Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

IL CASO GRANDI NAVI

Tra protesta e festa. A nuoto per fermare le navi.  Manifestazione dei comitati alle Zattere con tuffo di gruppo nel canale della Giudecca.

La politica si schiera: «Via subito da S. Marco»

LA MANIFESTAZIONE – A metà tra festa e protesta, l’iniziativa dei comitati blocca l’uscita dal Porto delle crociere

Il popolo dei “No Navi” si è sfogato alle 18 in punto, quando sulle acque del Canale della Giudecca, dopo oltre tre ore di attesa, è transitata la Azamara Quest, nave crociera da 30 mila tonnellate (una di quelle che, ironia della sorte, potrebbero tranquillamente entrare in laguna secondo il decreto Clini-Passera). E giù fischi, tecie all’aria con mestoli pronti a battere, e un unico slogan cantato a squarciagola da quasi un migliaio di manifestanti alle Zattere: “Fuori le navi dalla laguna”. Stessa contestazione all’altra nave, la Azamara Journey (30 mila tonnellate). E anche qui giù con le casseruole, i mestoli, le pentole e con gli slogan. In mezzo a tanti giovani anche la signora Ivana, 78 anni, della Giudecca: «A mi e me fa paura. Per questo sono qua. Co’ so in vaporetto, le vedo passar davanti. E co el vaporetto rallenta… Varda che bestioni».
Tutto è iniziato ieri pomeriggio, verso le 14.30, sotto un sole cocente quando davanti all’ex sede dell’Adriatica, si sono ritrovati in tanti, “armati” di bandiere e striscioni per protestare contro le grandi navi. Una manifestazione, che si è ben presto trasformata in “happening” con i giovani dei centri sociali e musica a tutto volume unendo “l’eroe” Adriano Celentano a Edoardo Vianello, quello di “Guarda come dondolo”. Insomma, festa & protesta. Gli altoparlanti hanno “sparato” anche i Kool and the Gang e Giorgio Gaber… Tant’è. In attesa dei “bestioni” si unisce il sacro e profano.
E quindi il colpo di scena: alle 16.20, si è materializzata la “sorpresa”. Una cinquantina di ragazzi, ma tra loro anche Silvio Testa (che poi ha avuto un leggero malore), con muta, pinne ed occhiali (come la canzone di Edoardo Vianello…) cuffietta arancione, salvagenti gialli e rossi e pure un delfino gonfiabile, si sono gettati in acqua lanciandosi dalla fondamenta tra gli applausi.
«Erano trent’anni che non mi buttavo in canale della Giudecca» ha sibilato alla fine uno sfinito Silvio Testa. E così, il “pattuglione” guidato da Tommaso Cacciari ha raggiunto il centro del canale a nuoto, sotto gli occhi attenti di Polizia, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, e qui ha vagato nell’acqua avanti e indietro. Un blitz in piena regola e che il suo risultato lo ha comunque raggiunto: rallentare l’uscita delle navi crociera dalla Marittima, mentre i mezzi Actv hanno viaggiato con cautela. Insomma, un successo visto che la prima nave, la Azamara prevista in uscita alle 16.30, ha solcato il canale della Giudecca solo alle 18. Una nuotata, quindi che ha avuto i suoi effetti e che, alle ultime bracciate, sotto la fondamenta ha visto il caloroso festeggiamento di chi era rimasto sulla riva. Un tripudio di bandiere e di applausi con inevitabili pacche sulle spalle e “gesto del cinque” una volta che i nuotatori erano saliti a terra. É probabile che per tutti i protagonisti ora possa scattare una contravvenzione amministrativa legata al divieto di balneazione. Toccherà all’Autorità giudiziaria, forse, valutare eventuali denunce.
In ogni modo, di sicuro, chi ha fatto affari d’oro, sono stati i chioschetti allestiti dagli stessi No Navi. Nel primo, panini, bibite, bicchiere di vino e succhi di frutta tutto al prezzo politico di un euro; il secondo per la vendita di gadgets: 8 euro per la maglietta; 5 per la bandiera. Alla fine, sotto gli occhi di qualche politico (i consiglieri Camilla Seibezzi, Gianluigi Placella, il parlamentare M5S, Marco Da Villa) il gran finale con le “casseruole” tonanti alzate al cielo (e anche gesti un po’ più volgari agli incolpevoli passeggeri della due navi crociera) con una pittoresca “hola da stadio”. Tutti felici e contenti. La “missione” è stata compiuta.

Paolo Navarro Dina

 

IL “BAGNO”   «Ci eravamo preparati per tempo, la corrente era davvero mostruosa»

«In acqua si stava bene, finalmente senza moto ondoso». Rocco è uno dei 50 nuotatori che si sono tuffati nel canale della Giudecca per impedire il transito alle grandi navi. «Nessun problema – continua mentre si sfila la muta – le forze dell’ordine controllavano ma ci hanno lasciato fare. Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la corrente del canale, davvero mostruosa. È stata un’azione divertente ed efficace». Marta, anch’essa appena tratta a riva, spiega l’organizzazione del blitz: «Ci eravamo preparati da giorni, soprattutto in merito alla tempistica. Sapevamo che i ferryboat si incrociano davanti alle Zattere poco dopo le 16. Il loro passaggio era il segnale convenuto sia per il gruppo che si è tuffato dalle Zattere che per quello di Sant’Eufemia. È stato emozionante incontrarci in mezzo all’acqua, unire le boe e piantare idealmente la bandiera «No grandi navi» proprio in mezzo al canale. Ci eravamo divisi in squadre da 5 unità: ciascuna aveva a disposizione un bagnino o comunque un esperto di salvataggio. Nulla è stato lasciato al caso, anche se la maggior parte di noi portava mute, pinne, salvagenti o canotti gonfiabili, e maschere con boccaglio. Chi ha fornito l’attrezzatura da sub? Non lo diremo mai. La nostra prima preoccupazione – conclude Marta – è stata di lasciare varchi per l’eventuale passaggio di ambulanze o di altri mezzi adibiti al soccorso. Siamo felici di aver bloccato quattro navi in partenza».

Tullio Cardona

Il tuffo di massa ritarda le navi. Una cinquantina di attivisti a nuoto nel canale della Giudecca: ora rischiano una multa

IL PERSONAGGIO – Marisa, la vedova del poeta Zanzotto: «Qui a lottare  con i giovani»

Una protesta trasversale in quanto ad età e provenienza: c’erano giovani e meno giovani, uomini e donne, venuti a manifestare da tutto il Triveneto ma anche oltre, dalla Francia e da Asiago. Proprio dall’altopiano è giunta alle Zattere Paola Spiller, archeologa in pensione: «Sono qui ad ogni manifestazione contro le grandi navi – racconta – cento chilometri ma ne vale la pena: il passaggio in laguna delle grandi navi è uno sconcio; i veneziani dovrebbero protestare in massa per salvaguardare la loro città. Questo turismo non mi piace: pur se amo Venezia, dopo qualche giorno mi sento soffocare e devo andarmene».
Sissi De Martin, pittrice: «Come veneziana ritengo sia un dovere civile essere qui a manifestare; le grandi navi hanno combinato già parecchi guai, come l’inquinamento, concorrendo alla distruzione delle barene. Non so vedere, oltre all’attività portuale, quale altro beneficio economico arrechino questi turisti alla città: con 3, 400 euro a viaggio, per riempire le navi in tempi di crisi, la gente che a Venezia sbarca o sale in questi condomini galleggianti non lascia un soldo, al massimo comprano una bottiglietta d’acqua minerale e fanno solo tanta confusione tra le calli».
«Chi vuol bene a Venezia deve essere qui – osserva Claudio Peressin, docente – sono figlio di un operaio veneziano andato a lavorare a Marghera; la sua generazione non ha superato i 40, 50 anni, in nome di una “modernità”, di un “progressismo”. Con le grandi navi stiamo facendo lo stesso errore: nulla può essere superiore alla salute delle persone e all’integrità della laguna. Ogni alternativa deve comunque prevedere il mantenimento dei posti di lavoro. In questo senso mi auguro il rilancio di una vera cantieristica minore».
Frasi ed opinioni espresse fra i gazebo che il movimento ha allestito alle Zattere: uno vendeva bibite e panini ad 1 euro, un altro magliette a 10 euro e bandiere ad offerta libera. Tutti i prodotti sono andati presto esauriti. Poi, fra i proclami, la musica andava a tutto volume, con rap alternato a canzoni di Adriano Celentano: un omaggio al celebre cantante, che si è schierato con forza contro il passaggio in laguna delle grandi navi.

 

 

I COMITATi – Mazzolin (AmbienteVenezia) e Testa (No Navi): «Il governo non ci pigli in giro»

«Rischiamo il disastro in laguna»

Il più radicale è stato Luciano Mazzolin (Ambiente Venezia) al passaggio delle due navi crociera attorno alle 18. «Guardate, guardate – ha urlato – si stanno muovendo, ma hanno un rimorchiatore solo, a poppa. Ma non ne dovrebbero avere due? Uno davanti e uno dietro? Come mai la Capitaneria lo sta permettendo». E ancora, come ad infilare un coltello nella piaga. «L’ordinanza per l’uscita delle grandi navi – ha attaccato – prevede che tra una crociera e un’altra, vi siano almeno due chilometri di distanza. Invece queste due (la Azamara Quest e la Azamara Journey ndr) sono una dietro all’altra». Insomma, nuove punzecchiature.
E mentre i sostenitori si sbracciano e urlano all’indirizzo delle due navi, lo speaker annunciava che la battaglia continuerà. E prima di buttarsi in acqua per il «tuffo di protesta». Silvio Testa chiariva: «Non ci sta bene, come dice il ministro – ha sentenziato – l’idea di rivedere i numeri degli accessi in laguna secondo i dati del 2011 e del 2012. Sono solo leggermente diversi da quelli di quest’anno: 402 due anni fa; 405 l’anno scorso. Il Governo sta menando il can per l’aia. Non lo accettiamo». Testa snocciola poi i dati sulle conseguenze del passaggio delle grandi navi: inquinamento da fumi pari a 14 mila auto; erosione delle barene e dei fondali; trasformazione delle correnti. «Sono dati dell’Università di Padova – taglia corto Testa – Incontrovertibili».
E mentre parla, si avvicina Marisa Micheli, moglie dello scomparso Andrea Zanzotto, uno dei massimi poeti italiani: «Mi auguro che queste manifestazioni servano. Dovremmo farle più spesso – dice con piglio battagliero – Se mio marito fosse vivo, sarebbe sicuramente qui insieme a noi. Lui è stato come una precursore di queste vicende. Ha subito messo l’accento sui pericoli di queste navi. Mi auguro che ci possano essere sempre più giovani. Venezia altrimenti è destinata alla morte». Silvio Testa osserva e ascolta con soddisfazione. Come dire un successo su tutta la linea.

P.N.D.

 

LE REAZIONI – Unanimità nell’estromettere le crociere dal Bacino. Ennio Fortuna: «La vera violenza è il transito in una città fragile»

IL SOTTOSEGRETARIO – Borletti Buitoni: «Stop immediato. Si valuti il progetto di Scelta Civica»

Borghello (Pd), condanna il blitz no global a Tessera: «Vandalismo»

Bettin: «Protesta d’altri tempi». Casson: «Inaccettabili i diktat di Roma»

I politici “spingono” le navi via da S. Marco   «Subito l’alternativa»

Un coro di no. Tutti i politici bocciano senza esitazioni il transito delle Grandi navi.
In barca, scrutando le persone che si sono gettate in acqua, c’era il senatore Felice Casson: «Si è arrivato al limite di sopportazione per questa città che non è più in grado di accettare una situazione come questa. Dobbiamo trovare il modo di contemperare l’esigenze di tutela della città con quella del lavoro e dell’occupazione. Ma questa decisioni devono essere prese a Venezia e non nei palazzi romani. In una recente interrogazione presentata in parlamento per il passaggio dei poteri a Venezia, il governo ha respinto ogni istanza, dicendoci chiaramente che in Canal Grande e in Canale della Giudecca comanda Roma. Non lo accettiamo».
Sulle due manifestazioni di Tessera e Zattere è poi intervenuto l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin. «Come amministrazione abbiamo documentato i problemi creati dalle Grandi navi, serve una soluzione rapida – attacca Bettin – La manifestazione di Tessera mi è sembrata una protesta “vecchio stampo”, mentre quella di Venezia è stata più creativa, le immagini della gente che fa il bagno in laguna hanno fatto il giro del mondo. Si tratta di proteste che arrivano un anno e mezzo dopo il decreto che non ha risolto il problema, anzi si sente parlare di altri rinvii». E pure Beppe Caccia: «Con ancora più forza Venezia ha detto no alle Grandi navi: che cosa aspetta il governo per decidere l’alternativa realizzabile subito?»
Più deciso, contro la manifestazione di Tessera, è il capogruppo del Pd Borghello. «Ok alle protesta, ma siamo contrari agli atti di vandalismo – dice Borghello – non è giusto che a rimetterci sia chi lavora. Per quanto riguarda le Zattere penso che sia stata una giornata simbolo. A fianco di chi lotta genuinamente, però, c’è sempre chi vuole solo pubblicità. In ogni caso il problema va risolto».
«Siamo contro le proteste violente, ma la vera violenza – aggiunge Ennio Fortuna, consigliere Udc – è quella delle Grandi navi che transitano in una città fragile e indifesa come Venezia. Bisogna intervenire». Anche Ilaria Borletti, sottosegretario ai Beni culturali, non ha dubbi. «Si parta dallo stop immediato alle Grandi navi e poi si ragioni su possibili alternative anche per decongestionare il bacino di San Marco. Non è più rimandabile l’avvio del confronto sulle grande navi. Il deputato Enrico Zanetti di Scelta Civica ha proposto un percorso che potrebbe essere un’alternativa. È necessario perciò lo stop immediato».
Un no deciso anche dal Movimento Consumatori. «Venezia – spiega il presidente Lorenzo Miozzi – non è fatta per le Grandi navi: il ministro Andrea Orlando parla di numero chiuso, il presidente del Porto, Paolo Costa, agita lo spettro dei licenziamenti, ma sono tutte mediazioni politiche: il punto resta che a Venezia i transatlantici non ci devono entrare e se ne discutiamo ancora allunghiamo solo la pessima figura agli occhi di tutto il mondo. Basta con questo ingorgo in bacino di “giganti del mare”».

