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Oggi protesta pro crociere, sfila il fronte del porto

Manifestazione davanti a Ca’ Farsetti. Orsoni: «Basta slogan, è l’ora delle scelte»

I comitati: «Non è uno sciopero, ma una serrata». Interrogazione di Casson

La battaglia navale si fa furiosa. Il Porto schiera i cannoni, i comitati affilano le armi. In vista della riunione convocata a Roma per martedì – all’ordine del giorno le soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco – la polemica si fa rovente. Flotta schierata, da una parte e dall’altra. Oggi alle 11 manifestazione davanti a Ca’ Farsetti del comitato Cruise Venice in favore della croceristica.

Duro attacco del comitato «No Grandi Navi»: «Non è uno sciopero del Porto ma una serrata padronale», scrive il portavoce Silvio Testa, «con ricatto occupazionale. Le aziende pagano i lavoratori perché vadano a manifestare, invitano tutti a essere presenti. Noi non siamo contro le crociere. Ma in laguna devono entrare solo navi piccole e compatibili». E le altre? Il modello di «crocerismo distruttivo» che il comitato combatte, trovando in questi giorni anche echi internazionali, in realtà non si ferma. Il numero – e le dimensioni – delle navi aumentano.

«Troveremo una soluzione», ha promesso il premier Enrico Letta. Il canale Contorta. Le ipotesi sul tavolo sono almeno quattro. Ma industriali, sindacati del Porto e Autorità portuale (insieme alla sua controllata Vtp) insistono: «La Marittima è per noi irrinunciabile». Dunque, le navi devono restare lì, ma potrebbero entrare dalla bocca di Malamocco. Scavando l’ormai famigerato canale Contorta Sant’Angelo. «Rimedio peggiore del male, con una nuova autostrada scavata nel cuore della laguna».

Casson. Il senatore del Pd Felice Casson ha presentato al governo una interrogazione urgente. «La scelte dei progetti», scrive, «deve essere fatta nello spirito e nei principi che regolano l’equilibrio idraulico e morfologico della laguna, come disposto dalla Legge Speciale». Dunque, continua, è necessario interessare in primo luogo il ministero dell’Ambiente. E affidare la decisione, conclude in modo piuttosto esplicito, «a un ente terzo che garantisca l’attendibilità scientifica, senza accontentarsi di istruttorie addomesticate gestiti da enti e uffici già dimostratisi in passato proni a interessi gestiti da società private come il Consorzio Venezia Nuova e le società croceristiche».

Marghera. Niente canali «distruttivi», dunque. Come le grandi navi dietro la Giudecca. Sul tavolo l’ipotesi del sindaco, già illustrata al ministero, di attrezzare banchine per grandi navi a Marghera. «Spostare alcune navi a Marghera», dice Orsoni in polemica con gli industriali, «è l’unica soluzione praticabile in tempi brevi. Non si perderà un posto di lavoro, anzi. È ora di smetterla con gli slogan, bisogna valutare in modo serio i rischi del passaggio di queste navi e l’insulto che fanno a Venezia».

Fuori dalla laguna. Ci sono anche le proposte drasticamente alternative. Cioè le navi fuori della laguna, con il nuovo terminal a Punta Sabbioni (progetto De Piccoli) oppure l’ipotesi di nuovo terminal a Santa Maria del Mare, nei cantieri del Mose, come proposto dal presidente Costa un anno fa. Lo scontro rischia di fare molti danni ma di lasciare le cose come stanno. Il ministro per l’Ambiente del Pd Andrea Orlando garantisce di no. «Subito il numero chiuso e si parta con la sperimentazione su Marghera», dice. Il suo collega delle Infrastrutture Maurizio Lupi (Pdl) sembra condividere. È premuto da Porto e aziende veneziane, consapevole che la scelta, dopo gli allarmi lanciati dai media mondiali, non è più rinviabile. Intanto le navi continuano indisturbate la loro processione in Bacino San Marco. Nonostante il decreto Clini Passera ne vietasse il passaggio dopo la tragedia della Costa Concordia.

Alberto Vitucci

 

La proposta alternativa di Lucio Narduzzi

«Interscambio per i croceristi a San Pietro»

Interscambio a San Pietro di Castello. Dove potrebbero arrivare barconi e motonavi se la Marittima fosse spostata Punta Sabbioni. Senza problemi di intasamento e di moto ondoso davanti a San Marco. Lucio Narduzzi, 75 anni, uomo di laguna e per decenni guida di turisti appassionati a bordo del suo motoscafo, rispolvera un suo progetto del 1988. Presentato al Comune ma mai preso in considerazione. Allora proponeva per ridurre il moto ondoso in Bacino San Marco – le grandi navi erano ancora «piccole» – di attrezzare un terminal d’arrivo per gli aliscafi a San Pietro, dove oggi c’è la fermata del motoscafo Actv Gira Città.

«Lì ci sono spazi adeguati», dice. La gente che scende dalle navi potrebbe arrivare qui in motonave, poi dirigersi all’aeroporto dove si arriva in 15-20 minuti. Ma anche addentrarsi a piedi nella città da nord est, allontanando la pressione su San Marco. Quello che si predica invano da decenni». Gli spazi ci sono. «E spostando il terminal grandi navi davanti al Mose», dice Narduzzi, «la Marittima si potrebbe riciclare come Ospedale, Università, luogo di mostre. Non si perderebbero posti di lavoro, anzi se ne creerebbero di nuovi senza scavare canali e fare disastri».

(a.v.)

 

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