Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Marghera, la Regione “cancella” il Porto.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

set

2013

MESTRE – Il documento di Palazzo Balbi rischia di aprire un lungo contenzioso con il Comune

Il Piano territoriale prevede solo la cantieristica, escluse anche logistica e riconversione industriale

CANCELLAZIONE – La Variante al Ptrc della Regione trasforma i duemila ettari di Porto Marghera in un grande centro per la cantieristica. Logistica, sviluppo industriale e portuale non esistono. Nella tavola numero 4 del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento, non ce n’è traccia.

LA BATTAGLIA LEGALE – Uno strumento superiore al Pat

IL RICORSO AL CAPO DELLO STATO  «Mai stato approvato quel Piano non esiste e quindi è illegittimo»

La battaglia in corso tra Comune e Regione per ora è sottile e, a parte il ricorso e le osservazioni presentate da Ca’ Farsetti, non è ancora clamorosa perché le due parti giocano di fioretto, sono alla diplomazia. «Il vicepresidente della Regione, però, ci ha detto chiaramente che il Ptrc è sovraordinato al Pat e agli altri strumenti urbanistici comunali» afferma l’assessore Andrea Ferrazzi: «E ce l’ha ricordato proprio quando gli abbiamo fatto presente che tutta la parte programmatoria della Variante prevede cose che abbiamo bocciato con il Pat, sublagunare, Tav in gronda lagunare e via di seguito. Tutte realizzazioni di fondamentale importanza per la città sulle quali la Regione avrebbe almeno dovuto consultare il Comune». In buona sostanza Ca’ Farsetti sostiene che la variante al Ptrc è illegittima, la Regione risponde che non lo è e che, anzi, tutto ciò che è previsto in quella delibera comanda sugli atti comunali. (e.t.)

 

URBANISTICA – L’assessore Ferrazzi: «Svista? No, temiamo ci sia volontà politica»

Porto Marghera? Solo cantieristica

La variante al Ptrc della Regione non tiene conto di Porto, logistica e sviluppo industriale

La Variante al Ptrc adottata dalla Regione secondo il Comune di Venezia è illegittima per due motivi.
Il primo è che il nuovo strumento è stato solo adottato ma mai approvato dal Consiglio regionale, quindi per il Comune non è operativo, non esiste. Il Piano territoriale regionale di coordinamento originario (Ptrc appunto) è del 1992. Da allora la Regione lo ha ripreso in mano nel 2009 quando ha attivato la procedura per una Variante.

«All’epoca come Comune abbiamo presentato tutta una serie di osservazioni alle quali non ci hanno mai risposto – ricorda l’assessore comunale all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi -. E dopo un po’ la procedura è stata bloccata». Gli uffici regionali hanno rimesso in moto la macchina dopo quattro anni, arrivando il 10 aprile scorso ad adottare la delibera 427 pubblicata poi sul Bur a maggio. Si tratta dell’adozione della Variante parziale con attribuzione di valenza paesaggistica.

Il secondo rilievo di illegittimità deriva proprio dalla definizione di “Variante parziale” che, secondo i legali del Comune, è sbagliata in quanto si tratterebbe invece di una Variante generale e, quindi, di un vero e proprio nuovo Ptrc che annulla quello del 1992. «Questo non solo perché la Regione stessa ha fissato in 120 giorni il termine entro il quale si possono presentare osservazioni e, per legge, questo periodo di tempo riguarda le varianti generali – continua Ferrazzi -. In realtà la delibera tocca tutti i temi essenziali della programmazione urbanistica del territorio regionale, quindi non può assolutamente trattarsi di una Variante parziale». (e.t.)

 

SVILUPPO – Scontro giuridico sul piano regionale che blocca lo sviluppo di Porto Marghera

La Variante al Ptrc della Regione trasforma i duemila ettari di Porto Marghera in un grande centro per la cantieristica. E la logistica? E sviluppo industriale? E quello del Porto? Niente, nella tavola numero 4, che è parte integrante del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento, non ce n’è traccia. Sembra di vedere su carta quel che aveva detto a parole l’allora ministro Renato Brunetta, quando auspicò un futuro legato alla nautica per Porto Marghera.
Il ricorso che il Comune ha presentato al Capo dello Stato conto il Ptrc resta in piedi, dunque, non per il fatto che non fidarsi è meglio ma per tutta la parte che riguarda la mobilità e che la Regione non ha alcuna intenzione di modificare anche se, al pari dei vincoli, rischia di paralizzare lo sviluppo di tutta Venezia, «o quantomeno di imporre scelte urbanistiche abnormi che la città non vuole» commenta l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi.
Nell’incontro della scorsa settimana il vicepresidente della Regione e assessore al Territorio, Marino Zorzato, ha dimostrato grande apertura per risolvere i problemi sollevati dall’assessore comunale, tant’è vero che nei prossimi giorni i tecnici si incontreranno per cercare di eliminare i 42 vincoli in terraferma (tra edifici singoli e sistemi urbani), i 20 tra Lido e Mazzorbo, e i 36 a Venezia centro storico, oltre a quelli che derivano dall’articolo 38 della delibera regionale, in base al quale in tutte le aree nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, stazioni Sfmr, accessi alle superstrade (cioè quasi tutta Venezia e Mestre), qualsiasi intervento dev’essere preventivamente autorizzato dalla Regione.
Questi vincoli sono stati posti con gli stessi criteri anche agli altri 500 e passa comuni del Veneto e non a caso Ferrazzi ha già sentito i sindaci di Treviso, Vicenza e Padova.
La parte del Ptrc sulla programmazione, però, riguarda solo Venezia «e su questa il vicepresidente ha glissato, non ci ha dato alcuna disponibilità ad affrontarla come se in realtà non fosse un problema – continua Ferrazzi -. Temiamo che in realtà non si tratti della svista di un tecnico prima della pensione, come qualcuno cerca di farla passare, ma della volontà politica di determinare le sorti urbanistiche di ampie e sostanziali fasce del territorio veneziano».
La delibera per la Variante al Ptrc è composta da una decina di tavole e quella che riguarda la destinazione di Porto Marghera (che tra l’altro è sottoposta, come importanza, agli interporti di Padova e Verona) contiene anche molte altre imposizioni, tutte in contrasto con il Pat da poco approvato dal Comune. Si va dalla previsione della sublagunare addirittura con due linee perché colleghi l’aeroporto con Venezia, il Lido, Cavallino, Treporti, Chioggia; si passa per la linea dell’alta velocità ferroviaria in tunnel lungo la gronda lagunare, quando addirittura il commissario alla Tav ha abbandonato quell’ipotesi. E si arriva all’aeroporto: nella mappa è segnato con un cerchio giallo che, nella legenda, corrisponde alla “cittadella aeroportuale”: peccato che non contenga le aree del Quadrante Tessera, «come a dire che dev’essere Save, la società del Marco Polo, a decidere lo sviluppo di quel pezzo di Comune e non l’Amministrazione veneziana – conclude Ferrazzi -. Noi vogliamo un aeroporto che cresca forte, come bene di tutti, ma non può rappresentare un interesse esclusivo, dev’essere contemperato con gli interessi generali del territorio».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui