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VENEZIA – Solo qualche ammissione davanti al gip da parte del vicequestore arrestato a Bologna

«Non ho preso soldi da Baita»

Preziosa: «Ho fatto servizi privati a Marazzi, ma non ho mai usato la banca dati Sdi delle forze dell’ordine»

L’EPISODIO VERNIZZI «La paletta non era della Questura»

INTERROGATORIO – Parziali conferme solo sul motore fuoribordo

POLIZIOTTO – Il vicequestore aggiunto Giovanni Preziosa è finito in manette per i favori che avrebbe reso a Piergiorgio Baita

Sono parziali ammissioni di episodi secondari quelle che il vicequestore di Bologna Giovanni Preziosa ha reso in rogatoria di fronte al gip di Verona. L’interrogatorio fa parte di un nuovo filone sviluppato a partire dall’indagine sulle presunte false fatturazioni in capo alla società Mantovani Spa e ad altre società del gruppo. Negli ultimi giorni, dagli sviluppi dell’inchiesta condotta dal Pm Stefano Ancilotto con il Nucleo provinciale di polizia tributaria di Venezia, sono emersi con un’ordinanza di custodia cautelare i nomi di due nuovi soggetti. Il primo è Manuele Marazzi che, con il già noto Mirco Voltazza, forniva consulenze al presidente della Mantovani Piergiorgio Baita allo scopo di “anticipare eventuali aggressioni da parte delle forze dell’ordine e magistratura” e per bonifiche ambientali da eventuali cimici. Il secondo è Giovanni Preziosa, l’uomo che gli inquirenti ritengono essere la “talpa” che forniva a Marazzi e Voltazza informazioni riservate e altri favori.
Mentre Marazzi si è avvalso del diritto di non rispondere riservandosi di parlare con il pm, Preziosa l’altro ieri ha fornito alcuni ragguagli, che non aggiungono nulla a ciò che si sapeva già. In particolare, Preziosa ha negato di aver percepito soldi dalla Mantovani o dai suoi “emissari”, anche se le intercettazioni delle telefonate rese note – che parlano di “mele” in Croazia e di un motore fuoribordo Yamaha da 100 cavalli e di una consulenza futura da 150mila euro l’anno – sembrano dire il contrario. Sul motore c’è invece un’ammissione parziale. Nelle intercettazioni allegate all’ordinanza si fa esplicito riferimento al motore come compenso per aver prestato a Voltazza un lampeggiante e una paletta per “impressionare” l’amministratore delegato di Veneto Strade, Silvano Vernizzi. Marazzi dice a Preziosa che c’è un problema: il motore è grosso e va intestato a qualcuno come contropartita per “il servizio paletta e secchiello”. Preziosa avrebbe poi detto al giudice che il lampeggiante e la paletta non erano in dotazione alla polizia, bensì materiale militare (un guscio di vetro blu e una paletta) senza però spiegarne l’utilizzo. Inoltre, ha ammesso di aver fatto qualche servizio privatamente con il Marazzi come bonifiche ambientali e la ricerca di qualche certificato penale, numero di telefono o risalire al proprietario di una certa macchina. Ma mai di aver usato la banca dati “Sdi” delle forze dell’ordine.
Agli inquirenti risultano invece diversi accessi allo Sdi compiuti da agenti del Commissariato Santa Viola di Bologna. In particolare, il 24 ottobre 2012 Marazzi avrebbe chiesto a Preziosa di identificare un’automobile di cui Voltazza gli aveva segnalato la targa poiché riteneva di essere pedinato. Una ricerca rischiosa, tanto che Preziosa si sarebbe risentito in una telefonata parlando apertamente di “reato”. Da altre intercettazioni sarebbe emerso che il compenso per il servizio sarebbe stato di 4mila euro.

 

  1. 1 Comment

    • Pietro says:

      Adesso caro Preziosa potrai valutare quanto sgradevole può essere trovarsi nei guai x nulla. Pensa quando tu hai procurato guai a chi nn meritava. Cmq sappi che mi dispiace..

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