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Il nipote di Pierre Cardin, Rodrigo Basilicati, anticipa le nuove mosse «Se sarà rimosso il vincolo potrebbe subentrare un fondo di investimento»

«Per ora siamo in stand-by, in attesa che si chiarisca definitivamente con il Ministero dei Beni Culturali la questione del vincolo dei decreti Galasso anche sulle aree di Porto Marghera interessate al nostro progetto del Palais Lumiére, ma se la situazione dovesse sbloccarsi con la modifica del vincolo, essendosi ormai allungati i tempi per la sua realizzazione, potremmo cedere il progetto a un fondo di investimento interessato, che poi lo porti a termine in un tempo di sei-otto anni, allo stesso modo e mantenendo legato ad esso anche il nome di Pierre Cardin».

È il nuovo scenario che evoca per la Torre vagheggiata dallo stilista francese ormai novantunenne, suo nipote Rodrigo Basilicati, che ha seguito da vicino tutte le fasi della vicenda, fino al distacco seguito alla conferma del vincolo Galasso da parte del Ministero dei Beni Culturali, che di fatto blocca tutta l’operazione, nonostante il placet di Comune e Regione. Ca’ Farsetti, com’è noto, non si è data per vinta presentando un ricorso al Presidente della Repubblica contro il parere dell’ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali che ha causato lo stop al progetto di Cardin: ovvero il vincolo che bloccherebbe ogni sviluppo fino a 300 metri dalla battigia, secondo l’interpretazione recente del ministero dei Beni culturali. Centoventi, secondo il sindaco Giorgio Orsoni, i giorni possibili per un ricorso al presidente che porterà all’espressione prima di un parere da parte del Consiglio di Stato e poi al provvedimento finale.

«Restiamo in attesa della decisione – spiega l’ingegner Basilicati – e non abbiamo intenzione di dare seguito alle richieste che ci sono arrivate dalla Cina per realizzare là la Torre che mio zio ha pensato proprio per Venezia e la sua area. Visto che i tempi per la sua realizzazione che avevamo previsto sono saltati, se arriverà il sì dei Beni Culturali rispetto al vincolo, potremmo cedere appunto il progetto a un fondo di investimento, considerando che esso ha già i pareri favorevoli di Comune e Regione per la sua realizzazione e che avevamo già raggiunto un sostanziale accordo, anche con la stipula del preliminare per l’acquisto dei terreni interessati all’opera, versando anche la relativa caparra. Naturalmente, se mio zio era pronto a impegnare tutte le sue risorse economiche per vedere costruito in tempi brevi il Palais Lumiére, un fondo di investimento realizzerà l’operazione in tempi più lunghi, anche per garantirsi la redditività dell’operazione. Ma nella Torre ci sarà comunque, se verrà realizzata, l’università della moda prevista da mio zio ed essa manterrà il suo nome e le caratteristiche dell’edificio che abbiamo progettato».

Già 11 milioni di euro sono stati pesi praticamente a fondo perduto per l’opzione sull’acquisto dei terreni su cui doveva sorgere il Palais Lumière. «Abbiamo rischiato – spiega ancora Basilicati – perché credevamo molto in questo progetto di riqualificazione di Marghera legato alla Torre, ma altri potrebbero riuscire a portare a termine quello che noi abbiamo avviato, con costi esorbitanti, come un terzo della spesa prevista per oneri di urbanizzazione. Ma, nonostante tutto, se il problema del vincolo Galasso sarà rimosso, il progetto potrebbe andare avanti, anche se non seguito più direttamente da Pierre Cardin».

Enrico Tantucci

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