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TAV – La beffa del progetto. A parole voluto da tutti che non arriva a Roma.

L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA DI VENEZIA FERRAZZI  «La verità? Per la Regione esiste solo il tracciato litoraneo»

«Il tracciato alternativo alla Tav non è stato affatto dimenticato dalla Regione. La verità è che per la Regione vale soltanto il progetto litoraneo, con il tracciato in tunnel fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo».

L’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi non appare per nulla stupito del fatto che il piano B per l’Alta velocità fra Venezia e Trieste sia rimasto in qualche cassetto a Venezia e a Roma. «Nella variante al Ptrc adottato dalla Giunta regionale in aprile è previsto il tunnel in gronda lagunare fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo. Il tracciato è indicato nella tavola 4 del piano, quello relativo alla mobilità».

Che non si tratti di una dimenticanza è provato dal fatto che il progetto sarebbe stato confermato una decina di giorni fa dal vice presidente della Regione marino Zorzato allo stesso Ferrazzi, preoccupato per le conseguenza della variante sulla programmazione urbanistica regionale.

Il piano regionale, adottato in Giunta ma formalmente non approvato in aula, prevede infatti una serie di vincoli che rendono impossibile intervenire sul tessuto urbano di Mestre; ignora il Quadrante di Tessera e per Porto Marghera indica una destinazione unicamente cantieristica e, quanto all’alta velocità, conferma il progetto di Italferr del 2011.

Così Ferrazzi, che a nome del Comune ha presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la variante, chiede che Palazzo Balbi ci ripensi: «Chiedo che la Regione abbia il buon senso di tornare indietro e rimettersi a discutere con i Comuni. La richiesta avanzata dal territorio al commissario nominato dal Governo di accantonare il tracciato litoraneo della Tav e potenziare la linea esistente è stata ignorata, e questo è un fatto inaccettabile». (a.fra.)

Tav, la beffa del progetto che non arriva mai a Roma

IL TERRITORIO – A parole tutti per il percorso lungo la ferrovia alternativo a quello vicino alle spiagge

CORTO CIRCUITO – Nessuno ha chiesto a Rfi di prendere in esame l’indicazione del territorio

Sembra la storia di Sior Intento, tutti a dire che il tracciato della Tav non può essere lungo la costa, che va affiancato alla rete ferroviaria esistente, che a Roma la cosa è stata detta e ridetta. Bene. E allora com’è che a Roma l’unico progetto esistente è quello della “litoranea”? Chi doveva dire che andava fatto il progetto alternativo? La Regione, come ha fatto intendere il commissario attuatore Bortolo Mainardi? Lo stesso commissario, come viene replicato a Palazzo Balbi? O il ministero all’Ambiente?

Il dato incontrovertibile è che in Veneto nessuno (ufficialmente) vuole la linea dell’alta capacità a costeggiare le spiagge. L’hanno detto i sindaci. L’ha votato all’unanimità il consiglio regionale, approvando il 28 giugno 2012 una mozione che impegnava il governatore Luca Zaia e la giunta a “richiedere al commissario straordinario maggiori approfondimenti progettuali e di attivarsi nei confronti di Rfi e Governo” affinché reperissero “risorse per il rafforzamento dell’attuale linea ferroviaria”. Poi è stata la volta del commissario Mainardi che sempre la scorsa estate ha consegnato – al governatore Zaia e all’allora ministro Corrado Passera – un dossier sul tracciato alternativo. Dopodiché nessuno ha fatto nulla. O, se l’ha fatto, senza sortire alcun risultato, visto che il gruppo istruttore della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) al ministero dell’Ambiente l’altro giorno ha dato un primo via libera al progetto litoraneo. L’unico progetto esistente. E qui si è aperta l’ennesima polemica: perché non c’è il progetto alternativo, quello della Tav parallela? Era la Regione Veneto a dover assumere l’iniziativa e a chiedere a Rfi di far progettare attraverso Italferr il progetto alternativo? In Regione Veneto dicono di no.

«È vero che a Roma non ci sono progetti alternativi, esattamente come non li abbiamo noi a Venezia – dice l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Renato Chisso – Ma Rfi sa che noi vogliamo valutare le comparazioni di tracciati alternativi».

