Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – “Tutelare le chiese? Non tocca a noi”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

set

2013

LA POLEMICA – Il sovrintendente: «Non tocca allo Stato tutelare i beni della Chiesa»

Il direttore dei Beni culturali del Veneto: «Non ci tiriamo indietro ma la crisi c’è per tutti»

Soragni replica alla Curia veneziana: «Conservare e restaurare i beni ecclesiastici non è compito dello Stato»

«Per Venezia serve un piano che tenga conto anche della mobilità»

Patti chiari e amicizia lunga. Ma soprattutto chiarezza. Ne sa qualcosa Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali, una sorta di “governatore” veneto per conto del Ministero e che ha il compito di controllare, vigilare e difendere le bellezze della regione. Nei giorni scorsi Il Gazzettino ha raccolto il grido di allarme per la mancata tutela da parte dello Stato delle testimonianze storico-artistiche della Chiesa a Venezia con il rischio di perdere capolavori inestimabili. Insomma, effetto Pompei.
Direttore Soragni, la Chiesa veneziana ha lanciato l’allarme: chiede maggiori finanziamenti per la tutela dei propri beni culturali.
«Non vorrei fare la parte di chi vuole attenersi solo alle leggi e agli ordinamenti, ma il nostro Codice dei Beni culturali parla chiaro: ciascuno è tenuto ad intervenire sui beni di rispettiva ragione».
E quindi?
«Significa che ognuno, per propria parte, anche nel caso dei beni da difendere, è responsabile della loro conservazione e tutela. E questo non può che essere anche per quelli di proprietà ecclesiastica. Viene altresì detto e definito, ad esempio, che i proprietari possono essere sostenuti con delle facilitazioni, ma non vi è alcun obbligo specifico da parte dello Stato».
In parole povere anche la Chiesa veneziana si dovrebbe impegnare per trovare finanziamenti.
«Esattamente. É evidente che ciò non vuol dire che lo Stato rinunci ad intervenire. Tutt’altro. Nello spirito di sussidiarità che ha sempre contraddistinto l’impegno per la tutela dei beni culturali, lo Stato ha fatto e continuerà a fare del proprio meglio trovando i finanziamenti necessari(fondi pubblici, uso dell’8×1000, proventi di lotterie, ma…».
Ma?
«Ma lo Stato non può provvedere e non può intervenire su beni, come quelli ecclesiastici, che non gli appartengono. Soprattutto se teniamo conto, come è noto, che la crisi economica tocca tutti. E quindi anche i fondi a disposizione del Ministero che, detto per inciso, si ritrova a non avere i soldi per pagare le bollette…».
Quindi gli enti ecclesiastici si devono fare carico dei proprio patrimonio culturale oggi più di ieri.
«Certamente. Se si intende procedere con un restauro è bene che essi trovino anche le risorse».
E per quel che riguarda Venezia nel suo complesso?
«Questa città ha bisogno di un trattamento speciale perchè è un bene culturale complesso. Mi piacerebbe che vi fosse un piano di salvaguardia che tenesse conto non solo della sua “forma urbis”, ma anche di altro, come la mobilità. Se non si garantisce un servizio di trasporto adeguato e al passo con i tempi, allora sì la città sprofonderà nel degrado. I segnali ci sono già da tempo: basti pensare alle condizioni delle attuali porte d’accesso a Venezia; allo stato comatoso della stazione di Santa Lucia; all’assenza di gestione nei flussi turistici. E per completare l’opera: un sistema di depurazione acque adeguato. Quest’estate abbiamo respirato miasmi di sapore medioevale…».
C’è infine anche la questione delle Grandi Navi.
«Il ministro Bray lo ha già detto molto chiaramente: bisogna trovare una soluzione. Ma non posso non tener conto del rischio più remoto: uno sversamento di carburante in bacino, un incidente… Tutto è possibile anche una sola su un miliardo di volte! Noi abbiamo l’obbligo di tutelare Palazzo Ducale, San Marco, la città. C’è in gioco una responsabilità “pazzesca” per questo patrimonio mondiale. Non possiamo permetterci errori».

Paolo Navarro Dina

 

MONSIGNOR MENEGUOLO

«Senza aiuti pubblici Venezia come Pompei»

A lanciare l’appello nei giorni scorsi monsignor Antonio Meneguolo, delegato patriarcale per i Beni culturali ecclesiastici: «O lo Stato ci aiuta – aveva detto il sacerdote – o Venezia si finirà come Pompei» facendo riferimento al mancato finanziamento per i restauri di alcune vetrate del Vivarini nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo che negli ultimi anni hanno letteralmente perso i pezzi e altri beni della Chiesa che attendono da anni un finanziamento per l’avvio di lavori di restauro e conservazione.

 

SALVAGUARDIA – Parla la proprietaria dell’hotel Bauer, nel consiglio direttivo di Save Venice

«L’Unesco? A Venezia è assente»

Francesca Bortolotto Possati: «I Comitati hanno un senso, ma il primo segnale venga dalla città»

SALVAGUARDIA – Soragni: «Tutelare i beni della Chiesa non è compito dello Stato. Deve farlo la Diocesi»

IL MESSAGGIO  «Non aspettiamoci sempre l’aiuto altrui»

Una critica all’Unesco («mi chiedo cosa stia facendo in città»), una sferzata ai veneziani («Siano per primi loro a unirsi per la loro città»), un rilancio del ruolo dell’azione dei privati per la salvaguardia di Venezia («Non è che non ci sia impegno o che non si facciano interventi di restauro, è che forse ci vorrebbe più coesione»).
Il messaggio di Francesca Bortolotto Possati, proprietaria dell’hotel Bauer e componente del consiglio direttivo del Comitato Save Venice per la salvaguardia di Venezia, arriva in un momento in cui – come capita di tanto in tanto – la città si accorge di non avere solo il problema delle grandi navi, del turismo di massa o del traffico acqueo, ma anche quello del mantenimento del proprio tesoro artistico e culturale, che ne costituisce il patrimonio genetico. La vicenda della vetrata del Vivarini a Ss. Giovanni e Paolo – da anni in restauro perché non ci sono soldi – del resto è emblematica, assieme alle impalcature che avvolgono il campanile di Torcello e all’immenso patrimonio artistico della città al quale servirebbe ben più che le raccolte fondi dei Comitati. E tuttavia, ogni volta che si parla di restauri, il ruolo dei Comitati (ce ne sono ben 24) torna in discussione. Hanno ancora un senso?
«La verità – spiega Francesca Bortolotto Possati – è che oggi, agli occhi del mondo, i problemi di Venezia sono le grandi navi e la pressione turistica. Questi grandi temi probabilmente hanno cannibalizzato l’attenzione internazionale. Venezia scopre sempre continue emergenze, ma anche gli altri hanno le loro. Non si può sempre aspettarsi l’aiuto esterno, non è scontato. Specialmente se sono gli stessi veneziani a dare l’impressione di non mantenere e valorizzare la loro città».
«I Comitati hanno un senso? Certo – aggiunge – magari sono una goccia nel mare, ma tutto quello che può essere fatto per Venezia va ben accolto. Dal restauro di un crocifisso a quello di una tela. Tuttavia credo che si debba ridefinire una scala di valori. Quanto facciamo noi per Venezia prima di chiedere aiuto agli altri? Credo sia questo il tema di base. I grandi problemi per i quali Venezia è sotto gli occhi del mondo, in questi giorni, danno l’idea di una città che non riesce a gestirsi. Magari restauriamo una tela, ma poi vediamo piazza San Marco in condizioni pietose… Per questo dico che dovremmo remare tutti dalla stessa parte: comitati, istituzioni, privati…».
Resta che i Comitati sono comunque al bivio. «Ci si deve interrogare su come essere in futuro – conclude – Le condizioni sono diverse da quelle del 1966, (l’anno dell’aqua granda da cui nacque la mobilitazione internazionale, ndr). Ma non sono in grado di dire come si cambierà. L’Unesco? Ecco, credo che obiettivamente non abbia più senso. Lo dico senza spirito polemico, mai domando a cosa serva, quale sia il suo ruolo attivo oggi».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui