Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

FOTO – IL TUFFO IN ACQUA DEGLI ATTIVISTI

VIDEO – LA NUOTATA VISTA DALLA RIVA

VIDEO – Grandi navi, il video in timelapse della giornata di sabato

 

Un migliaio alle Zattere con fischietti, trombe, pentole e coperchi. «Via le crociere dalla laguna»

I giganti del mare partono in ritardo. Ieri il record di presenze in Marittima. Blitz no global in aeroporto
Contestazione pacifica e festa alle Zattere. Le navi procedono in colonna

Il gigante del mare esce dal terminal in ritardo. Denunce per i manifestanti

VENEZIA – Alle 18.20, con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto, La Msc Divina molla gli ormeggi e sfila davanti alle Zattere. Una massa enorme, 135 mila tonnellate e 11 piani di cabine, oltre 300 metri di lunghezza, che oscura il sole e proietta la sua ombra minacciosa sulle rive. I quasi 4 mila passeggeri stipati sul ponte salutano con la manina e forse non capiscono davvero cosa sta succedendo. Sessanta metri più in basso, ad accoglierli è un frastuono di pentole, trombe, fischietti. Slogan, manifesti e bandiere sventolate da centinaia di manifestanti. È il momento clou del presidio non stop contro le grandi navi in laguna orgenizzato ieri dai comitati. Cominciato due ore prima con i «Giochi senza frontiere, sfida a nuoto tra i veneziani, i dirigenti del Porto e della Vtp»: una quarantina di ragazzi in acqua a nuotare in mezzo al canale della Giudecca. In fondamenta un migliaio di persone, una postazione con gli altoparlanti, allegria e slogan. Ragazzi dei centri sociali, ma anche anziani, famiglie, turisti francesi che sventolano le bandiere. «Una follìa, passano di qui?». La mobilitazione del 21 settembre, primo giorno di autunno che ha stabilito il nuovo record delle navi a Venezia – 12 tra enormi e medio grandi – ha già colpito nel segno. Sulla riva delle Zattere sferzata dalle onde e guardata a vista da centinaia di poliziotti e carabinieri, ci sono tv e fotografi di mezzo mondo, giornalisti italiani e stranieri. Il tam tam corre ormai sui media internazionali. Grazie ai comitati, alla stampa indipendente e tante prese di posizione come quella di Adriano Celentano che ha comprato una pagina di pubblicità per denunciare la «morte di Venezia» assediata dalle grandi mavi. «Ecco il mostro dei mostri!» urla al microfono lo speaker «queste crociere uccidono la laguna, qui non siete i benvenuti». Una giornata che aveva avuto il suo prologo di primo mattino. Quando un gruppo di giovani aveva smantellato la welcome area, allestita dalla Save – socia di Vtp – all’aeroporto Marco Polo di Tessera. Banchi e sedie smontati e portati all’esterno, sala sigillata. Un segnale, secondo i manifestanti, tutti denunciati, per contrastare l’aumento indiscriminato del turismo. Alle Zattere il presidio comincia intorno alle 14. Festa, musica e bibite per tutti. Palloncini colorati e poi la sorpresa. «Organizziamo qui i nostri Giochi, tutti in acqua per bloccare le grandi navi di Costa e Trevisanato». I ragazzi si tuffano. Quasi tutti hanno la muta, molti i salvagenti con la papera, i canotti. Qualcuno viene trascinato dalla forte corrente calante verso San Marco e deve essere recuperato. Alla fine vengono trainati a riva dalle barche con un lungo serpentone umano. Qualche lieve malore, ma nulla di grave. «Ne valeva la pena», abbiamo vinto», dicono soddisfatti. Intanto polizia e carabinieri identificano e fotografano tutti. Paolo Lanapoppi, nella sua barca con la bandiera, viene «verbalizzato» per manifestazione non autorizzata. Identificati anche i conducenti delle altre barche e i nuotatori che non hanno rispettato il divieto di balneazione. Ma a differenza dello scorso anno la manifestazione scorre via tranquilla. Vaporetti, taxi e Gran Turismo passano, a bassa velocità e sotto riva. La Capitaneria blocca l’uscita delle navi. La prima a passare, alle 17.55, è l’Azamara Quest. Fumo nero e due radar in azione. Non è nemmeno tra le più grandi, nonostante i suoi sette piani. Subito dietro la gemella Azamara Journey. «Fuori dalla laguna», urlano da riva. Neanche dieci minuti dopo ecco la Msc. La più grande di tutte. Il passaggio è imponente, due rimorchiatori a prua e poppa la controllano. «Riusciranno a fermarla in caso di emergenza?» si chiedono da riva. Poi fino a notte escono in fila indiana anche le altre navi ormeggiate in Marittima. Ieri esaurita come un megaparcheggio. Nel weekend, da venerdì a oggi, sono state ben 28 le navi in arrivo. Dodici soltanto ieri. Una situazione esplosiva, ormai sotto gli occhi del mondo. Da anni comitati e cittadini segnalano il continuo aumento dei crocieristi e delle dimensioni delle navi.

