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grandi navi

I Comitati presentano un esposto alla Commissione europea «Direttive violate»

Cruise Venice chiede i danni per il “falso” inchino Msc. L’assessore Bettin: «Querelino me, le immagini sono chiare»

«Scavare un nuovo canale in laguna? Mi pare demenziale, visti i danni che ha provocato il canale dei Petroli. Le grandi navi se ne devono andare da San Marco, perché producono danni. Mandiamole a Marghera, facendole entrare per il canale dei Petroli e riattrezzando l’ex zona industriale. Mi sembra semplice, elementare Watson. Scavare altri canali è roba da pazzi».

Non ha dubbi, l’ex sindaco Massimo Cacciari, su quale sia la ricetta immediata per affrontare il problema grandi navi. D’accordo in questo con l’attuale sindaco Giorgio Orsoni che da mesi chiede di verificare la sua ipotesi di nuova Marittima a Marghera.

Bocciata senza appello dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, che rilancia insieme alla Vtp (Venezia terminal passeggeri) il progetto del nuovo canale. Il Contorta Sant’Angelo, in mezzo alla laguna, per collegare il canale dei Petroli all’attuale Marittima. Polemica di fuoco, a cui si è aggiunto adesso l’episodio del comitato Cruise Venice, che ha bollato come «falsa» la notizia che nello scorso agosto aveva fatto il giro del mondo. E ieri ha annunciato l’intenzione di chiedere i danni a chi l’ha diffusa.

«Ho diffuso io le immagini, querelino me», sbotta l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. E rincara la dose: «La realtà  inoppugnabile di quelle immagini è che quelle navi a poche decine di metri dalla Riva Sette Martiri sono incompatibili con Venezia. Poco importa se i metri erano venti, quaranta o settanta. Nel resto del mondo il pericolo dell’inchino scatta a centinaia di metri, qui le navi, enormi, sono comunque troppo vicine alla riva. Hanno fatto bene i cittadini a segnalarle, e non a caso hanno fatto il giro del mondo».

Intanto il comitato «No Grandi Navi» insiste: «Il Comitato Cruise Venice è un sindacato giallo. Diffonde le tesi del Porto e della Vtp».

Ma per i No Navi la situazione attuale non è più sostenibile. Ed è fuori della legge. Così ieri il portavoce del comitato «No Grandi Navi- Laguna Bene comune Silvio Testa insieme al presidente del Gruppo di Intervento giuridico Stefano Deliperi ha inviato un esposto all’Unione europea, e per conoscenza ai ministeri dell’Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e a tutti gli enti interessati, chiedendo «provvedimenti urgenti».

«La laguna è l’unico posto d’Italia dove il decreto Clini Passera non viene applicato», scrive Testa, «non viene cioè osservato il divieto di ingresso nelle zone sensibili di navi superiori alle 40 mila tonnellate. E quale area d’Italia è più sensibile e delicata di Venezia?». Il perdurare e l’aggravarsi di questa situazione , scrivono Testa e Deliperi, potrebbe far incorrere l’Italia in provvedimenti per infrazioni alle norme europee».

In particolare alle Direttive che tutelano le aree sensibili (Sic) e gli habitat. nel dossier inviato a Bruxelles, i comitati ricordano i danni verificati prodotti alla laguna dallo spostamento delle grandi navi. Ma anche l’inquinamento ad opera dei carburanti, dato che i motori restano accesi anche quando la nave è in banchina. E poi le onde elettromagnetiche che vengono diffuse sulla città da navi alte più dei suoi campanili.

«Le nuove navi da crociere che entrano in laguna», scrivono i due esponenti dei comitati, «hanno 140 mila tonnellate di stazza, sono lunghe oltre 300 metri, pescano quasi nove metri. Sono troppo grandi. Bisogna cominciare a pensare a un nuovo modello di turismo. Così la città e la laguna non possono più reggere».

Un tema ormai sui giornali e le tv di tutto il mondo, quello delle navi. Molti all’estero si chiedono «come sia possibile che Venezia continui a tollerare l’ingresso in laguna di navi così enormi».

Scontro che si riaccende, in vista dell’incontro al ministero previsto per metà settembre. E della decisione del Comitatone. Che dovrebbe – finalmente – autorizzare studi e progetti per le alternative alle navi in laguna. Come previsto dal decreto di un anno e mezzo fa.

Alberto Vitucci

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passaggi in calo

Nei primi sette mesi dell’anno gli approdi complessivi di navi al Porto tra crociere e traghetti sono stati 391 contro i 431 dello stesso periodo 2012. Per fine anno, informa una nota di Vtp, caleranno ancora, visto l’avvio dei lavori del Mose e il trasferimento dei traghetti a Fusina. «Il numero chiuso», sostiene il presidente di Vtp Sandro Trevisanato, «di fatto c’è già».

Anche il conto complessivo delle toccate, secondo Vtp è in calo del 9 per cento rispetto allo scorso anno. Si tratta in ogni caso di navi più grandi, capaci di portare fino a quattromila passeggeri, adesso nel mirino dei comitati. Che ricordano come dal 1999 a oggi il traffico croceristico sia aumentato in modo esponenziale, senza regole né limiti.

Da meno di duecento approdi complessivo nel 1997 – e poche centinaia di migliaia di passeggeri in totale – si è passati a oltre due milioni e passeggeri, di cui un milione e ottocentomila delle crociere, in continuo aumento. nel 2011 sono stati 655 gli approdi, dati in diminuzione però nei prossimi mesi. (a.v.)

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