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I “No grandi Navi” intendono sgomberare il capo da equivoci e precisano: «Non vogliamo che le navi vadano a Marghera. Vogliamo che vadano fuori dalla laguna».

Il comitato, forte dell’impatto mediatico suscitato dalla manifestazione compiuta a nuoto da una cinquantina di attivisti che hanno provato a “fermare” le navi mettendosi di traverso, non intende accettare che le soluzioni che saranno discusse a Roma siano solo quelle delle istituzioni e non la loro, quella più radicale.

«La gente – dice Silvio Testa, portavoce del comitato – non vuole che per evitare il passaggio delle navi per San Marco si dia il colpo di grazia ad una laguna già devastata da un secolo di pesanti manomissioni per adattarla a una portualità evidentemente non più compatibile. Cent’anni fa la profondità media della laguna era di 40 centimetri. Oggi è di un metro e mezzo e l’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova valuta che tra 50 anni sarà di due metri e mezzo. In un secolo sono scomparsi oltre 100 chilometri quadrati di barena e la laguna è oggi un braccio di mare».

Per il Comitato la soluzione è o una crocieristica con navi più piccole oppure l’accoglimento delle grandi navi in un terminal fuori dalla laguna.

«Il gigantismo navale – conclude Testa – fa solo gli interessi delle compagnie di crociera. Noi chiediamo di nuovo al Governo di essere ascoltati, perché se il tema delle grandi navi è entrato nell’agenza nazionale lo si deve per la pressione mediatica suscitata dalle nostre manifestazioni».

 

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