Aberto Vitucci

link articolo

 

 

 

Tuffo di gruppo in canale per bloccare l’invasione

Il racconto dei ragazzi: «È stata un’emozione unica, tutto è avvenuto in estrema sicurezza, con noi c’erano cinque bagnini pronti a intervenire in caso di pericolo»

VENEZIA Pochi attimi prima del conto alla rovescia l’adrenalina iniziava a scorrere nei loro corpi, coperti fino al collo dalle mute. Da giorni sapevano che alle 16.10 spaccate dovevano scattare come un fulmine e tuffarsi nel Canale della Giudecca per bloccare il passaggio delle Grandi Navi. All’ora prevista, senza la minima esitazione, una cinquantina di manifestanti del movimento «No Grandi Navi», si è lanciato in canale all’improvviso, di fronte allo sguardo attonito della gente. In pochi secondi il pubblico ha realizzato che cosa stavano facendo i nuotatori e ha iniziato ad applaudire, incitando la loro missione, risultata vincente e di grande impatto emozionale. I natanti, 25 provenienti dalle Zattere con la cuffia arancione e 25 da Sant’Eufemia in Giudecca con la cuffia rossa, si sono diretti velocemente e con allegria verso il centro del canale, portandosi dietro dei materassini a forma di animaletti marini, delle boe di polistirolo e delle bandiere, simbolo del movimento. Una volta riunitisi al centro con il gruppo dell’altra sponda, hanno legato con una corda lunga 300 metri gli animaletti alle boe, sulle quali hanno piazzato una decina di bandiere, segnando il «loro territorio». La polizia non è intervenuta e si è mantenuta a distanza di sicurezza dai nuotanti che sono rimasti in acqua per un’ora fino alle 17.15, lottando contro una corrente fortissima. Intanto dalla riva lo speaker Nicola, in maniera molto ironica, faceva la cronaca della missione, come se si trattasse dei nuovi giochi acquatici veneziani. In seguito si sono susseguiti più interventi contro i giganti del mare. Quando i nuotatori hanno capito che le Grandi Navi che dovevano salpare entro le 17 hanno rinviato la partenza, con grande gioia sono lentamente rientrati, trainati da qualche imbarcazione amica che li ha portati a riva dove sono stati accolti da una calorosissima folla. Tra nuotatori c’era anche Silvio Testa, da anni in prima fila per la lotta contro le Grandi Navi. «È stato straordinario – hanno raccontato le diciannovenni Gemma Cantorella ed Elisa Favaretto, insieme all’amico Alberto Marsini di 18 anni del Coordinamento Studenti Medi – prima di uscire dall’abitazione abbiamo fatto il conto alla rovescia ed eravamo emozionati, ma nello stesso tempo convinti che la causa era giusta e che lo avremmo fatto. La corrente era fortissima, ma quando abbiamo sentito le persone che ci urlavano bravi ci siamo sentiti di aver fatto qualcosa di positivo per la collettività». «Avevamo calcolato tutto – racconta Marta Canino, attivista dei Centri Sociali – e conoscevano ogni minimo spostamento dei battelli. Eravamo organizzati in 5 squadre e in ognuna c’era un bagnino per fare tutto in sicurezza. L’emozione era sentire la gente che ci incitava e ci sosteneva». «Ho ammirato – afferma Cristina Costantini – il fatto che dei ragazzi abbiano dato un segnale di grande partecipazione alla vita politica perché questo è un segno di passione per la vita». Tutti hanno approvato l’azione, pur sottolineando che il movimento «No Grandi Navi» non è composto soltanto da attivisti dei centri sociali, ma anche del Fai, da Italia Nostra e da cittadini veneziani neutri. «Hanno dimostrato che si può manifestare in maniera ludica e giocosa – hanno affermato Giovanna Carrozza e Carlo Bottain – e ci sembra che ci sia stata una partecipazione soddisfacente. I passeggeri in cima alle Grandi Navi non si sono sbracciati per salutare come fanno sempre, segno che forse hanno capito che la città non condivide questo turismo e reagisce».

