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Gazzettino – Venezia “Numero chiuso per le grandi navi”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

1

set

2013

VENEZIA – La proposta verrà portata al Comitatone. E intanto il Comitato del No si allea con Key West

PIÙ 7% IN SEI MESI   «Da gennaio i transiti in bacino sono cresciuti del 7%» afferma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che al Comitatone di ottobre proporrà il numero chiuso per le grandi navi: «Sarebbe una assurdità se discutessimo su cosa succederà tra cinque anni e non su ciò che accadrà tra cinque mesi».

ALLEANZA – Intanto il Comitato veneziano “No grandi navi-laguna bene comune” ha siglato ieri il gemellaggio con il “Comitato per un turismo responsabile” di Key West in Florida, negli Usa, dove il prossimo 1 ottobre si svolgerà un referendum sul transito dei “giganti” delle crociere.

 

Il ministro Orlando intende così ridurre l’ingresso delle crociere: «Fenomeno in crescita, intervenire subito»

«Grandi navi, numero chiuso»

«Tutte le imbarcazioni sono un problema in laguna: i transiti turistici in sei mesi sono aumentati del 7%»

È più che altro uno concreto che nei primi giorni di governo Letta si è messo un paio di scarpe resistenti e ha visitato tutti i comuni con i siti più a rischio perché è anche da quelli che il Paese può rinascere.

Noi abbiamo Porto Marghera devastata da industrie inquinanti e da una crisi di trent’anni, e a fianco Venezia con il bacino di San Marco attraversato dalle grandi navi. Sono un problema?
«Un margine di rischio resta sempre e non possiamo permetterci nemmeno quel margine. Perciò dobbiamo intervenire subito, per ridurlo il più possibile in attesa di eliminarlo. Il problema non è solo il passaggio delle navi in bacino ma in generale la presenza delle navi in laguna. Se troviamo i soldi, un passo avanti con il porto offshore lo avremo fatto per quelle petrolifere, possiamo migliorare ancora la situazione dei traghetti, adesso dobbiamo intervenire sulle navi da crociera».

Il sindaco Giorgio Orsoni sostiene che l’emergenza si può affrontare spostandole a Marghera.
«Non voglio entrare nel merito delle soluzioni. Chiedo e cercherò una condivisione con tutti i soggetti per accelerare i tempi. D’altro canto le scelte sullo sviluppo della città spettano alla città, non lo dico io lo dice la legge che prevede che i piani portuali siano soggetti a intese con il Comune e che i piani urbanistici siano sovraordinati a quelli portuali».

Il decreto dei suoi predecessori Clini e Passera impone che le grandi navi non passino più davanti a San Marco. È del primo marzo 2012. Cos’è successo da allora per imporre un’accelerazione?
«Appunto, cos’è successo? Il “decreto rotte” – che riguarda tutte le aree protette, vulnerabili o di rilevante pregio paesaggistico d’Italia – è stato un primo passo molto importante ma non ha fissato date. Nel frattempo in questi ultimi sei mesi le nostre rilevazioni ci dicono che il numero dei transiti in bacino San Marco è cresciuto del 7%. Mentre si discute, insomma, il fenomeno che si vuole eliminare sta invece crescendo, e continuerà a crescere a parte il periodo novembre aprile quando le navi non potranno entrare per i lavori del Mose».

E il margine di rischio aumenta.
«È così, e mentre trascorrerà il tempo necessario per realizzare la soluzione alternativa (non dimentichiamo che, oltre ai tempi tecnici, per qualsiasi progetto ci sono quelli per studi, approfondimenti, autorizzazioni) la cosa potrebbe diventare ingovernabile».

Troverà non pochi nemici a Venezia, anche perché la crescita del numero di transiti che lei denuncia è considerata un successo dell’attività crocieristica veneziana che nel 2012 ha registrato un milione e 800 mila passeggeri, con un indotto di 283 milioni di euro l’anno e 4.255 posti di lavoro diretti.
«Non do indicazioni unilaterali ma il fenomeno sta crescendo troppo. È chiaro che bisognerà contemperare le varie esigenze, tecniche, economiche, ambientali, e che Autorità portuale, Vtp, Capitaneria, Magistrato alle acque, istituzioni… dovranno esprimersi ma poi si dovrà decidere e trovare un metodo per agire».

Obiettivo finale?
«Fermare l’incremento dei transiti in bacino e diminuirne il più possibile il numero attuale. Sarebbe una assurdità se ad ottobre discutessimo su cosa succederà tra cinque anni e non su ciò che accadrà tra cinque mesi».

Elisio Trevisan

 

L’ORA DELLE SCELTE – Entro ottobre la decisione definitiva

Entro il 15 settembre Magistrato alle acque e Capitaneria di porto dovranno aver valutati i sei progetti in campo per evitare il passaggio in bacino San Marco di navi lunghe oltre 300 metri. Entro fine ottobre, poi, sarà convocato il Comitatone che prenderà la decisione definitiva. Dall’incontro del 25 luglio scorso a Roma, pare che siano due le proposte più forti uscite: quella dell’Autorità portuale, che prevede l’entrata dalla bocca di porto di Malamocco, arrivando nell’attuale stazione marittima attraverso un nuovo canale Sant’Angelo-Contorta (lungo 4.800 metri e largo 120 con profondità a 10 metri e mezzo, costo 170 milioni). L’altra del neoparlamentare di Scelta Civica, Enrico Zanetti: scavare un canale dietro le isole di San Giorgio e della Giudecca (2 km, largo 150 metri, 11 milioni). Poi il progetto dell’ex ministro Cesare De Piccoli per un nuovo porto alle bocche di porto del Lido, la proposta del sindaco Orsoni per una Marittima a Porto Marghera, un porto a Malamocco al posto del cantiere del Mose quando saranno finiti i lavori, o l’arrivo a Venezia passando per Malamocco, il canale dei Petroli fino a Marghera e il canale Vittorio Emanuele.

 

Venezia alleata a Key West per contrastare le grandi navi

L’ALLEANZA – Venezia e l’isola statunitense si uniscono nella battaglia ai colossi del mare

Dalla Florida: grandi navi via da Venezia

Da Key West contro le grandi navi

Gianni Novara, già firma del Gazzettino, guida gli ecologisti in Florida

ARCIPELAGO – Anche le Florida Keys di cui Key West è l’isola più occidentale sono minacciate dal transito di grandi navi.

Venezia alleata con Key West nella battaglia contro le grandi navi. Il Comitato veneziano “No grandi navi-laguna bene comune” ha siglato ieri il gemellaggio con il “Comitato per un turismo responsabile” costituito nella nota località turistica della Florida, negli Usa, dove il prossimo 1 ottobre si svolgerà un referendum per evitare gli scempi ambientali che i “giganti” delle crociere rischiano di provocare, con tanto di sbancamento di una della barriera corallina.

A sancire l’allenza tra le due sponde dell’Atlantico sono stati i rappresentanti dei due comitati: il giornalista Silvio Testa e lo sceneggiatore Jolly Benson. Ma tra i promotori della battaglia ecologista di Kew West figura un altro giornalista, il trevigiano Gianni Novara, da anni trasferitosi a vivere in Florida dopo aver lavorato per anni al Gazzettino.

L’alleanza tra i due comitati ha l’obiettivo di coordinare gli sforzi per «educare il pubblico sull’urgente necessità di limitare il volume delle navi e il numero di passeggeri che sbarcano giornalmente nei porti marittimi storici e per promuovere la buona regolamentazione delle risorse in modo da raggiungere la sostenibilità e di incoraggiare un uso bilanciato dei luoghi e scoraggiare il sovraffollamento che svilisce le tradizionali esperienze vissute dai turisti e dai residenti». Dunque campagne mediatiche e di sensibilizzazione comuni.

Kew West è una piccola isola (circa 6 chilometri per 2) con 25mila residenti e oltre 100mila presenze giornaliere nei periodi di alta stagione, oltre all’assalto “mordi e fuggi” dei turisti che scendono dalle navi da crociera, per un totale di 2 milioni e mezzo di visitatori all’anno. L’intenso sfruttamento turistico sta già provocando problemi di inquinamento e di distruzione dell’ecosistema. Oltre che di vivibilità dell’isola: come a Venezia, insomma.

Il 1 ottobre i residenti dovranno decidere se dare il via libera al progetto per lo scavo di un profondo bacino per ospitare le meganavi e di un canale che, dal nuovo porto, dovrebbe arrivare fino alla barriera corallina.

Il Comitato sta conducendo una battaglia per il “No”, ora sostenuta anche dai veneziani che, a loro volta, avranno un alleato in più, oltreoceano, per cercare di spostare le crociere lontane da San Marco.

Gianluca Amadori

 

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