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Nuova Venezia – “Salvare il paesaggio dalle devastazioni”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

ago

2013

L’architetto Luisa Calimani critica la legge Realacci: «Ci vuole una riconversione ecologica delle città»

i vincoli per i pati e i pat Vanno previste aree destinate a servizio pubblico, meglio un parco di un nuovo condominio

Risanare i siti degradati e inquinati

PADOVA – Salvare il paesaggio italiano da un’ulteriore devastazione urbanistica e contribuire alla ripresa economica dell’Italia utilizzando in modo intelligente le grandi risorse del nostro Paese. Luisa Calimani, architetto, ex deputata Ds ora approdata in Sel, è al Senato a colloquio con Laura Puppato (Pd) per discutere della proposta di legge sul consumo di suolo.

Dal 1956 al 2000 la superficie impermeabilizzata è aumentata del 500% e ogni giorno vengono consumati 100 ettari di territorio inedificato e per porre fine allo scempio il parlamento sta affrontando la questione, sulla base della proposta di legge presentata il 15 marzo 2013 da Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera.

Onorevole Calimani, cosa ne pensa della proposta Realacci? «Non mi convince, tant’è vero che pure io l’ho battezzata legge Lupacci, perché recepisce gran parte delle proposte presentate nel 2008 da Maurizio Lupi, attuale ministro delle Infrastrutture. Per salvare l’Italia dalla cementificazione bisogna pensare ad un nuovo modello di città, che metta fine al consumo di suolo e alla sua impermeabilizzazione. Ma in Parlamento si sono registrate strane convergenze fra ambientalisti, neoliberisti, speculatori e costruttori all’insegna dello slogan: stop al consumo di suolo agricolo extraurbano e incontrollata invasione di quello urbano. Tutte le proposte presentate sono sconcertanti perché a fronte del giusto limite posto all’urbanizzazione delle aree agricole, propongono di trasferire le cubature nel territorio urbano. Vi è una totale indifferenza per il destino delle città. “Densificare” le aree urbane, saturare tutti gli spazi liberi interstiziali, significa considerare le città l’immondezzaio del rifiuto cemento espulso dalle aree agricole.

Quale direzione bisogna imboccare? «Quella di una riconversione ecologica della città contenuta nel titolo della proposta di legge, che presuppone un modo nuovo di prefigurare le aree urbane, rovesciando le gerarchie di valori finora ad esse attribuite. E’ un approccio culturale rivoluzionario. La perequazione può essere uno strumento che aiuta le amministrazioni gravate da pesanti problemi finanziari, ma deve essere usata diversamente da come s’è fatto finora».

Ovvero? «Pati e Pat debbono prevedere accanto alla trasformazione urbanistico-edilizia, anche la cessione gratuita al Comune delle aree destinate da anni dai Piani regolatori a servizi pubblici, in modo da assicurare l’attuazione del Piano sia per la parte privata che per la parte pubblica, compresi gli spazi verdi nelle aree centrali che sono le più appetibili per gli interventi speculativi, le aree demaniali e quelle delle attività produttive dismesse. Il termine riqualificazione è impropriamente usato come sinonimo di costruzione. Ma un campo abbandonato è meglio di un nuovo condominio, meglio ancora se diventerà un parco. Un ettaro con 150 alberi assorbe 30 tonnellate di anidride carbonica l’anno e ne produce 5 di ossigeno, evapora 33 tonnellate di acqua e d’estate l’aria di un prato alberato è anche di 15 gradi inferiore rispetto a una superficie asfaltata».

Allora lei propone il blocco dell’edilizia già in crisi? «No, ma la sua riconversione auspicata verso opere necessarie e urgenti: la manutenzione del territorio, il risanamento di siti inquinati, la prevenzione di frane e dissesti idrogeologici, la realizzazione di reti fognarie e sostituzione di quelle idriche che disperdono il 40% di acqua potabile, la manutenzione e messa in sicurezza degli edifici pubblici a partire da quelli scolastici, risparmio energetico e uso di fonti alternative in singoli edifici pubblici e privati. Sarebbe l’avvio di una riconversione ecologica del territorio e delle città».

(al.sal.)

 

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