Vera Mantengoli

link articolo

 

I comitati: «Un successo il mondo parla di noi»

Tra la folla in fondamenta delle Zattere non soltanto attivisti . Pochi i politici «Adesso speriamo che si prenda una decisione, senza perdere altro tempo»

VENEZIA «Un successo. Adesso speriamo che chi deve decidere non perda altro tempo. Le grandi navi devono andare fuori dalla laguna. Siamo sotto gli occhi del mondo, e la situazione è ormai evidente». Stanco e un po’ provato dalla nuotata fuori programma, il portavoce del comitato «No Grandi Navi» Silvio Testa, sprizza soddisfazione. Manifestazione riuscitissima, grande partecipazione. Stavolta allargata alle persone «normali», cioè non soltanto agli attivisti e ai simpatizzanti del comitato. Televisioni e fotografi da tutto il mondo, segnali concreti di solidarietà che arrivano dai big dello spettacolo. Celentano, ma anche Patty Pravo, Mara Venier, Ottavia Piccolo. E segnali sempre più importanti che vengono dall’estero, in particolare dalla Francia. «Ne è valsa la pena, siamo davvero soddisfatti», commenta Tommaso Cacciari, «il mondo ha vistoche queste navi a Venezia non ci possono più stare». La battaglia lanciata dai comitati, ma anche da Italia Nostra, LegaAmbiente e Wwf, sembra sulla strada di dare i suoi frutti. «Una situazione che non ha bisogno di commenti», scuote la testa il professor Gherardo Ortalli, docente di Storia e consigliere nazionale di Italia Nostra, «io abito qui vicino, gli effetti di queste navi sono evidenti». In riva ci sono famiglie con i bambini, studenti avvolti nella bandiera del «No Grandi Navi», i ragazzi dei centri sociali che discutono con anziani e curiosi. Si rivede Paolo Cacciari, ex vicesindaco e parlamentare di Rifondazione, da sempre in prima linea nelle battaglie ambientaliste. «Basterebbe chiedere cosa consumano queste navi in risorse e quanto danno alla città», dice. Ha voluto esserci anche l’urbanista Edoardo Salzano. Tra i primi a lanciare l’allarme sull’«invasione» delle grandi navi da crociera, inventore di Eddyburg, blog ambientalista che raccoglie documenti, scritti e testimonianze. «Una cosa incredibile», commenta, salutato con rispetto dai suoi studenti. Ecco Cesare De Piccoli, ex viceministro autore della proposta di spostare la Marittima a Punta Sabbioni. «Lo dico da anni, queste navi non possono più entrare in laguna e passare davanti a San Marco», scandisce, «l’unica soluzione è portarle fuori. Per realizzare il mio progetto ci vorrebbero solo due anni, e l’impatto sarebbe minimo». Ma come portare i 4 mila passeggeri di una grande nave a Venezia, come rifornire di merci le navi con i Tir? «Sarebbero due o tre Tir per nave, le strade ci sono», dice De Piccoli, «se no potrebbero arrivare i container con le Zattere da Tessera. Del resto, il Porto non vuole fare il terminal delle merci a otto miglia in mare?». In barca a fotografare i ragazzi che nuotano e la grande nave che molla gli ormeggi l’avvocato Marco Sitran, portavoce del comitato per la separazione di Venezia da Mestre. «Sulle navi ho sempre avuto una opinione ben precisa», dice, «non possono passare davanti a San Marco. Venezia comune autonomo, fatto di veneziani, potrebbe decidere sul suo futuro in modo più responsabile utile alla collettività». «Non vediamo rappresentanti delle istituzioni», dice a un certo punto un anziano manifestante, «dove sono?». In effetti i politici non sono molti. Il senatore del Pd Felice Casson, autore della proposta di nuova legge Speciale – e del divieto per le grandi navi in laguna – è in barca in mezzo al canale della Giudecca. Si vede la consigliera Camilla Seibezzi, non molti altri. In barca anche l’ex assessore e docente Iuav Stefano Boato. Luciano Mazzolin, di Ambiente Venezia, guida una topetta che prova a raccogliere i «naufraghi», i nuotatori stremati dalla corrente di dozana, troppo forte – a proposuito di erosione dei canali – per poter tornare a riva. «È stato un successone», dice. Paolo Lanapoppi, vicepresidente di Italia Nostra, è amareggiato. «Mi hanno denunciato perché nella mia barca c’era una bandiera», dice, «non capisco. Non si può più nemmeno andare in barca mentre le grandi navi vanno dove vogliono?». Presidio allegro e pacifico, senza gli incidenti dello scorso anno e gli scontri con l’elicottero della polizia, che stavolta sorveglia da lontano. La lunga giornata si è conclusa. L’obiettivo, secondo i manifestanti, è stato pienamente raggiunto. Lo «scandalo» delle grandi navi è sotto gli occhi del mondo.

Alberto Vitucci

 

Orlando: «Proporrò zero passaggi»

Il ministro non fa sconti, Orsoni: «Basta fantasie, è l’ora delle decisioni immediate». Zaia: «Manteniamo l’occupazione»

