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IL COMITATO – I No Navi scrivono al Governo: fuori dal Bacino i colossi sopra le 40mila tonnellate e studi sull’impatto ambientale

Se non potranno essere presenti al vertice governativo del primo ottobre, i “No grandi navi” si sono attrezzati presentando formalmente la propria proposta alla Capitaneria di porto affinché la faccia propria e la trasmetta alla Presidenza del Consiglio.
Una proposta che si basa essenzialmente su un divieto: nessun nuovo canale potrà mai essere scavato in laguna senza procedere al suo riequilibrio idrogeologico.

«Lo afferma – dice Silvio Testa, portavoce dei “No navi” – la Legge speciale per Venezia del 1973 e del 1984, normativa che impedisce in ogni caso di trovare quella una via alternativa per le navi che il decreto Clini – Passera pone come condizione sospensiva alla sua efficacia. Se per legge non è possibile scavare nuovi canali, allora le vie alternative indicate dal decreto non possono essere di navigazione. Devono essere intese come percorsi logici diversi».

Dopo aver fatto il punto sull’impatto che hanno le grandi navi sulla vita della città, il comitato punta alla soluzione.

«Si applichi subito il divieto di transito per le navi oltre le 40mila tonnellate – continua testa – poi si facciano studi seri, autorevoli, non di parte per definire una soglia di compatibilità fondata su stazze, dislocamento, pescaggio, carburanti puliti e poi si fissi un limite di sostenibilità turistica complessiva assegnandone una quota invalicabile al crocierismo. Solo dopo si potrà decidere se e quante navi potranno continuare ad entrare in Marittima».

E se questo dovesse ammazzare l’economia che si fonda sulle centinaia di navi che passano attualmente?

«Se questo cambio di modello, unito ad una riconversione della Marittima a yacht e diporto funzionerà, il problema sarà risolto – conclude – se sarà giudicato insufficiente e la città deciderà di accogliere ancora le grandi navi, allora queste dovranno fermarsi fuori dalla bocca di porto nei modi che un concorso internazionale per progettisti suggerirà, eventualmente coinvolgendo gli armatori nei costi dell’operazione, come peraltro il Porto sta già immaginando di fare per la piattaforma offshore al largo di Malamocco».

 

PROTESTA – Gli operatori marittimi incroceranno le braccia domani tra le 11 e le 13, il porto sarà bloccato in uno sciopero inedito e i dipendenti delle società che ci lavorano manifesteranno tra Rialto e Ca’ Farsetti. Lo scopo è quello di far capire alla gente che oltre ai “No navi” ci sono migliaia di famiglie che con le navi ci vivono.

LO SCONTRO – Il livello dello scontro si è alzato improvvisamente dopo la manifestazione di sabato ” in canale della Giudecca. «Lo sciopero – attacca il comitato Cruise Venice – è contro le posizioni irragionevoli che prevedono alternative alla Marittima prive delle caratteristiche necessarie, con conseguenze devastanti per l’industria crocieristica. Il Governo prenda decisioni che tutelino questa realtà produttiva nel rispetto della salvaguardia ambientale lagunare a cui tutti tengono».

 

LA DENUNCIA – Beppe Caccia: «Pressioni e ricatti contro i lavoratori»

La denuncia è pesante e si chiedono chiarimenti al sindaco Giorgio Orsoni. In un’interrogazione, il consigliere Beppe Caccia (In Comune) denuncia che, in occasione di una manifestazione organizzata per domani, alle 11, a sostegno delle grandi navi prevista davanti a Ca’ Farsetti, alcuni dipendenti di imprese e società del settore portuale, si siano trovati a ricevere dai datori di lavoro, sms ed email con il “caldo invito” a partecipare al sit-in davanti al Municipio, pretendendo conferme per iscritto e con assicurazioni di pagamento come fosse una giornata di lavoro. «In alcuni casi – sottolinea Caccia – registriamo che sono state inviate notizie del tutto false e infondate (“se le navi saranno spostate a Marghera, non ci sarà più lavoro”); in altre la volontà dei datori di lavoro di pagare la protesta come giornata lavorativa. E poi chiedo: chi paga la massiccia campagna promozionale di Cruise Venice sui giornali? E in tutto questo non si può non notare il complice silenzio dei sindacati in questo clima di intimidazione, strumentalizzazione e ricatto messo in atto in violazione dello Statuto dei lavoratori».

 

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