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La protesta degli ambientalisti

VENEZIA – Il Comitato No Grandi Navi all’attacco. «Mentre il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, propone un improbabile numero chiuso che praticamente lascerà le cose come stanno – si legge in un comunicato dell’associazione – e mentre il Comune lancia il programma della Settimana Europea per la Mobilità sostenibile senza una riga sul traffico acqueo e il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco, la Venezia Terminal Passeggeri e le compagnie armatoriali imperterrite e indifferenti hanno già confezionato per la città il “regalo” dell’arrivo e della partenza di ben 12 navi il prossimo 21 settembre. Il record, per la Marittima. Si tratta di 771.987 tonnellate complessive di stazza lorda; di 19.539 passeggeri e 8.370 membri d’equipaggio, che assieme fanno 27.909 persone, ovvero circa la metà dei cittadini veneziani tutti concentrati in un colpo solo a San Basilio; di un muro di ferro, messe in fila l’una dietro l’altra le navi, di 2 chilometri e 800 metri».

Prosegue la nota: «Si sa (lo dicono l’Autorità Portuale, il Comune, il Cnr) che a ogni passaggio di grandi navi il livello dell’acqua nei rii limitrofi cala di 20 centimetri, dunque il 21 avremo 24 alte e basse maree con lo sconvolgimento del ritmo millenario della laguna senza che nessuno sappia cosa produce sulle rive e sui fondali il dislocamento di migliaia e miglia di tonnellate d’acqua dato che finora loro signori si sono trastullati a studiare solo l’ininfluente moto ondoso di superficie. Ma il dato davvero sconvolgente è quello dell’inquinamento: i veneziani respireranno 1,334 tonnellate di polveri sottili (Pm 2,5) e 30 tonnellate di ossidi d’azoto, componenti dei gas di scarico che lo Iarc (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) classifica come “cancerogene per l’uomo”. Per produrre lo stesso inquinamento da polveri sottili, bisognerebbe che il 21 si muovessero con percorsi medi (50 chilometri al giorno) 2 milioni e 668 mila auto, il doppio di quelle che circolano a Milano, oppure che 89 mila veneziani (che non ci sono) guidassero ciascuno ininterrottamente un’auto per 24 ore! Per gli ossidi d’azoto, i dati sono anche peggiori e equivalgono alle emissioni del percorso medio giornaliero di 5 milioni e 217 mila auto».

«Da questo punto di vista – proseguono i No Grandi Navi – allora, perennemente trascurato, la soluzione del problema grandi navi non è quello perseguito dal Governo di scavare devastanti canali in laguna o di spostare il terminal crocieristico qua o là nel cuore di un ambiente delicatissimo e densamente urbanizzato, aggravando il rischio di incidenti, ma di lasciare fuori dalle bocche di porto tutte le navi che siano incompatibili con la sicurezza della città, la salute dei cittadini, la salvaguardia della laguna. Si applichi il decreto Clini–Passera e poi si progetti un nuovo modello di portualità».

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La terza via per le grandi navi nuovo canale dietro la Giudecca

Il progetto proposto da Zanetti (Scelta Civica) è sostenuto dalla Venezia terminal passeggeri «Costa meno del Contorta-Sant’Angelo e sgraverà dal traffico Bacino e canale della Giudecca»

VENEZIA – La terza via per le grandi navi. Tra il progetto dell’Autorità Portuale che per portare fuori dal Bacino di San Marco le grandi navi prevede lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e quello caldeggiato dal sindaco Giorgio Orsoni che prevede invece di farle attraccare a Marghera, si fa strada quello sostenuto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti di una “tangenziale del mare”, con lo scavo di un nuovo canale a grande capacità alle spalle della Giudecca. Un progetto che ha uno sponsor importante, la Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), che lo ha sviluppato gratuitamente in forma di progetto preliminare in vista del confronto ministeriale tra i progetti alternativi all’allontanamento delle grandi navi dal Bacino di San Marco e che ora lo caldeggia. «Noi siamo favorevoli a ogni progetto che mantenga l’attracco delle navi da crociera in Marittima – spiega il presidente di Vtp Sandro Trevisanato – ma tra lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e il nuovo canale della Giudecca, preferiamo certamente quest’ultimo, che ha il vantaggio di mantenere la divisione tra traffico turistico e commerciale, è utile anche alla città perché sgraverebbe qui anche parte del traffico del Bacino San Marco e del canale della Giudecca, tra traghetti, lancioni e barconi e costerebbe anche molto meno del Contorta». È la convinzione anche dell’onorevole Zanetti, che ha presentato ieri il progetto preliminare del nuovo canale della Giudecca, insieme a Massimo Andreoli, portavoce veneziano di Scelta Civica. «Il progetto di un nuovo canale alle spalle della Giudecca – spiega – era stato già elaborato negli anni Trenta dal Provveditorato al Porto, ma poi accantonato. Credo che sia invece la soluzione più indicata per risolvere il problema, perché sgraverebbe parte del traffico del Bacino di San Marco e del canale della Giudecca in permanenza, indipendentemente dal passaggio delle grandi navi, mentre, ad esempio, il Contorta-Sant’Angelo avrebbe solo quella funzione, Entrando dalla Bocca di porto di Lido fino al Bacino di San Niccolò il tragitto rimarrebbe lo stesso, poi il canale si svilupperebbe a sud della Giudecca arrivando direttamente in Marittima. Il nuovo canasle si svilupperebbe in linea retta per circa tre chilometri e mezza con un’unica curva di un raggio di mille metri con l’entrata nel Bacino di evoluzione. Avrebbe una larghezza totale di 200 metri e una navigabile di 120 e una profondità minima di 10 metri e mezzo. Il costo previsto sarebbe di circa 60 milioni di euro – per il Contorta-Sant’angelo si parla tra i 120 e i 180 milioni di euro – e potrebbe essere realizzato nel giro di due anni. Il progetto è già stato inviato a Porto, Regione, Magistrato alle Acque e Capitaneria di Porto e presto anche ai ministri Lupi e Orlando».

Enrico Tantucci

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Le caratteristiche

Lungo cinque km scavo di sette milioni di metri cubi

VENEZIA. Ecco a alcuni dati tecnici sul possibile Canale Grande Capacità Sud Giudecca, secondo quanto previsto dal progetto preliminare. La lunghezza totale sarebbe di poco più di 5 chilometri e comporterebbe lavori di scavo per circa 7 milioni di metri cubi di fanghi. L’attuale tragitto delle navi da crociera in laguna ha una lunghezza di circa 10 chilometri e il tracciato proposto lo allungherebbe di circa 500 metri. Il fatto che sarebbe in gran parte rettilineo consentirebbe di evitare le cinque virate attualmente necessarie in Bacino San Marco e ridurrebbe i tempi di percorrenza. Il progetto prevede necessariamente uno studio preliminare di incidenza ambientale e un altro studio dovrà riguardare i cambiamenti nell’idrodinamica lagunare conseguenti alla realizzazione del Canale e del progressivo naturale interramento del Bacino. Le conseguenze della sua realizzazione secondo i proponenti sarebbero la riduzione del moto ondoso in Bacino di San Marco e in tutto il Canale della Giudecca per lo spostamenti di una parte consistente di traffico acqueo – al di là delle navi da crociera – lungo la nuova via. Qui potrebbero infatti essere convogliate anche le navi di stazza inferiore alle 40 mila tonnellate.

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Porto off shore per le grandi navi. Punta Sabbioni dice no

Progetto prevede una serie di moli lungo la diga foranea. Martedì il voto in Consiglio. Il sindaco Orazio è scettico: «Molto dubbi i vantaggi per la nostra economia»

CAVALLINO. Grandi navi a Punta Sabbioni: sull’opportunità del progetto De Piccoli la parola ora passa al consiglio comunale che lo voterà martedì sera. Anche la seconda commissione comunale di Cavallino-Treporti, dopo la sesta commissione consiliare della Provincia qualche giorno fa, ha potuto valutare l’altra sera le caratteristiche del progetto di un nuovo porto crociere off-shore posizionato a Punta Sabbioni illustrato direttamente dall’ideatore, l’ex vice ministro dei trasporti Cesare De Piccoli.

«Il nuovo porto crociere di Venezia», ha spiegato di fronte ad un esiguo numero di cittadini nonostante gli annunci del comitato cittadino No Grandi Navi, «dovrebbe tornare a guardare il mare, in linea con le scelte di altre grandi città marittime internazionali, con l’obiettivo di tenere le navi da crociera fuori dalla laguna». Secondo il progetto ci dovrà inoltre essere compatibilità con il Mose, la cui diga di dissipazione farebbe da protezione dai venti di scirocco, mentre il molo nord potrebbe proteggere dai venti di bora. Il nuovo porto off-shore consisterebbe quindi di una struttura removibile prefabbricata in acciaio, che costerà dai 220 ai 250 milioni con cronoprogramma lavori di circa 2 anni, collegata mediante un ponte al lungomare Dante Alighieri. Data la removibilità della piattaforma risulterebbe a impatto ambientale zero con l’obiettivo di zero emissioni visto che l’alimentazione energetica del terminal avverrebbe attraverso fonti rinnovabili.

«Ciò a cui ancora nessuno risponde non riguarda i benefici del progetto per il transito delle grandi navi rispetto a Venezia», commenta il sindaco Claudio Orazio, «ma sono piuttosto le reali occasioni di sviluppo che Cavallino-Treporti otterrebbe come contropartita dei disagi indubitabili causati dal porto grandi navi a Punta Sabbioni. Alcuni concittadini credono di poter poi contrattare la presenza del nuovo porto con qualche esclusiva legata all’approvigionamento delle mega navi che vada a vantaggio dell’economia locale. Non è su questo labile presupposto, e l’esperienza decennale del Mose insegna, che si può approvare un progetto così impattante mettendo in crisi la fragilità del territorio e l’appeal della località balneare motivo della nostra principale economia turistica».

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