VENEZIA «È mia intenzione proporre nella prossima riunione di ottobre un percorso che porti all’opzione zero del passaggio delle Grandi Navi su Venezia, partendo da uno spostamento di quote crescenti su Marghera in attesa di soluzioni strutturali definitive»: è questo il commento dettato alle agenzie di stampa ieri sera dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Una delle mille reazioni alle proteste sul passaggio delle grandi navi. Sia il sindaco Giorgio Orsoni che il deputato Pd Michele Anzaldi sottolineano che è il momento del fare. «Adesso è l’ora delle decisioni immediate» sostiene il sindaco. «Questa è la punta dell’iceberg, di un malumore diffuso nella città di Venezia del quale, chi è deputato a prendere le soluzioni, deve ormai considerare. Credo che tutti si rendano conto che dal bacino di San Marco le grandi navi devono uscire al più presto, non però sulla base di progetti che potrebbero richiedere anni per vedere la luce; smettiamola di fantasticare, le soluzioni si possono trovare anche subito, non sono solo quelle che richiedono troppo tempo per essere concretamente attuate, perché questo, se vogliamo, è un modo un po’ truffaldino di affrontare il problema. Ci si renda conto che questo è lo stato d’animo dei veneziani, che io condivido». Queste le parole di Anzaldi: «Solo pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha lanciato l’allarme sulla drammatica situazione dell’ingresso delle grandi navi a Venezia, 640 solo nell’ultimo anno, sottolineando i rischi per la città; poi è arrivata la denuncia di Adriano Celentano e contro questo scempio si fa avanti anche il sottosegretario ai Beni Culturali Borletti Buitoni, che chiede lo stop immediato. A parole sono tutti d’accordo, ma nei fatti non cambia mai nulla. Non si può più aspettare: sarebbe opportuno che il presidente Letta riunisse in tempi rapidi ministri e sottosegretari competenti e chiarisse inequivocabilmente qual’è l’orientamento del Governo». Ieri è intervenuto anche il governatore del Veneto: «È un’immonda schifezza nel senso che è un problema che va risolto, c’è un decreto chiaro che dobbiamo applicare», dice Zaia. «Stiamo parlando di navi al di sopra delle 40 mila tonnellate e noi siamo assolutamente favorevoli all’uscita delle navi dal canale della Giudecca e dal bacino di San Marco ma è fondamentale che si decida velocemente. Ci sono diverse ipotesi, noi sosteniamo che il punto di arrivo dev’essere quello di mantenere l’occupazione, che interessa quasi 5 mila lavoratori, ma anche di non inquinare. Per esempio, le navi quando arrivano in banchina devono spegnere i motori». Alla manifestazione delle Zattere c’era anche il senatore Pd Felice Casson, che è salito in barca ed ha affiancato i giovani nuotatori «condividendo la loro protesta per far finire il passaggio dei mostri in laguna. Nella proposta di legge speciale per la salvaguardia di Venezia, presentata in Parlamento, abbiamo inserito anche le norme per far tornare al Comune la competenza su tutti i canali della laguna, compreso quello della Giudecca, togliendola allo Stato. E poi basta con il ricatto occupazione di chi racconta che spostare il passaggio da San Marco significherebbe perdere posti di lavoro. È possibile trovare una soluzione alternativa garantendo la stessa occupazione». Infine, l’esponente di destra Fabio Granata attacca il governo sostenendo che «sulla vergogna delle grandi navi il governo Letta si dimostra totalmente succube della lobby dei grandi armatori».

