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L’INCHIESTA – L’ad di Veneto Strade si presenta al Pm per chiarire l’episodio legato alla Mantovani

Ribadisce la sua versione: non si sentì affatto minacciato dalla messinscena del finto poliziotto

Con quella paletta e quel lampeggiante recuperati dal vicequestore corrotto, gli uomini al soldo di Piergiorgio Baita volevano impressionare l’amministratore delegato di Veneto Strade, nonché segretario regionale per le infrastrutture, l’ingegnere Silvano Vernizzi. Farsi passare per poliziotti, o uomini dei servizi, con l’obiettivo di sbloccare una delibera che interessava alla Mantovani. Una messinscena che, a detta dei protagonisti, sarebbe riuscita: «Con paletta e secchiello, con paletta… eh dio bon, ragazzi si è impressionato quando l’ha vista ah..» se la ride Manuele Marazzi con il vicequestore Giovanni Preziosa, in un’intercettazione riportata nell’ordinanza di custodia cautelare che, la settimana scorsa, li ha portati entrambi in carcere.

Ebbene, ieri mattina, proprio Vernizzi ha voluto fornire la sua versione dell’episodio che ha già fatto tanto scrivere. «Confermo, quando ho già detto. Non mi sono mai sentito minacciato» ha dichiarato l’ingegnere all’uscita da un’ora di colloquio con il pubblico ministero, Stefano Ancilotto. Accompagnato in Procura dal suo avvocato, Marco Vassallo, Vernizzi è poi stato ascoltato dal magistrato da solo, come persona informata sui fatti. Ovvio il riservo. «Non posso entrare nel merito di quanto ho detto, – ha spiegato l’ingegnere – ma le mie dichiarazioni sono confermate in toto».

Subito dopo gli arresti, Vernizzi aveva diffuso una nota in cui si dichiarava estraneo alla vicenda. Una risposta a un primo lancio di agenzia ancora generico su quest’ulteriore sviluppo dell’inchiesta sui fondi neri gestiti da Baita, in cui si accennava ad un appalto che Vernizzi, impaurito, avrebbe sbloccato in favore di Mantovani.

«L’impresa Mantovani non ha mai sottoscritto contratti di appalti con Veneto strade, – aveva ribattuto la nota – di conseguenza la Mantovani non ha mai vinto nessuna gara». E ancora: «L’ad Silvano Vernizzi non ha mai ricevuto minacce di indagini personali, né riguardanti la società Veneto strade e se le avesse ricevute si sarebbe rivolto immediatamente alle autorità competenti».

Successivamente, però, dalle carte in mano all’accusa si era chiarito che la richiesta degli uomini di Baita non riguardava un appalto, bensì la valutazione di impatto ambientale che si voleva evitare per il trasferimento della San Marco Petroli nell’area ex Alumix di Fusina. La commissione Via era presieduta da Vernizzi e in seguito votò all’unanimità per non sottoporre a valutazione lo spostamento. Stando agli inquirenti, ci sarebbe stata una prima telefonata a Vernizzi, che non lo avrebbe impaurito a sufficienza. Di qui la messinscena con paletta e lampeggiate, documentata dalle intercettazioni. Ed ecco, a fronte di questo quadro, la richiesta di Vernizzi di essere sentito per fornire la sua versione. Per il pm un chiarimento nemmeno necessario. Ma l’interrogatorio, alla fine, è stato concordato per ieri. E Vernizzi ha ribadito di non essersi mai sentito minacciato.

Roberta Brunetti

 

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