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Il Veneto al vertice con il ministro Orlando: limitazioni alla frontiera, sanzioni, blocchi, “vignette” sull’esempio austriaco

PADOVA – Il Veneto, analogamente alle altre regioni padane, accusa livelli di inquinamento atmosferico superiori ai limiti di legge, tali da indurre la Commissione Europea ad avviare una procedura d’infrazione.

Al degrado della qualità dell’aria – che secondo Bruxelles provoca ogni anno circa 350 mila «morti premature» nei Paesi dell’Unione – concorrono più circostanze: la concentrazione di attività industriali, l’elevata densità abitativa, il traffico che privilegia la gomma rispetto alla rotaia, la barriera dell’arco alpino e le condizioni meteo-climatiche. Ma ad aggravare un quadro già problematico è l’inquinamento crescente provocato dal flusso dei mezzi pesanti provenienti dall’Est che, spesso, calpestano ogni regola in materia di emissioni in atmosfera e avvelenando ancor più l’aria che respiriamo.

Questa l’emergenza al centro del “vertice antismog” che il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha convocato a Milano, presenti i rappresentanti di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e della Provincia di Trento. «È stato un incontro utile», il commento dell’assessore veneto Maurizio Conte «perché abbiamo concordato sull’urgenza di limitare in tempi brevi e in modo deciso il traffico pesante “fuorilegge”, prevedendo controlli più accurati alle frontiere, sanzioni severe e blocco dei veicoli per chi viaggia ignorando le norme eco-compatibili, fino all’introduzione nel bacino padano della “vignette”, il bollino sul parabrezza che nella vicina Austria vale come contributo alla salvaguardia dell’ambiente».

Una terapia d’urto che si tradurrà in un accordo di programma tra Stato e Regioni del Nord: «Lo firmeremo entro ottobre», l’impegno di Orlando «perché vogliamo tutelare la salute dei cittadini e rispettare la normativa europea, senza misure spot ma attraverso interventi mirati e concreti».

«Abbattere l’eurotrash, il traffico pesante che inquina l’aria e pratica concorrenza sleale verso chi rispetta la legge, richiede misure strutturali, ben oltre le competenze e le risorse delle singole istituzioni regionali», riprende Conte «per questo abbiamo chiesto allo Stato di agire. La strategia indicata da Orlando mi sembra adeguata, nel frattempo il Veneto continuerà a fare la sua parte: stiamo stanziando incentivi per risparmiare l’energia, e quindi ridurre le emissioni nocive, che investono l’illuminazione pubblica, lo svecchiamento del parco autobus e il sostegno all’utilizzo della geotermia».

Non è tutto. Nella battaglia per l’aria pulita sarà richiesto il contributo scientifico delle università sul piano della ricerca e dell’innovazione mentre un tavolo tecnico si occuperà di consumi energetici: «C’è una contraddizione evidente tra gli incentivi assegnati all’utilizzo delle biomasse e gli effetti che ciò provoca in termini di innalzamento del Pm10, l’agente più pericoloso in atmosfera. Ne abbiamo registrato gli effetti anche nel Bellunese, zona caratterizzata da boschi eppure non immune da criticità». Il Piano dell’aria, insomma, esce dal cassetto. Presto sapremo se si tradurrà in atti concreti.

Filippo Tosatto

 

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