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La richiesta della Conferenza dei sindaci suffragata dai numeri: quattromila interventi in 17 anni, grande capacità d’attrazione

MIRANO. Quattromila interventi in 17 anni, pari a una media di 235 l’anno. Una capacità di attrazione del 30-40% sul numero totale degli interventi: 93 pazienti sui 223 complessivi dell’anno scorso sono arrivati da fuori Asl 13. Un costo medio per intervento di 10.700 euro che, a reparto chiuso, salirebbero invece a 19.100: quasi il doppio.

Sono questi i numeri vantati dal reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale di Mirano diretto da Alessandro Giacomin. Cifre che, in questi giorni, (alcuni) consiglieri regionali, sindaci di Miranese e Riviera, portavoce delle associazioni impegnate sul territorio stanno sottoponendo ai responsabili della programmazione regionale per invitarli caldamente a un ripensamento. In mancanza del quale nel 2015 entrerebbe in vigore quanto disposto dalla delibera di giunta numero 68 del 18 giugno scorso: dismissione di Cardiochirurgia Mirano, dismissione dell’unità operativa di Interventistica periferica e cardiaca strutturale. Come dire: interventi di angioplastica periferica e carotidea, impianto di valvole, chiusure di difetti cardiaci che rappresentano il 35% degli interventi annui effettuati dalla Cardiologia interventistica di Mirano. Chiuse l’una e l’altra si correrebbe il rischio di non garantire un ottimale funzionamento della Cardiologia, in quanto verrebbero meno le condizioni di sicurezza per gli interventi di Emodinamica.

I pazienti sarebbero costretti ad andare in altre Asl. Con quali conseguenze è facilmente prevedibile. Si ritornerebbe a lunghi tempi di attesa, con allungamento di quelle liste che la Regione sta faticosamente cercando di ridurre in ogni modo (ultimo, rivoluzionario, tentativo firmato dal governatore Luca Zaia: gli esami –Tac, risonanze – fatti di notte per massimizzare l’impiego dei costosi macchinari). La popolazione dell’Asl 13 che necessita di interventi cardiochirurgici dovrebbe rivolgersi ad altre strutture ospedaliere in cui sia presente una Cardiochirurgia. E questo, al di là della scomodità per i diretti interessati, comporta costi maggiori.

La dismissione della Cardiochirurgia di Mirano (che nel 2012 ha chiuso con un attivo di 2,3 milioni di euro) costerebbe all’Asl 13 circa 2,5 milioni. Ai mancati riconoscimenti dei Drg (diagnosis related group, letteralmente raggruppamenti omogenei di diagnosi, ovvero il sistema di retribuzione di un determinato intervento da parte della Regione) conseguenti alla chiusura della Cardiochirurgia, si dovrebbero sommare le fughe in altre Asl da parte dei pazienti della 13.

Ma c’è anche un altro rischio, quello adombrato dal presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13. «Chiediamo di prenda in considerazione di mantenere la Cardiochirurgia» ha scritto Fabio Livieri alla giunta regionale a nome dei colleghi dei 17 Comuni «quale specialità di eccellenza che garantisca un supporto all’ospedale di Mestre, il quale non è in grado di assorbire tutte le esigenze del territorio provinciale». Chiusa la Cardiochirurgia di Mirano potrebbe essere infatti cancellato anche quel 10-15% di interventi ad alto rischio che richiede la presenza di una Cardiochirurgia; percentuale che salirebbe al 50% considerando anche gli interventi di angioplastica oggi eseguiti nella Cardiologia miranese diretta da Berhard Reimers.

«La cancellazione di Cardiochirurgia annulla 17 anni di assoluto impegno per costruire un Dipartimento cardiovascolare di alta specialità ed economicità» conclude Aldo Tonolo, referente del Comitato Salvioli «Un intervento a Mirano costa la metà in quanto adotta un modello organizzativo leggero e che garantisce contemporaneamente la sicurezza dell’eccezionale attività di Emodinamica), primo reparto nel Veneto per numero di interventi. Ne conseguirebbe la dequalificazione dei servizi sanitari dell’intera Asl 13».

Massimo Scattolin

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