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Gazzettino – Venezia. Navi, affondo di Fai e Italia Nostra.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

set

2013

ECONOMIA & LAGUNA – E domani la manifestazione per l’arrivo di 12 crociere

Bianchini d’Alberigo scrive al ministro Bray. Appello anche di Lidia Fersuoch

L’appuntamento pacifico del Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune è per domani pomeriggio in fondamenta delle Zattere davanti all’ex Adriatica. Lì saranno allestiti dei gazebo per distribuire materiale informativo e soprattutto le famiglie saranno invitate a partecipare al “saluto” della prima nave in partenza dalla Marittima, verso le 16, con trombette, coperchi, piatti e mestoli e quanto di più rumoroso ciascuno possiede. Un modo di protestare nel giorno record per le banchine del Porto, che ospiteranno fino a 12 navi da crociera. Senza contare i traghetti dalla Grecia della Anek, che però stazzano solo 26mila tonnellate e quindi rientrano nella direttiva Clini-Passera (limite di 40mila tonnellate) non ancora diventata applicativa.

Una richiesta viene da Ambiente Venezia- Medicina Democratica, che chiede a Comune, Capitaneria e Arpav di monitorare e controllare gli impatti ambientali.

Da tener presente che nella giornata di oggi sono previsti cinque arrivi e quattro partenze, oltre a 4 pernottamenti delle navi, domani arriveranno 7 navi, 10 partiranno e cinque si fermeranno, mentre domenica ne stazioneranno due, sei partiranno e quattro ne arriveranno. Insomma, in tre giorni ci saranno una trentina di transiti tra andata e ritorno di navi gigantesche.

Intanto Maria Camilla Bianchini d’Alberigo presidente regionale del Fai ha inviato una lettera aperta al Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray e al capo dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, in cui lancia un appello «ai veneziani e con noi tutti coloro che hanno un responsabile rispetto per il nostro Patrimonio Culturale – di cui Venezia è una realtà tra le più importanti (…e per questo viene così sfruttata) perché non si continui a permettere questo cinico abuso della città, che subisce violenza e rischi di disastri. Continue sono le ricadute negative per la sua conservazione, dato anche l’incredibile numero di passeggeri che sbarcano, che “consumano”, sì, ma consumano la città, sporcano e intasano i suoi delicati e sinuosi percorsi, mettendo in pericolo e in difficoltà anche il normale svolgimento della vita quotidiana dei suoi abitanti».

«Mi rivolgo a voi – scrive la presidente del Fai ai ministri – perché si metta una fine a questo “consumo” che dà meno di quanto riceve e distrugge. Ma che, anche se producesse un qualche utile, non sarebbe per molto ancora… I nostri nipoti non vivrebbero più nella loro città e la città subirebbe un tale degrado ambientale e urbanistico (certo non dovuto solo alle “grandi navi”, ma anche a loro) da non richiamare più quel turismo, a cui molti guardano come l’unica fonte di risorse».

Un appello condiviso da Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia nostra, che ricorda come il problema delle grandi navi continui ad essere “spostato”. Negli anni 60 le «grandi petroliere solcavano il Bacino San Marco e facevano tremare al pensiero di qualche incidente e la decisione di spostare il traffico petrolifero in canale dei Petroli venne salutata con entusiasmo». Secondo Fersuoch solo molto più tardi «ci si rese conto del fatale errore: da un rischio possibile a un disastro certo e giornaliero che continua tuttora». Fersuoch dice che ora gli studi ci sono, ma «le soluzioni prospettate da sindaco, autorità portuali, compagnie armatoriali è di spostare ancora una volta il problema, deviando il traffico per l’abusato canale dei Petroli o peggio per vari canali scavandoli qua e là (il Contorta o addirittura un canale dietro la Giudecca)». E conclude: «La storia non insegna nulla»

Fersuoch si augura che l’economia di Venezia riparta dalle fondamenta, per “ridottare la città di un destino”, con leggi precise, incentivi fiscali, con il contrasto della conversione di abitazioni in strutture ricettive e lo stimolo ad attività diversificate».

 

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