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LONGARONE – Il capo della Protezione Civile lancia l’allarme al vertice sui 50 anni dal Vajont

Gabrielli: «Pochi conoscono i piani di emergenza. Molti Comuni non ce l’hanno». Fuorilegge 7 Regioni

«In Italia deve ancora crescere una vera cultura legata alla Protezione civile, alla prevenzione dei rischi e alla pianificazione».

Già di per sé, le parole di Franco Gabrielli assumerebbero un valore importante. Valore che è ancor più marcato e di stimolo alla riflessione, se si considera il luogo da cui il capo del Dipartimento nazionale di Protezione civile ha espresso il suo pensiero: Longarone, dove si sta svolgendo una tre giorni sulla “Protezione civile e il Vajont”, aperta ieri da un convegno sulla pericolosità idraulica a valle delle dighe. Proprio a Longarone (e nei paesi limitrofi), 50 anni fa, il concetto di prevenzione è stato calpestato, sfregiato, umiliato. Non a caso, Gabrielli ha voluto agganciare il ricordo del terribile disastro datato 9 ottobre 1963 alla stretta attualità:

«Per far sì che cresca la cultura della Protezione civile, è indispensabile coinvolgere le comunità. In questo senso, diventa fondamentale il lavoro del volontariato».

Anche il cittadino medio deve fare la sua parte: «Dobbiamo uscire dalla logica del “speriamo non accada”. Noto che la gente protesta per la carenza dei trasporti o per le lacune della sanità, ma mai per il fatto che non conosca il piano di Protezione civile e di emergenza del proprio territorio. Piano che diversi Comuni italiani non hanno nemmeno adottato. Ma com’è possibile? Una città come Potenza lo aggiorna 11 volte in pochi anni, mentre un’altra realtà della penisola ne è addirittura sprovvista. Questo squilibrio deve finire».

Una bacchettata è arrivata anche alle Regioni: «Nonostante varie sollecitazioni, sette sono prive del Centro funzionale regionale autonomo. Ora basta: o si adeguano entro il 30 novembre o ci saranno delle conseguenze».

Immancabile, infine, un passaggio sulla tragedia del Vajont: «Le vittime ci interrogano e pretendono da noi l’impegno che ci spetta. Sia come istituzioni, sia come uomini comuni. Se la sciagura del 1963 ha insegnato qualcosa? Vista l’enormità del disastro, mi rifiuto di credere il contrario. Il problema, piuttosto, è che le tragedie italiane finiscono sotto la spessa coltre dell’oblio».

All’incontro di studio di Longarone, è intervenuto anche l’assessore regionale alla Protezione civile, Daniele Stival che ha sottolineato «il grande lavoro che sta portando avanti, nello specifico, il Centro regionale di Formazione: in un solo anno ha preparato ben 4mila volontari. Il Centro proseguirà con questo prezioso lavoro anche in futuro. In generale, prima che al soccorso, bisogna guardare alla prevenzione e alla protezione».

 

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