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I 13 dipendenti del Parco tecnologico e scientifico chiedono aiuto ai sindacati e al Comune 

Allarme dei dipendenti del consorzio Vega Scarl che gestisce il parco tecnologico e scientifico Vega 1. Dopo la decisione del consiglio di amministrazione di chiedere al Tribunale la procedura di concordato preventivo per pagare i creditori, i tredici dipendenti del Vega Scarl sono molto preoccupati, sopratutto dopo la nomina del nuovo amministratore delegato, Tommaso Santini – già consulente di Condotte Immobiliari spa, che è proprietaria dell’area adiacente del Vega 2, tutta da costruire – nominato dopo le dimissioni del direttore generale Michele Vianello. Tant’è che sono andati a chiedere aiuto nelle sedi di Cisl e Cgil veneziane.

«La loro preoccupazione è comprensibile, legittima e degna di avere una risposta da chi di competenza», spiega Roberto Montagner, segretario generale della Cgil veneziana che li ha ricevuti e poi accompagnati dall’assessore comunale allo Sviluppo Economico con delega per lo Sportello Unico di Porto Marghera, Alfiero Farinea.

«Il Vega è gestito da un consorzio con ben 33 soci», continua Roberto Montagner, «ma le quote più consistenti sono nelle mani di Eni, nonché il Comune di Venezia e la Regione Veneto, attraverso Veneto Innovazione, che insieme, come enti pubblici, hanno la quota di maggioranza. Ed è agli enti pubblici e anche all’Eni che giriamo la domanda di questi lavoratori, ovvero: che fine farà tutta la promettente attività di ricerca e innovazione tecnologica, l’incubatore di 22 nuove imprese (start up) e tutte le altre iniziative avviate dall’ex direttore Michele Vianello?».

Il sindaco Orsoni ha ripetuto nel recente passato che il Vega si “sdoppierà” in due società distinte, una che curerà la gestione degli immobili e dei servizi alle imprese insediate, l’altra che continuerà a sviluppare ricerca e innovazione, magari in sinergia con il parco Galileo di Padova e con Treviso Tecnologie della locale Camera di Commercio che è già presente nel Cda di Vega Scarl.

«Ricerca e innovazione», aggiunge il segretario della Cgil, «sono per noi due cardini indispensabili per rimettere in moto lo sviluppo e garantire il rilancio delle aree industriali di Porto Marghera. Ben per questo siamo andati a far visita all’assessore Farinea chiedendogli che il Comune faccia la sua parte in quanto socio di maggioranza».

L’assessore Farinea non si è tirato indietro e li ha subito ricevuti in Municipio «per una prima valutazione delle iniziative da promuovere a tutela dei lavoratori coinvolti nella grave crisi finanziaria della società che ha portato alla richiesta di concordato al Tribunale di Venezia».

«Nell’incontro», spiega una nota dell’assessore, «sono state raccolte le istanze dei lavoratori, relative non solo alla salvaguardia del loro rapporto di lavoro, ma anche al loro patrimonio di competenze in materia di reperimento di fondi europei per la ricerca e il trasferimento di tecnologie, che rischiano di andare disperse a causa della crisi finanziaria della società».

L’assessore, nel condividere queste istanze e preoccupazioni, ha assicurato che il Comune «pur non avendo il controllo della società ma una partecipazione del 40%, è fortemente impegnato nel sostenere e indirizzare la redazione, da parte di Vega Scarl, di un Piano industriale credibile, ad integrazione del piano di riequilibrio finanziario che la società sottoporrà all’approvazione del Tribunale entro fine anno per evitare il rischio di fallimento, che valorizzi le professionalità maturate e le conoscenze acquisite. Nel frattempo è stato promosso per la prossima settimana un incontro tra i vertici della società e i lavoratori, alla presenza dell’Amministrazione comunale, per presentare le linee di azione allo studio e condividerle con i lavoratori. Nell’incontro saranno affrontate le tematiche relative al rapporto di lavoro in essere».

(g.fav.)

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