Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

INCHIESTA MOSE – La difesa di un accusato di turbativa d’asta. Un imprenditore: fu l’avvocato a consigliare l’accordo sugli appalti

SCONOSCIUTO – L’indagato non fa il nome, inquirenti a caccia del professionista

Non avrebbero fatto tutto da soli gli imprenditori di Chioggia che, nella primavera del 2011, si accordarono per potersi aggiudicarsi, senza problemi di concorrenza, i lavori di scavo dei canali portuali. A suggerire la modalità di azione sarebbe stato un avvocato. Lo ha spiegato al pm Paola Tonini il capofila dell’associazione temporanea di imprese (Ati), Roberto Boscolo Anzoletti, amministratore della Lavori marittimi e dragaggi (Lmd) di Chioggia, finito agli arresti domiciliari a luglio, assieme ad altre sei persone (tra cui l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati), con l’accusa di turbativa d’asta. In una memoria scritta depositata il giorno dell’interrogatorio, Boscolo Anzoletti, ha raccontato che «per decidere come partecipare ad un’offerta unitaria alle gare, senza creare turbative d’asta» fu contattato un legale (di cui non fa nome e che Procura cercherà di individuare ndr) il quale consigliò di «concludere gli accordi parasociali (…) Dico questo per sottolineare la mia buona fede», ha aggiunto l’imprenditore.
In dodici pagine Boscolo Anzoletti ricostruisce passaggio per passaggio come si arrivò all’accordo per pilotare l’appalto. «Tale gara per noi piccole imprese si presentava come una opportunità di lavoro importantissima che ci avrebbe consentito di tirare un po’ avanti e di superare questo periodo di crisi», ha dichiarato al pm Tonini, spiegando che il prezzo di base d’asta era particolarmente basso e che le piccole imprese avevano i mezzi per effettuare i lavori direttamente, mentre le grandi ditte (Mantovani, San Martino e Coedmar) sarebbero state poi costrette a subappaltare ad altri.
EVITARE LA GUERRA – Il primo incontro «per provare a non farci la guerra», si svolse nell’aprile del 2011 nella sede della Coedmar, su invito della stessa, ha spiegato Boscolo Anzoletti elencando tutti i presenti. A questo incontro ne seguì una seconda, sempre nella sede della Coedmar «nella quale non si raggiunse un accordo sul criterio di suddivisione delle quote». Accordo che invece arrivò a conclusione del terzo incontro, svoltosi nella sede della cooperativa San Martino: un risultato che Boscolo Anzoletti definisce «decisivo» in quanto «rappresenta per la prima volta l’unione di tutte le imprese “marittime” di Chioggia per partecipare unite alla gara».
A questo punto l’unico timore riguardava la possibilità che la Mantovani potesse «scompaginare gli accordi così faticosamente raggiunti», anche alla luce dei cattivi rapporti che vi erano tra Coedmar, San Martino e l’azienda di Piergiorgio Baita.
«COME UN PADRE» – Per questo motivo Boscolo Anzoleti fu incaricato di contattare Mazzacurati, che l’imprenditore chioggiotto conosce da quando nel 2009 il cugino Alfredo, sul letto di morte, gli disse che il presidente del Consorzio Venezia Nuova era «come un padre» e si sarebbe potuto rivolgere a lui per qualsiasi problema relativo all’attività lavorativa in laguna. «Non ho chiesto all’ing. Mazzacurati l’astensione delle grandi iprese dalle gare, ma di “intercedere” con il sig. Baita affinché fosse raggiunto un equilibrio per non interferire nei lavori di scavo», ha precisato.
«TUTTO A POSTO» – Boscolo Anzoletti ha poi riferito al pm di essere stato contattato il giorno seguente dal segretario di Mazzacurati, Federico Sutto, il quale gli avrebbe detto «É tutto a posto». (Anche Sutto è finito ai domiciliari e, ieri mattina, il Tribunale del Riesame ha rigettato il suo ricorso, confermando la misura cautelare). Lo stesso Baita, incrociato causalmente qualche giorno più tardi, lo avrebbe rassicurato: «Roberto, va bene. Ma la condizione è che tutti quanti i grossi rimangano fuori». A questo punto seguì un’ulteriore riunione tra le piccole imprese, nel corso della quale «tutti i partecipanti furono messi al corrente della situazione e degli accordi presi», ha spiegato l’amministratore di Lmd.
Boscolo Anzoletti ha chiuso la sua memoria assicurando che il prezzo di aggiudicazione dell’appalto è «assolutamente compatibile con il valore di mercato e i prezzi pagati dall’Autorità portuale di Venezia per le gare precedenti». E che, di conseguenza, nessun danno è stato provocato all’ente pubblico. Lettura non condivisa dalla Procura, che sta proseguendo le indagini anche su altri filoni.

Gianluca Amadori

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui