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Si allarga lo sciopero della fame del fondatore di “Beati i costruttori di Pace”

Con lui, ogni giorno, si alternano amici che digiunano: domani c’è Tamino

PADOVA – Gli hanno dato dell’esibizionista. Ma tutto si può dire di quest’uomo meno che questo. Dal 16 agosto don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati costruttori di pace, fa lo sciopero della fame contro le grandi opere che devastano il «suo» e «nostro» Veneto.

Così la piccola sede della sua associazione è meta discreta e costante di volontari, attivisti, amici, ultimi di ogni razza: ieri pomeriggio è andato a trovarlo il sindaco di Marano Vicentino. Da oggi accompagneranno il suo digiuno, a turno, alcuni amici: si comincia con Auretta Pini e Giulio Ferrara, domani ci sarà Gianni Tamino, con il quale don Albino andrà a visitare i cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.

Settantaquattro anni il prossimo 30 settembre, originario di Cassola in quel fazzoletto di terra dove si incontrano le diocesi di Treviso, Vicenza e Padova, don Albino ha deciso di sollevare la questione delle Grandi opere nel Veneto.

Don Albino, perché questo digiuno? «Il digiuno ha due grandi caratteristiche: non fa male a nessuno e porta a una grande debolezza. E la debolezza può ottenere grandi risultati».

Che cosa spera di ottenere? «Vorrei stimolare una riflessione sull’urgenza di pensare a un nuovo patto con la Terra. Non possiamo continuare così: abbiamo costruito dappertutto e continuiamo a farlo. Basta, fermiamoci e ripensiamo se tutto questo è utile o risponda, piuttosto, ad altri interessi che nulla c’entrano con il benessere della persona umana».

Quali sono le grandi opere che non condivide? «Il nuovo ospedale di Padova. Non perché non sia importante, ma perché se n’è cominciato a parlarne dall’involucro. E invece io dico che bisogna partire dalle persone, non dal contenitore: altrimenti siamo assimilati semplicemente a un budget»

E poi? «La Superstrada Pedemontana Veneta: è una voragine, andate a vederla. Serve davvero? E poi Veneto City, la Valsugana, la Meolo-Jesolo, la Valdastico Nord e la Valdastico Sud, la Nogara Mare, la Romea commerciale. Sono tutte necessarie queste strade?»

Questi progetti sono realizzati con il sistema del project: cosa ne pensa? «Il project financing è infernale. Molti ospedali e molte strade sono fatte con questo strumento finanziario, che in realtà è un bel trucco: è vero che le opere son fatte adesso, ma saranno pagate in 40 anni. A me sembra ingiusto caricare i bambini di oggi di un enorme debito che non è a servizio della comunità».

Il governatore Luca Zaia plaude alla sua iniziativa. Che ne pensa? «Il presidente della Regione ha fatto un’affermazione di adesione allo stop del consumo del suolo. Ma tutti i progetti continuano a camminare: io prego il governatore di fermare almeno quelli che non sono ancora partiti e dare un tempo per ridiscutere la loro utilità e la loro necessità».

Quanto peso ha perso finora? «Sei chili. Mi hanno detto di bere molta acqua, almeno tre litri al giorno e di non affaticarmi. Sono sotto controllo medico».

Come si esce da questa crisi? «Tutti continuano a dire che questa crisi si risolverà con la crescita e con l’abbattimento del debito. Ma la crisi è entropica, sta dentro al sistema stesso, è il pianeta che non ce la fa più. Questo modello di sviluppo ha fallito, bisogna urgentemente ripensarne un altro.

L’ultima assemblea Onu ha detto che dei 24 elementi necessari alla vita, quindici sono in grave sofferenza. Vorrà pur dire qualcosa?» Che fare, dunque? «Quello che manca non è tanto la politica, ma la coscienza pubblica. Siamo abituati a tutto: gli scandali vengono assorbiti con tale facilità che il giorno dopo ce li dimentichiamo. Ecco, io con questa iniziativa voglio risvegliare l’opinione pubblica, solo così possiamo cambiare le cose».

Daniele Ferrazza

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In questi giorni lo confortano, oltre ai numerosi messaggi di solidarietà, la lettura dell’Antico Testamento e di alcuni passi del libro del profeta Osea. Don Albino Bizzotto, classe 1939, nativo di Cassola, è stato ordinato sacerdote nel 1963. I viaggi nell’America Latina, a cavallo degli Anni Settanta, ne plasmano il percorso spirituale e pastorale. Mai amato dalle gerarchie ecclesiastiche, è un punto di riferimento del pacifismo italiano. Nel 1985 fonda l’associazione «Beati i costruttori di Pace», organizzazione che si batte per il disarmo. Nella piccola sede padovana, in zona Stanga, don Albino accoglie quotidianamente decine e decine di emarginati e bisognosi fornendogli generi di prima necessità. Nel 1992 promuove una marcia nonviolenta nella Sarajevo assediata, coinvolgendo cinquecento giovani a cui si uniscono don Tonino Bello e Mons. Luigi Bettazzi. Ad Albino Bizzotto si deve la rottura dell’assedio per la cooperazione internazionale, facendo della sua associazione canale per aiuti da tutto il mondo. Ogni domenica mattina conduce la rassegna stampa di Radio Cooperativa, storica emittente padovana del pacifismo. Non è il primo sciopero della fame che vede per protagonista don Albino: nel 1994 il «record» di diciotto giorni prima di toccare cibo per segnalare l’urgenza del disarmo. Nel 2007 celebrò, in municipio a Padova, il matrimonio civile di due amici invitando la Chiesa a mettere da parte «l’accanimento giuridico» e «ritrovare il Vangelo». Nel 2009 sottoscrisse un appello «per la libertà sul fine-vita» in contrasto con la posizione ufficiale della Chiesa.

 

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