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Il ricorso di Ca’ Farsetti a Napolitano evidenzia due visioni completamente diverse sul futuro urbanistico della città

Porto e aeroporto non possono avere mano libera nelle scelte strategiche del territorio, spesso in contrasto con i Piani urbanistici comunali. Un ricorso politicamente pesante quello che il Comune ha presentato al Presidente della Repubblica per bloccare il nuovo Ptrc della Regione. Quasi un duello sulla sovranità del territorio veneziano, le cui scelte strategiche non possono essere affidate a concessionari privati.

Polemica frontale, ma soprattutto battaglia sulle grandi scelte che tornano sul piatto. Il nuovo strumento urbanistico approvato dalla giunta Zaia è stato elaborato dall’assessore e vicepresidente Marino Zorzato (Pdl). Rimette in corsa progetti e visioni che l’ultimo Piano strategico comunale (il Pat) aveva accantonato. Come ad esempio la sublagunare (ora prolungata fino a Chioggia!), la cittadella aeroportuale ristretta agli investimenti di Save, la Tav, ferrovia d Alta Velocità di nuovo riproposta con il tracciato in gronda lagunare, bocciato seccamente dai comuni pochi mesi fa.

Due direzioni che si scontrano, dunque. E adesso il Comune ha deciso di fare la voce grossa. Ieri l’avvocato civico Giulio Gidoni ha messo a punto il ricorso che riprende quasi totalmente l’osservazione presentato a poche ore dalla scadenza dal Comune. Si chiedono modifiche pesanti alla proposta urbanistica regionale, soprattutto su grandi opere e progetti strategici.

«Abbiamo chiesto che per le grandi navi si parli di Marittima a Marghera, e non di Fusina», dice l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, «e sull’aeroporto che il nuovo Quadrante preveda anche l’interesse pubblico, non soltanto la cittadella aeroportuale della Save. Bastava che leggessero il Pat».

Un piano, fanno capire gli assessori, che la Regione avrebbe cucito quasi su misura per i progetti di espansione della società di Enrico Marchi (la Save) e per l’Autorità portuale di Paolo Costa.

Ma il Comune non ci sta. «La Regione vorrebbe imporre la propria visione e le proprie scelte su un territorio a un Comune che ne ha fatte altre», dice l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, dando mano in libera in Veneto al consumo di territorio e un devastante impatto ambientale».

Tra i casi più clamorosi la sublagunare. Vecchio pallino della Regione, che il Comune ha accantonato. Adesso rispunta addirittura in due tratte, una da da Tessera al Cavallino, l’altra dall’aeroporto Nicelli a Chioggia.

Infine anche l’Interporto, con una visione «padovanocentrica» che suona stonata parlando di portualità. «La nostra idea», dice Ferrazzi, «è che Marghera deve diventare centrale nella logistica».

Adesso il ricorso, e il Capo dello Stato si dovrà pronunciare. Obiettivo del Comune è quello di ribadire che sul territorio veneziano «le scelte le devono fare prima di tutto i veneziani e i loro rappresentanti».

Alberto Vitucci

 

il piano regionale

Nuove regole imposte dalla variante

Fermare l’impatto fortemente negativo di una variante al Piano territoriale regionale di coordinamento, con valenza paesaggistica, che rischia di bloccare centinaia di progetti e interventi edilizi. Questo l’obiettivo del Comune di Venezia che ha depositato venerdì le osservazioni in Regione e deciso, con un atto di giunta, di cautelarsi con un ricorso al presidente della Repubblica.

