Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Mose, i comitati adesso chiedono i danni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

ago

2013

GRANDI OPERE »NUOVO ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI E ALLA UE

Ambiente Venezia: «Sequestrare i beni a chi ha approvato il progetto».

I Cinquestelle: «Via alla commissione d’ inchiesta»

Sequestro dei beni di chi ha approvato il Mose. Per pagare eventuali danni derivanti dalla realizzazione di un progetto «costoso e inefficiente». E una commissione parlamentare d’inchiesta su come sono stati spesi negli ultimi anni quasi sei miliardi di euro per la grande opera.

I comitati anti Mose alzano il tiro. E ieri hanno annunciato la presentazione di un nuovo esposto alla Corte dei Conti e all’Unione europea.

Chiedono sia accertato il «danno erariale» derivante dall’approvazione di un progetto ora nel mirino della magistratura, le cui certezze sono state messe in dubbio da uno studio della società «Principia», commissionato dal Comune nel 2006 e rimasto senza risposte.

Iniziativa clamorosa, che non resterà senza conseguenze. Perché con un esposto dettagliato inviato alla magistratura contabile di Roma e alla Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto i comitati Ambiente Venezia, Assemblea permanente NoMose e Medicina democratica chiedono che siano identificati «tutti coloro che hanno dato il via libera al progetto, nonostante i pareri tecnici contrari».

La data decisiva è il novembre del 2006, quando si tennero le due riunioni tecniche alla Presidenza del Consiglio (allora Prodi) e al ministero dei Lavori pubblici di Di Pietro. I dirigenti dello Stato erano Carlo Malinconico e Angelo Balducci, entrambi poi finiti sotto inchiesta.

Roma, ma anche il Comitato tecnico di Magistratura, esperti del Magistrato alle Acque che avevano approvato le proposte progettuali del Consorzio Venezia Nuova.

«Il rapporto della società Principia, società di consulenza tra le più qualificate al mondo», hanno spiegato Luciano Mazzolin e Armando Danella, «aveva dimostrato che le paratoie del Mose presentano fenomeni di risonanza, e sono dunque dinamicamente instabili».

In sostanza, potrebbero non funzionare correttamente quando il mare è agitato, consentendo all’acqua di infilarsi tra una paratoia e l’altra. I documenti del Comitato di magistratura, accusano i comitati, non portano prove o risultati di calcolo che possano smentire quegli studi. E i lavori sono continuati.

Ecco allora il nuovo esposto. Inviato al magistrato della Corte Antonio Mezzera – lo stesso che aveva firmato una dura relazione sui «buchi neri» della salvaguardia qualche anno fa, rimasta lettera morta – e al Procuratore regionale della Corte Carmine Scarano, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda qualche mese fa, dopo gli arresti eccellenti di Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati.

Ma anche al presidente della commissione Petizioni del Parlamento europeo, a cui è stato chiesto di riaprire l’istruttoria e considerare la vicenda Mose alla luce anche degli ultimi eventi.

Pubblico numeroso ieri al secondo piano di Ca’ Loredan. Nutrita delegazione di parlamentari Cinquestelle, con il deputato veneziano Marco Da Villa e il senatore Giovanni Endrizzi, il parlamentare europeo di Sel Andrea Zanoni, i consiglieri comunali Nicola Funari (Misto) Beppe Caccia (In Comune), Pierluigi Placella (Cinquestelle), l’assessore di Mira Luciano Claut. «Siamo pronti a dare il nostro appoggio per avviare al più presto una commissione parlamentare di inchiesta sul Mose», ha detto Da Villa. Ricordando come sia ancora attuale il film di Rosi «Le mani sulla città». Caccia ha stigmatizzato il mancato avvio dei lavori della commissione di inchiesta comunale e chiesto di far luce sulla nuova dirigenza del Consorzio.

Alberto Vitucci

 

L’ex presidente del Magistrato alle Acque perquisito nell’ambito dell’indagine sul Consorzio Venezia Nuova

Cuccioletta ricorre al Tribunale del riesame

C’è anche l’ex presidente del Magistrato alle acque, il romano Patrizio Cuccioletta, tra coloro che, nel luglio scorso, sono stati perquisiti dalla Guardia di finanza nell’inchiesta del pubblico ministero Paola Tonini che ha fatto scattare le manette ai polsi di Giovanni Mazzacurati e degli altri indagati per turbativa d’asta e frode fiscale.

Il 12 luglio, i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria hanno bussato anche all’abitazione di Cuccioletta a Roma, dove sono stati accolti dall’alto funzionario e dalla moglie: a Venezia si sono portati numerosi documenti che ora Cuccioletta rivuole indietro. Il suo legale, l’avvocato romano Ciro Pellegrino, infatti, ha presentato ricorso al Tribunale del riesame che ha fissato l’udienza per il 20 settembre prossimo.

Il Magistrato alle acque è l’organo tecnico del ministero delle Infrastrutture che in questi anni avrebbe dovuto controllare i lavori compiuti dal Consorzio Venezia nuova alle bocche di porto. Sono molti coloro che hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame per riavere i documenti sequestrati, ci sono indagati come rispettivamente il dirigente e il geometra del Consorzio Giorgio Mainoldi e Antonio Furlan, gli imprenditori Roberta Biotto di Camponogara e Giovanni Jovine di Napoli, il geometra padovano Sergio Nave, l’imprenditore veneziano Nicola Falconi, ma ci sono anche persone perquisite e non finite nel registro degli indagati come Cuccioletta e l’ex dipendente del Consorzio Luciano Neri.

A Parte l’ex presidente del Magistrato alle acque, per tutti gli altri l’udienza davanti al Tribunale del riesame è fissata per il 17 settembre. I giudici, intanto, hanno depositato le motivazioni con le quali la scorsa settimana hanno respinto il ricorso del difensore di Federico Sutto, il braccio destro di Mazzacurati che aveva chiesto la scarcerazione (è agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso in turbativa d’asta).

Per i magistrati veneziani deve rimanere agli arresti nella sua abitazione considerato che «a fronte dell’allarmante gravità del fatti contestati e del ruolo certamente essenziale anche se esecutivo rivestito dall’indagato (in ragione della concreta natura delle condotte dallo stesso poste in essere nell’alterazione del gioco della libera concorrenza per effetto del collaudato rapporto collaborativo con l’allora vertice consortile) non emergono elementi tali da legittimare la conclusione di un significativo affievolimento delle esigenze cautelari, in particolare è tuttora concreto il pericolo che l’indagato possa attivarsi, anche mettendo a frutto l’ampia rete di collegamenti acquisiti, per reiterare condotte analoghe a quelle oggetto d’indagine».

Giorgio Cecchetti

link articolo

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui