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L’ex presidente della Mantovani ha trascorso 200 giorni in detenzione

Fondamentale il rapporto di collaborazione instaurato con la magistratura

VENEZIA – In seguito al secondo interrogatorio, dopo 106 giorni trascorsi nel carcere di Belluno, aveva ottenuto gli arresti domiciliari, due giorni fa dopo altri 98 giorni di arresti domiciliari nella sua villa di Mogliano Veneto, Piergiorgio Baita, l’ex presidente della «Mantovani spa» è tornato libero.

Il giudice veneziano Massimo Vicinanza, infatti, ha firmato il provvedimento dopo aver acquisito il parere favorevole dei pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che coordinano le indagini della Guardia di finanza. Già nei primi giorni di luglio, quando finirono in carcere Giovanni Mazzacurati, Pio Savioli, Federico Sutto e gli altri del Consorzio Venezia Nuova, il giudice delle indagini preliminari nella sua ordinanza di custodia cautelare respingeva la richiesta del pubblico ministero Paola Tonini , che aveva chiesto l’arresto di Baita, scrivendo che l’ingegnere della Mantovani aveva «iniziato altresì un rapporto collaborativo con l’Autorità giudiziaria». A quei due interrogatori se ne sarebbero aggiunti ora altri tre e l’ultimo la scorsa settimana. E il giudice Vicinanza, nel suo provvedimento, sottolinea che sono decadute le esigenze cautelari: Baita , insomma, non solo si è dimesso da tutte le cariche che ricopriva e, quindi, non può più reiterare i reati che gli sono stati contestati, ma non può nemmeno inquinare le prove perché ha confessato e ha collaborato con i pubblici ministeri. La scarcerazione arriva, tra l’altro, dopo che i difensori hanno raggiunto l’accordo con i rappresentanti della Procura per patteggiare la pena per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, così come hanno fatto anche i difensori degli altri tre indagati finiti in manette con l’ingegnere, Nicolò Buson, ragioniere della «Mantovani», William Colombelli, il sanmarinese che con la sua società sfornava fatture fasulle per alcuni milioni di euro a favore della società di Baita, e Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan e poi diventata braccio destro dell’ingegnere. Baita ha raggiunto l’accordo per una pena di un anno e dieci mesi di reclusione, Minutillo a un anno e quattro mesi e gli altri due a un anno e due mesi ciascuno. Naturalmente l’ultima parola spetta al giudice e sarà lo stesso magistrato che ha firmato la scarcerazione di Baita a giudicare se la pena su cui si sono accordati accusa e difesa sia congrua o meno. L’indagine, comunque, non è conclusa, anche perché viaggerà parallelamente a quella sul Conzorzio Venezia Nuova del pubblico ministero Tonini, che nel frattempo ha già interrogato ben quattro volte l’ex presidente Mazzacurati. E il pm Ancilotto non si è perso nessuno dei quattro interrogatori. (g.c.)

 

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