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Gazzettino – Baita e Mazzacurati, interrogatori segreti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

set

2013

VENEZIA – Più volte faccia a faccia con i Pm, durante l’estate, i due “uomini d’oro” degli affari in Laguna

Giornate di frenetiche verifiche della Finanza. In attesa del grande botto

Interrogatori top secret per Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati. Gli ex presidenti della Mantovani spa e del Consorzio Venezia Nuova sono stati ascoltati più di una volta nel corso dell’estate dai sostituti procuratore Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Ancilotto, i magistrati che stanno indagando sui possibili destinatari dei fondi neri costituiti dalle società.

Le dichiarazioni messe a verbale sono state secretate e i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Mestre stanno lavorando a pieno ritmo nelle necessarie attività di riscontro e approfondimento, finalizzate a trovare conferme documentali o supportate da altri testimoni alle numerose circostanze che sarebbero state riferite dai due manager.

Baita, tutt’ora agli arresti domiciliari, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti la scorsa primavera e anche Mazzacurati, arrestato a luglio per turbativa d’asta in relazione ad un appalto pilotato per lavori pilotati, avrebbe scelto una linea analoga. Dalla procura non arriva alcuna conferma e anche i difensori dei due manager, gli avvocati Alessandro Rampinelli e Giovanni Battista Muscari Tomaioli, si trincerano dietro un secco “no comment”.

Ma ormai è difficile continuare a credere che Baita si sia limitato a fornire un quadro generale di come funziona il mondo degli appalti – con pagamenti necessari per ottenere qualsiasi lavoro – come dichiarato qualche mese fa dagli inquirenti. Ma per conoscere la portata delle dichiarazioni di Baita e Mazzacurati bisognerà attendere ancora: la Procura di Venezia procede con estrema cautela e deciderà di chiudere la seconda tranche dell’inchiesta solo quando il quadro probatorio sarà completo.

I primi due tronconi sono partiti da semplici verifiche fiscali: è accaduto con la società padovana Mantovani spa; si è ripetuto con la cooperativa San Martino di Chioggia, una delle principali ditte impegnate nei lavori di Salvaguardia della laguna di Venezia per conto del Consorzio Venezia Nuova. Nel primo caso le fatture false – per 8 milioni di euro – hanno condotto gli inquirenti a “cartiere” di San Marino e a conti correnti in Svizzera, ma anche in Canada e perfino in Thailandia; nell’altro i presunti collegamenti illeciti scoperti dai finanzieri sono con società e banche con sede in Croazia, Austria e Lussemburgo. Paesi diversi, ma espedienti analoghi, finalizzati a realizzare consistenti “provviste” da utilizzare liberamente, senza controlli. La Guardia di Finanza non ha dubbi sulla destinazione di una parte consistente di tutto quel “nero”: sarebbe servito a finanziare la politica in cambio di un occhio di riguardo per appalti e lavori. O più semplicemente per ingraziarsi l’amministratore pubblico di turno in vista di futuri progetti riguardanti opere pubbliche.

Qualche episodio è già emerso nel filone coordinato dal pm Tonini, che ha contestato le ipotesi di corruzione e concussione ad alcuni indagati. Ma il “grosso” – di cui avrebbero parlato tra gli altri Claudia Minutillo (vicepresidente di Adria Infrastrutture ed ex segretaria dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan) e il padovano Nicola Buson (ex responsabile amministrativo della Mantovani) deve ancora emergere. Ed è per questo che, sia nell’ambiente politico che in quello imprenditoriale, sono in molti a non dormire sonni tranquilli.

 

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