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Il presidente Moretto dopo l’ok al concordato preventivo

«Waterfront, innovazione e apertura ai privati per ripartire»

MESTRE – All’interno del Parco Vega di Marghera, controllato da una società consortile con una maggioranza di soci pubblici (Comune e Regione), Vega Scarl ha un piano per azzerare il passivo di bilancio e riorganizzare l’attività. Lo assicura il presidente del consiglio di amministrazione di Vega Scarl, Daniele Moretto, all’indomani del via libera del Tribunale al “concordato preventivo” per pagare i creditori, risanare il bilancio in rosso prima che sia troppo tardi, migliorare la gestione immobiliare e rilanciare le attività di ricerca e innovazione del Parco tecnologico e scientifico.

Presidente, come si è arrivati ad una situazione così difficile da chiedere il concordato? «La crisi che ha colpito Vega Scarl ha origini lontane. Quando la società fu costituita, circa vent’anni fa, l’obiettivo dei soci fondatori era di riqualificare una grande area industriale alle porte di Venezia, attraverso la promozione di attività innovative e, in particolare, la promozione della ricerca, che avrebbe dovuto rappresentare un fiore all’occhiello per la città e per l’intera regione. Ma la ricerca non si sostiene da sola, i mezzi finanziari avrebbero dovuto provenire quindi dalla messa a reddito degli immobili costruiti da Scarl, fornendo agli insediati non solo la locazione degli spazi ma anche servizi come energia elettrica, gas, acqua, pulizie, manutenzioni, w-fi e banda larga».

Qualcosa non ha funzionato? «I servizi forniti non sono prodotti in proprio, ma acquistati da terzi. Questo tipo di gestione si è dimostrato inefficiente; nel tempo la differenza fra servizi addebitati ai clienti e servizi acquistati si è allargata per vari motivi, fra i quali la manutenzione degli enormi spazi comuni, il verde e la viabilità interna, per cui la redditività non è stata sufficiente, come previsto».

Però nel 2007 avete venduto? «La gestione passiva consumava risorse, il riequilibrio finanziario fu ottenuto grazie agli introiti delle cessioni immobiliari. La situazione di pesante crisi che si presentò alla chiusura del bilancio 2006, fu superata nel 2007 con la cessione a Condotte di parte dell’area Vega 2, con l’incasso di una cospicua somma e il realizzo di una rilevante plusvalenza. Ma i successivi tentativi di vendere immobili si sono scontrati con la crisi e la gestione ha continuato ad accumulare debiti verso le banche che non hanno voluto trasformare i loro impieghi con investimenti nel nostro patrimonio immobiliare».

Come ne uscirete? «I principali soci pubblici, hanno deliberato l’aumento del capitale sociale da 8 a 12 milioni di euro, ma non essendo in grado di sottoscrivere la loro quota per i vincoli di bilancio, hanno aperto la società ai privati. Inoltre, è stato ottenuto dal Tribunale un concordato in bianco. Ora abbiamo 120 giorni di tempo per formulare un piano per promuovere l’economicità della gestione immobiliare e valorizzare le aree sul waterfront, un primo passo in questa direzione potrebbe essere l’Expo 2015».

E le attività di ricerca scientifica e tecnologia che fine fanno? «Pensiamo di staccare da Vega Scarl le attività di ricerca, facendo però in modo che continuino con una nuova e più adeguata struttura. Restiamo convinti che solo con l’innovazione e la ricerca si può ridare ossigeno a un apparato industriale in grave crisi».

Gianni Favarato

l’infrastruttura del parco

Previsto lo sviluppo di altri tre lotti

Il Parco Tecnologico e Scientifico Vega 1 di Porto Marghera si estende su un’area di 10 ettari con 70 mila mq di immobili dei quali 10 mila del consorzio Scarl capitanato da Comune di Venezia, Regione ed Eni e i restanti 40 mila venduti a privati dal gruppo Guaraldo. Vega Scarl gestise 4 grandi edifici sul waterfront lagunare – con uffici e laboratori, parcheggi, fibre ottiche, banda larga e incubatore di imprese – che ospitano 120 imprese ed enti che quasi 2 mila occupati. È previsto lo sviluppo di nuovi lotti: il Vega 2, 3 e il 4 per un totale di 25 ettari, le cui aree sono già state acquistate da privati: Condotte Immobiliare, Docks Venezia e Immobiliare Complessi.

 

Il manager padovano ad di Alitalia: «È impensabile che Nordest non ne abbia»

Del Torchio: politecnici, non finanza

CORTINA «Meno finanza e più Politecnici per far ripartire il sistema Paese e creare nuovi posti di lavoro». La ricetta l’ha fornita l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio (subito rimbrottato a distanza dal governatore Luca Zaia, come riferiamo in altra pagina del giornale, ndr), nel corso del dibatto su «Impresa Italia: più spazio al talento» svoltosi a Cortina nell’ambito del «BelPaese che cambia».

Dopo aver ricordato l’importanza di un sempre maggiore «movimento di cervelli», che fa della mobilità un valore, Del Torchio ha messo l’accento su una carenza del sistema formativo italiano: «Periti e tecnici» ha ricordato «hanno fatto nascere l’industria manifatturiera italiana e la nostra fortuna economica. È dagli ingegneri che bisogna ripartire per rilanciare questo Paese. L’Italia ha bisogno di ingegneri altamente preparati, formati in Politecnici di eccellenza. È evidente che il nostro Paese non può continuare a sprecare investimenti in lauree senza sbocchi lavorativi». Ancora più netto il segnale che Del Torchio ha voluto dare al Veneto, un tempo locomotiva dell’economia. «È impensabile» ha affermato «che nel nordest italiano, che in fatto di meccanica ha inventato molto, non ci sia un politecnico, una struttura universitaria ad alta specializzazione al servizio del territorio».

All’incontro è intervenuto anche Andrea Tomat, imprenditore e presidente di Cà Foscari Alumni. «Al di là delle buone intenzioni, l’estenuante trattativa sulla nuova normativa del lavoro» ha sostenuto «ha bloccato le assunzioni per un anno. Nelle grandi aziende italiane ci sono impegno e risorse per assicurarsi i nuovi talenti: ma l’Italia è fatta di imprese piccole e medie che non hanno gli stessi mezzi, e che in questo momento stanno lottando per il loro futuro. Ai lavoratori, e ai nuovi assunti chiediamo uno sforzo per condividere questa lotta, dalla quale siamo in grado di uscire vincenti proprio perché siamo più dinamici».

A chiusura, il presidente di «BelPaese che cambia», Francesco Ciani Bassetti, ha tracciato un primo bilancio: «Nelle tre serate dedicate al tema “Giovani, merito, innovazione”» ha detto «abbiamo richiamato a Cortina imprenditori tecnici ed esperti di grande prestigio, un gruppo di giovani con esperienze internazionali, con oltre 600 presenze complessive in sala. Abbiamo avuto un grande aiuto dalle realtà locali, dalla stampa e dalle aziende che ci hanno supportato».

 

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