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“Le mani sulla città” conserva una forza attualissima, perché da allora, era il ’63 «malavita e speculazione si sono consolidate». Ma c’è ancora chi denuncia

Era il 1963 e la Mostra del cinema aveva un nuovo direttore, Luigi Chiarini: le sue mostre furono una svolta, a partire dal leone d’oro, “Le mani sulla città” di Francesco Rosi. Un film che riportò un successo, ma anche grandi polemiche, a cominciare dai tentativi venuti a galla recentemente dell’allora ministro dell’Interno Mariano Rumor di censurarlo. Una sorpresa anche per il regista: «Sono venuto a saperlo solo adesso!» sorride Rosi, 91 anni di determinazione, venuto a Venezia per assistere alla proiezione del suo capolavoro restaurato.

Oggi lo farebbe un film così? «Il potere è sempre lo stesso. Allora portai sullo schermo una realtà che conoscevo bene. Il problema allora era la speculazione edilizia che lì più di ogni altro luogo era evidente. Io ricercavo la verità e volevo che venisse diffusa. Il mio film riuscì perché fu un vero documentario di un’epoca».

Il film, restaurato da Emiliano Morreale per la Cineteca Nazionale, ha ancora una forza e un’attualità incredibili. Come lo spiega? Non è cambiato nulla da allora? «È cambiato moltissimo, in realtà, soprattutto nella diffusione della corruzione, che oggi ha raggiunto livelli impensabili. Da allora malavita e speculazione si sono consolidate e sono diventate più agguerrite, facendo dilagare quei legami tra politica e malaffare che denunciavo nel ’63».

Una delle cose più riuscite del film è la descrizione del consiglio comunale, dove è evidente l’intreccio tra Achille Lauro, i monarchici e gli altri notabili democristiani (evocati da Nottola, il ruolo di Rod Steiger, e De Angeli, Salvo Randone), ma anche dell’opposizione, con il vero consigliere del Pci Carlo Fermariello. Ce ne sono di Fermariello, oggi? «Certo: bisogna informarsi, leggere, studiare. L’opposizione c’è ancora, ma non basta».

Esiste ancora il cinema dell’impegno civile? «Il mio cinema nasceva dal neorealismo: c’era la cultura della realtà. Oggi è molto cambiato, ma ci sono molti registi che ancora la portano sullo schermo, da Marco Tullio Giordana a Matteo Garrone».

Michele Gottardi

 

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