Dopo una variante del 2009, di cui non si sa più nulla, nel 2013 il nuovo provvedimento è stato adottato dalla giunta Zaia senza un confronto con i Comuni. Rischiano di essere bloccati i progetti di sviluppo della stazione ferroviaria o progetti di rilancio come la multisala al Candiani. Non c’è solo il vincolo sul palazzo delle Poste: dal Candiani alla stazionetta di servizio di piazza XXVII Ottobre; dal malandato complesso di case popolari del Circus di Chirignago al liceo Franchetti sono vincolati dalla Regione decine di edifici. 42 tra edifici e sistemi in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, altri 36 in centro storico. Tutti edifici o porzioni di quartieri che vengono tutelati perché contengono segni architettonici da tutelare o sono stati progettati da architetti noti. E così si impediscono demolizioni e cambi di destinazioni d’uso.

C’è poi il blocco dato dall’articolo 38 che per gli edifici che si trovano nel raggio di due chilometri da caselli autostradali e fermate Sfmr prevede autorizzazioni concesse dalla Regione, invece che dal Comune, anche per una semplice Dia. In terraferma rimarrebbero esclusi solo Favaro, Campalto e Trivignano». (m.ch.)

 

«Esterrefatti dal vincolo imposto dal Ptrc»

Cibin dell’Immobiliare Favretti: «Siamo ricorsi al Tar per poter riqualificare l’ex palazzo delle Poste»

«Il nostro intervento rientra nell’accordo di programma per l’area della stazione ferroviaria ma temiamo che il vincolo imposto dal Ptrc possa impedirne l’attuazione e così abbiamo fatto ricorso al Tar del Veneto».

Gianni Cibin della Immobiliare Favretti, la società proprietaria dell’ex palazzo delle Poste che sorge accanto alla stazione di Mestre, conferma l’azione legale al Tar per stoppare i vincoli imposti dal Pianoterritoriale regionale di coordinamento con una nuova variante. Una stesura di cui pochi sapevano, firmata da un dirigente regionale prima della pensione. «Non è manco stata concordata coi Comuni», commenta, infastidito, Cibin che si ritrova con un palazzo vincolato perché ritenuto dalla commissione regionale del Ptrc un esempio di architettura brutalista. E che non si può, quindi, nè abbattere nè modificare nelle destinazioni d’uso.

«È stato preso ad esempio un edificio di cemento armato progettato dall’ufficio tecnico delle Poste tanto che non si sa neanche chi sia il nome di chi lo ha pensato. Una scelta che ci ha lasciato esterrefatti. Il progetto di riqualificazione invece è’ una realtà importante che consentirebbe di creare una attività che fa lavorare dalle 70 alle 80 persone, consente la totale sistemazione del piazzale in vista dell’attivazione del servizio del tram», spiega Cibin.

Il progetto di riqualificazione prevede di creare un grande albergo da 220 stanze per un gruppo spagnolo che preme ora di avere la certezza di poter intervenire entro marzo del 2014. L’accordo con il Comune lascerebbe il piano terra all’amministrazione comunale e vedrebbe i privati intervenire per ammodernare tutto il piazzale vicino alla stazione e fino a via Cappuccina. Una intesa “figlia” proprio dell’accordo di programma tra Comune di Venezia e Ferrovie siglato alla fine del suo mandato dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e valutato positivamente dalla Regione, la stessa che oggi frena i progetti della giunta Orsoni per attuarlo.

I vincoli regionali contenuti nella variante del 2013 al Ptrc sono un ostacolo al recupero di una ottantina di edifici in città compreso il rudere della Vempa e il Circus di Chirignago. E così dopo il ricorso al presidente della Repubblica della giunta Orsoni, anche i privati si muovono coi ricorsi al Tar. Il palazzo delle ex Poste fino a fine anno ospiterà le bici del bicipark, in attesa che dopo i ritardi arrivino in porto i lavori della nuova struttura in via Trento. Per tre anni la Favretti ha concesso in comodato d’uso gratuito l’edificio al Comune, quest’anno ha chiesto il rimborso delle spese Imu, che sono ingenti, spiega Cibin. Le osservazioni al Ptrc del Comune, critiche su molti dei vincoli, sono state condivise anche da Ferrovie e Rfi.

Mitia Chiarin

 

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