Quindi Rfi deve far fare i progetti e su questo non si discute: ma chi deve “ordinarlo” a Rfi? L’unico ente titolato a chiedere a Rfi di fare un altro progetto – puntualizza il segretario regionale per le Infrastrutture, Silvano Vernizzi – è il ministero dell’Ambiente.

Certo, “politicamente” la Regione può far sentire la sua voce, come ha ribadito anche l’altro giorno Zaia, ma l’azione deve partire dal ministero. E se il gruppo istruttore chiederà a Italferr di presentare un progetto unitario e non per lotti, in sede di Via il Veneto potrà puntare i piedi: “Chiederemo di vedere le alternative progettuali”, dice Vernizzi. Che però non ci sono.

Domanda: la Regione Veneto nei confronti del ministero è stata poco chiara? nessuno l’ha ascoltata? forse non si è fatta sentire? «Noi siamo a favore della proposte di Bortolo Mainardi, è poco ma sicuro – ha detto l’altro giorno Zaia – Lo abbiamo scritto e detto in più occasioni. A Roma ci dicono che non sapevano nulla? Va bene, glielo scriveremo nuovamente».

A proposito: la commissione Via dovrebbe riunirsi entro l’anno. Ci sono un paio di mesi di tempo: chi avvisa Rfi di buttare giù un progettino?

 

LA REGIONE  «L’unico ente titolato a chiedere un altro progetto è il ministero dell’Ambiente»

Alta velocità, Veneto e Friuli al tavolo

Il vicesindaco di Portogruaro Villotta candida la città a sede del vertice: «E’ ora che i soggetti istituzionali delle due regioni si parlino»

«Sulla Tav è arrivato il momento che i soggetti istituzionali di Veneto e Friuli si siedano attorno allo stesso tavolo. Candidiamo Portogruaro quale sede di questo vertice».

Così il vicesindaco e assessore alle Infrastrutture, Luigi Villotta, dopo l’incontro con il sindaco di Bagnarìa Arsa, Cristiano Tiussi, coordinatore dell’assemblea permanente dei 19 Comuni friulani interessati alla realizzazione dell’importante e tanto discussa opera infrastrutturale.

«Ho voluto sentire la voce dei sindaci della Bassa Friulana – ha detto – perché è evidente, al di là di ogni procedura seguita e da seguire, che va chiarito come bypassare il Tagliamento. Bisognerà quindi capire bene se la concreta realizzazione riguarderà l’ammodernamento ed il potenziamento dell’attuale linea ferroviaria storica, con la possibile variante del nodo di Latisana, oppure il tracciato litoraneo con l’innesto a fianco della nuova terza corsia della A4 Venezia/Trieste proprio nella frazione di Lison, nel Comune di Portogruaro.

Tracciato litoraneo che oggi – ha spiegato l’assessore – sembra essere l’unico legittimato ad esistere a livello romano, malgrado la netta opposizione degli enti territoriali veneti interessati, Provincia di Venezia in testa, e l’alternativa proposta portata avanti dal commissario Bortolo Mainardi».

Il Comune di Portogruaro ha così scritto al Governatore Luca Zaia e alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, sottolineando la necessità di un confronto sul tema e candidando la città del Lemene ad essere sede di un «conclave».

«A questo tavolo, oltre al commissario straordinario Mainardi, a Rfi e alle categorie imprenditoriali, – ha aggiunto Villotta – dovranno sedere anzitutto i rappresentanti degli enti locali interessati, perché è unanime il parere che non si possa andare contro la volontà della gente. Rimane poi da approfondire bene cosa si intenda per Alta Velocità/Capacità, perché risulta fondamentale il suo rapporto con la previsione dei »Corridoi Europei” verso il Nord e l’Est Europa, il collegamento con il «Sistema Portuale» dell’Alto Adriatico e non ultimo lo sviluppo economico locale attraverso i collegamenti con i poli logistico-intermodali di Portogruaro/Fossalta e Pordenone”.

Il tema Tav sarà tra l’altro oggetto di trattazione nella Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale di lunedì prossimo, 30 settembre.

 

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