello sversamento l’ufficiale aveva smentito di aver perso carburante.

Giorgio Cecchetti

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