Giorgio Cecchetti

«Fermare subito i giganti e ticket d’ingresso in città»

Le ricette “forti” avanzate dal sottosegretario ai Beni Culturali Borletti-Buitoni «Venezia va tutelata da un turismo ormai senza controllo e in costante aumento»

VENEZIA Stop immediato da fine settembre al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco e, in un prossimo futuro, istituzione di un biglietto d’ingresso a Venezia per limitare il numero degli accessi, riservando il ricavato alla tutela della città. Sono le ricette “forti” che il sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni ha lanciato ieri in concomitanza con la giornata di passione vissuta in laguna. «L’adozione del numero chiuso per i passaggi proposto dal ministro Orlando è senz’altro un passo avanti – ha detto il sottosegretario, già presidente del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano – ma io andrei oltre e darei un segnale forte, anche per la brutta figura a livello internazionale che l’Italia sta facendo sulla vicenda delle grandi navi. È necessario perciò lo stop immediato del passaggio delle grandi navi in Bacino e nel Canale della Giudecca, senza aspettare lo stop forzato a causa del Mose, e la definizione di limiti molto inferiori della loro dimensione, in qualsiasi, se ci sarà, percorso alternativo in Laguna. Si tratta di salvare Venezia da un’invasione incontrollata di mezzi e persone legati al turismo che soprattutto nei mesi estivi sta mettendo a rischio la città». E su questo il sottosegretario ai Beni Culturali non ha peli sulla lingua. «So che mi attirerò i commenti negativi di qualcuno – commenta – ma Venezia è un fragilissimo museo a cielo aperto e una città che sta morendo. Per questo, visato che la massa dei turisti in città è destinata ad aumentare in modo insopportabile nei prossimi anni, non mi scandalizza affatto l’idea dell’istituzione di un biglietto d’ingresso alla città, il cui rivata serva anche al suo mantenimento. Venezia va difesa, migliorando contemporaneamente la qualità del turismo che la frequenta». No comment invece sulla giornata campale per le grandi navi dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e da quello della Venezia Terminal Passeggeri Alessandro Trevisanato, forse per non alimentare altre polemiche. E c’è già chi pensa di approfittare di un’eventuale riduzione del passaggio delle grandi navi a Venezia.«Nel giorno in cui tutti guardano a Venezia, invasa dalle grandi navi e dalle proteste di coloro che vogliono tutelare la città lagunare più famosa al mondo, auspico davvero che Trieste non resti anche stavolta immobilizzata da dibattiti sterili e si attivi invece per cogliere una straordinaria opportunità per rilanciare la propria economia a vocazione turistica», afferma in una nota il senatore del Pd Francesco Russo. «Sembra sempre più probabile – sottolinea Russo – che a Venezia le navi da crociera siano destinate in futuro a non attraccare più. Trieste rappresenta il naturale approdo alternativo a Venezia, avendo fondali adatti e strutture, portuali e ricettive, in grado di offrire tutti i servizi necessari alle grandi navi e ai loro turisti».

Enrico Tantucci

 

Cinque proposte alternative sul tappeto

A ottobre giudizio di Capitaneria e Magistrato alle Acque. Celentano insiste: «Sfregio mortale all’umanità»

VENEZIA – Cinque proposte sul tappeto per estromettere le grandi navi dal Bacino di San Marco. Sono quelle che vaglieranno entro ottobre Capitaneria di Porto e Magistrato alle Acque, per affidarle poi al giudizio intermedio del Comitatone e quindi a quello definitivo del Governo. con il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e quello dell’Ambiente Andrea Orlando in primo piano. L’Autorità portuale caldeggia la soluzione che prevede lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, mantenendo comunque in Marittima l’approdo delle navi da crociera, con una deviazione rispetto all’ingresso delle navi nel canale Malamocco-Marghera e la proposta anche di un riequilibrio morfologico della parte di laguna interessata dallo scavo. Il sindaco Giorgio Orsoni caldeggia invece l’abbandono, almeno parziale, della Marittima, portando le grandi navi a Marghera. Sulla stessa linea, ma con una proposta più articolata si muove anche il progetto presentato dall’avvocato mestrino Alessio Vianello, già assessore della Giunta Costa. C’è poi il progetto proposto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti ma subito fatto proprio anche dalla Venezia Terminal Passeggeri: scavo di un grande canale alle spalle della Giudecca, nella parte sud dell’isola, convogliando qui non solo il traffico delle grandi navi ma anche quello dei granturismo e delle altre imbarcazioni di grande stazza che oggi solcano il Bacino di San Marco e il canale della Giudecca. L’ultima proposta, infine, è quella avanzata dall’ex viceministro ed ex vicesindaco di Venezia, Cesare De Piccoli: creare un nuovo terminal crocieristico in Adriatico, all’altezza di Punta Sabbioni, convogliando qui tutto il traffico che ora è concentrato in Marittima, con strutture di approdo leggere. Si tratta di cinque proposte, tutte piuttosto articolate, ma che hanno il “difetto” di richiedere tempi di realizzazione almeno medi, vale a dire non meno di due anni. «L’arroganza di questi mostri e soprattutto dei politici è uno sfregio mortale all’umanità. Venezia non è né dei veneziani e neanche degli italiani ma del mondo». Così Adriano Celentano è intervenuto telefonicamente all’edizione serale di ieri del Tg1: l’artista aveva comprato una pagina del Corriere della Sera per denunciare «l’ignobile sfilata» delle tredici navi dentro la laguna. Sollecitato dal giornalista il Molleggiato risponde: «Non ho nulla da aggiungere».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui