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FAVARO – I comitati locali appoggiano la battaglia del sacerdote contro le opere dannose per l’ambiente

Anche il comitato allagati di Favaro a fianco di Don Albino Bizzotto. Ieri Fabrizio Zabeo, presidente del gruppo favarese che si batte per la salvaguardia del territorio dal rischio idraulico, assieme all’ingegnere Alessandro Pattaro di «Ideasostenibile» e di Michele Boato, storico ambientalista, ha fatto visita a Don Albino Bizzotto, animatore dei Beati i Costruttori di Pace, che da dodici giorni digiuna contro la realizzazione delle Grandi Opere in Veneto.

«Progetti ciclopici, finanziariamente onerosi e spesso realizzati a pregiudizio dell’ambiente – ha affermato Zabeo, che oggi e domani digiunerà per solidarietà con Don Albino. Uno scempio ambientale che può declinarsi come consumo di suolo, perdita di biodiversità, antropizzazione del territorio, aumento delle criticità ambientali, frammentazione della rete ecologica, sperpero di denaro pubblico».

«La protesta di Don Albino – ha aggiunto Pattaro – offre dignità e legittimità alle rivendicazioni spontanee dai cittadini del nostro territorio, critica un modello di sviluppo non sostenibile, rende consapevoli di uno stile di vita dal tenore sempre più elevato e dall’impronta ecologica non commisurata alla biocapacità ambientale».

Il comitato allagati di Favaro, come molte persone e associazioni, condivide la protesta di Don Albino perché ritiene ingiustificata, e soprattutto dannosa, la continua cementificazione del territorio, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dal pericolo rappresentato dalle frequenti inondazioni che si verificano ogni qualvolta piove con un pò più di insistenza.

«Da qualche anno – ha proseguito Zabeo – ovvero da quando la nostra protesta ha varcato la soglia di molte istituzioni, bisogna dire che qualcosa in più è stato fatto per quanto riguarda la tutela del territorio. Ma ciò non basta – ha proseguito – perché da qui alla totale messa in sicurezza delle realtà in cui viviamo la strada è ancora molto lunga e se non si comincia ad operare con la dovuta attenzione le criticità ambientali andranno aumentando, anziché diminuire».

A sposare la protesta di Don Bizzotto contro l’inutilità di certe opere, sempre per restare nell’ambito favarese, vi è anche il comitato «By pass di Campalto», da tempo impegnato a contrastare la realizzazione da parte di Anas di quei due chilometri di bretella che secondo i progettisti dovrebbe sgravare il centro di Campalto dal traffico di attraversamento, ma che gli abitanti giudicano inutile.

«In zona urbana – dicono i residenti – – non è sostenibile la costruzione di una strada statale che mantiene tutte le caratteristiche di una tangenziale a scorrimento veloce. Nelle aree residenziali urbane, come quella di Campalto, appunto, si devono costruire, se necessario, solo strade comunali di quartiere che legano il tessuto urbano senza dividere il territorio».

 

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