Gianpaolo Bonzio

 

Gli armatori: «Serve una soluzione diversa»

Trovare, nel futuro, una via di navigazione su Venezia alternativa al bacino di San Marco. Lo afferma la Clia, l’associazione europea che rappresenta gli armatori del settore crociere. «Siamo consapevoli – sottolinea Clia – che si tratta di un tema molto delicato. Nonostante il livello di sicurezza delle crociere a Venezia sia eccellente, siamo d’accordo che nel futuro a lungo termine, l’approccio alla città richieda una via di navigazione alternativa. Stiamo lavorando in modo costruttivo per raggiungere un accordo per una soluzione che sia sostenibile sia per la città sia per il settore crociere».

 

Orsoni e Zaia: «L’ora delle decisioni»

Il ministro Orlando apre al progetto del sindaco: «Consideriamo Marghera»

Venezia ha bisogno di avere certezze, ma soprattutto di decisioni. Il ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando non si è tirato indietro. In tarda serata ha fatto sapere, attraverso le agenzie di stampa, che alla prossima riunione annunciata per ottobre sul tema della grandi navi, che non solo punterà all’opzione zero, (niente navi in bacino e in canale della Giudecca”, ma tutto “partirà da uno spostamento di quote crescenti su Marghera in attesa di soluzioni strutturali definitive”. Come dire scegliendo l’opzione preferita dal sindaco Giorgio Orsoni e dalla sua giunta. Una decisione che giunge dopo le numerose richieste di intervento da parte degli enti locali che ancora ieri chiedevano immediate decisioni sulla questione delle grandi navi a Venezia. E proprio Orsoni durante la giornata non le mandava a dire: «Adesso è l’ora delle decisioni – sottolineava – ma delle decisioni immediate. Questa è la punta dell’iceberg di un malumore diffuso. Credo che tutti si rendano conto che dal bacino di San Marco le grandi navi devono uscire al più presto, non però sulla base di progetti che potrebbero richiedere anni per vedere la luce; smettiamola di fantasticare, le soluzioni si possono trovare anche subito, non sono solo quelle che richiedono troppo tempo per essere concretamente attuate, perché questo, se vogliamo, è un modo un pò truffaldino di affrontare il problema. Ci si renda conto che questo è lo stato d’animo dei veneziani, che io condivido».
E proprio sulla stessa lunghezza d’onda è anche l’intervento del governatore del Veneto, Luca Zaia: ««È un’immonda schifezza nel senso che è un problema che va risolto, c’è un decreto che è chiaro e che dobbiamo applicare. Stiamo parlando di navi al di sopra delle 40 mila tonnellate: siamo assolutamente favorevoli all’uscita delle navi dal canale della Giudecca e a San Marco ma è fondamentale che si decida velocemente. Ci sono diverse ipotesi, noi sosteniamo che il punto di arrivo dev’essere quello di mantenere l’occupazione, che interessa quasi 5 mila lavoratori, ma anche e soprattutto di non inquinare. Per esempio, le navi quando arrivano in banchina devono spegnere i motori».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui