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Nuova Venezia – “Il Brenta fa paura, bisogna intervenire”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

set

2013

La protesta dei residenti: siamo disponibili alla manutenzione, ma non ci danno le autorizzazioni

CAMPOLONGO «Da anni chiediamo alla Regione e a chi gestisce le rive del Brenta, come il Genio Civile, di poter fare la manutenzione per evitare i crolli delle rive. Abbiamo fatto tante petizioni. Ci hanno risposto che se agiamo senza le necessarie autorizzazioni, che non arrivano mai, saremo multati».

A dirlo con amarezza, durante la manifestazione per la sicurezza degli argini del Brenta, è stato Gabriele Rampazzo, 61 anni, residente in via Brenta a Campolongo e testimone diretto dell’alluvione del 1966. Alla manifestazione, organizzata dal comitato Brenta Sicuro hanno partecipato in 1500 provenienti da tutti i Comuni della Riviera Sud e della Saccisica.

«Nel 1966», ricorda Rampazzo, «avevo 15 anni e mi sono trovato con la mia famiglia sotto due metri d’acqua. Bojon, Liettoli e Campolongo sono stati completamente spazzati via dalla rottura degli argini. Ci furono morti e dispersi. Ora abito vicino a queste rive che ogni anno cedono sempre più, e pur non intervenendo gli enti preposti ci vietano anche di sistemarle comprendo buche e sistemando la vegetazione».

Una paura quella per il cedimento degli argini che ha anche Alfredo Boscolo, pure residente in via Brenta «Speriamo», dice, «che stavolta qualcosa si muova. Abbiamo paura per l’incolumità delle nostre famiglie con l’arrivo delle piene».

Daniela Trolese, residente a Bojon, invece apprezza la presenza alla manifestazione dei sindaci. «Finalmente i Comuni ascoltano i residenti», dice.

Sulla stessa linea anche Ambra Bizzotto, che non nasconde le sue paure. «Se si rompe l’argine», ammette, «non so in che modo riuscirei a evacuare la mia famiglia, visto il loro stato di salute non si possono muovere autonomamente».

Gioacchino Pennazzo, che risiede a Campolongo in via Giare invece, spiega come sia stato testimone anche negli ultimi tempi i gravi episodi di erosione. «Ho segnalato a chi di dovere», spiega, «che ci sono buchi sugli argini causato anche da nutrie e crolli. Abbiamo fatto riunioni con i comitati per poter agire, ma abbiamo le mani legate».

C’è chi intanto il pericolo lo ha già visto molto da vicino con le piene dello scorso maggio, quando delle ampie perdite di acqua dall’argine, sono finite a ridosso delle case insieme a numerosi fontanazzi affiorati nei campi. «Io abito in via Rivelli», spiega Paride Nardo, «a maggio ho visto davanti casa formarsi una perdita e un laghetto ampio una trentina di metri. Acqua che fuoriusciva direttamente dall’argine e non da un fontanazzo. Mi è stato detto dalla Protezione civile che se vediamo uscire dal suolo acqua pulita allora la situazione è controllabile. Se invece è torbida non resta che scappare. Vivere con questo incubo all’arrivo di ogni piena autunnale è assurdo».

Alessandro Abbadir

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