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QUI ULSS 13 MIRANO-DOLO

Ginecologia senza primario: «Passo indietro»

Mirano salva “a tempo” cardiochirurgia, a Dolo resta un servizio di chirurgia

MIRANO – Rimane a Mirano l’attività di cardiochirurgia ma scompare un primariato di Ostetricia-Ginecologia, resta un servizio di Chirurgia all’ospedale di Dolo mentre non è ancora chiaro il futuro della struttura di Noale.

Rispetto alle schede ospedaliere diffuse a giugno, spicca la conferma a Mirano di Cardiochirurgia: le modifiche apportate dalla commissione prevedono un servizio in sinergia con l’Ulss 12 di Mestre, che rimarrà comunque il centro di riferimento. Mirano resterà un’importante sala d’appoggio fino a che Mestre non potrà garantire la copertura di circa 800 interventi mediamente richiesti ogni anno (il rischio era che ne rimanessero scoperti almeno 200).

Confermata pure l’attività di emodinamica periferica e il primariato di Riabilitazione e Recupero funzionale: aveva sede a Noale, ora si vedrà.

La netta suddivisione tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano è stata attenuata perché la commissione prevede un servizio chirurgico pure a Dolo: non ci sarà un’attività ordinaria con un primariato ma è previsto un «Week Surgery», reparto dedicato al ricovero breve e programmato.

Capitolo Ostetricia-Ginecologia: i due primariati di Dolo e Mirano diverranno uno unico, non si sa ancora dove, con il secondo sostituito da un’unità semplice.

Il possibile spostamento di altri reparti (Ortopedia e Urologia da Dolo a Mirano, Neurologia ed Oncologia da Mirano a Dolo) sarà valutato dalla direzione.

Non è ancora definito il futuro dell’ospedale di Noale: ne discuteranno la direzione generale dell’Ulss e la Conferenza dei sindaci, intanto lunedì alle 18 nella sala convegni dell’ospedale è convocato il consiglio comunale noalese per parlare proprio di sanità locale e del patrimonio immobiliare ospedaliero.

Il consigliere regionale Pigozzo (Pd) ha preso parte alla commissione e commenta: «Siamo parzialmente soddisfatti, importante la salvaguardia di Cardiochirurgia ma l’eliminazione di un primariato di Ostetrica-Ginecologia è un passo indietro».

Stessa linea per il sindaco di Mirano, Pavanello: «Accolte le richieste dei sindaci su Cardiochirurgia, ma Ostetrica-Ginecologia è un’eccellenza: solleciteremo la giunta a rivedere questo ridimensionamento».

Gabriele Pipia

 

SANITA’ VENETO

Schede al via, arrivano i letti per i pazienti Ue e il “Tripadvisor” degli ospedali

Alle 8 di mattina sono rimasti gli stoici: una decina di consiglieri (maggioranza carica di deleghe), l’assessore Luca Coletto, il segretario Domenico Mantoan che non hanno mosso un muscolo nella maratona della sanità. E naturalmente Leonardo Padrin, presidente della V. Commissione che, se sperava in una staffetta, è stato invece inchiodato allo scranno. Alla fine, dopo 12 anni di latitanza, il Veneto ha le sue schede sanitarie, licenziate ieri mattina dopo l’alba dalla V. Commissione e ora affidate (ci vorranno 3 settimane) alla giunta per il via. Coletto è soddisfatto: 758 apicalità, 7 in più della stesura originaria, taglio di 1200 posti letto per acuti e 600 nuovi letti per chi arriva da fuori regione. Moderatamente soddisfatto il territorio (la cura dimagrante di 5 ospedali imposta al Veronese tranquillizza chi pensava a uno strapotere scaligero), aree montane e disagiate tutelate. Scontenta l’opposizione: lamenta che il territorio sia troppo debole. «Abbiamo cercato di ascoltare anche la base – commenta Coletto – Credo che le audizioni, alla fine, abbiamo portato a un risultato positivo e che finalmente il Veneto abbia uno strumento su cui costruire il nuovo modello». E poi c’è la sfida dei posti letto per chi viene fuori regione. «Contiamo di introitare almeno 90 milioni, senza contare che stiamo anche puntando ai pazienti extra nazionali. Stiamo attendendo il recepimento nazionale della norma per studiare con le regioni un regolamento». E mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sogna un “Tripadvisor” degli ospedali per premiare le eccellenze, Coletto si sfrega le mani. «Noi ce l’abbiamo già, è l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), dove il Veneto ha un posto di grande rilievo» (db).

 

LE NUOVE SCHEDE OSPEDALIERE

SANITA’ Zaia: «Sì all’ospedale unico del Veneto orientale»

Le nuove schede ospedaliere: no di Venezia, Chioggia esulta

Dopo una maratona di 20 ore di discussione approvate dalla V Commissione regionale le schede ospedaliere. Venezia la più colpita dai tagli, con la perdita del 23 per cento dei posti letto all’ospedale civile. Chioggia ha ottenuto la conferma dei primariati già attivati, mentre il presidente della Regione Luca Zaia preme per l’ospedale unico nel Veneto orientale.

A Dolo un primario per la riabilitazione.  Chioggia conferma i suoi primariati

ALL’ANGELO – Potenziata cardiochirurgia che assorbirà gradualmente l’attività di Mirano

ITALIA DEI VALORI – Marotta: «Boicottate le nostre proposte»

Concluso con qualche prevedibile mugugno veneziano il dibattito sulle schede ospedaliere, punto cardine del nuovo piano sociosanitario. La discussione era iniziata giovedì verso le 11 a Palazzo Ferro Fini ed è proseguita ad oltranza per venti ore fino al voto alle 7.30 di ieri durante la in una maratona che ha portato all’approvazione dei numeri che approderanno in Giunta entro due-tre settimane al massimo, come ha assicurato il presidente della Regione Luca Zaia, per giungere al via libera definitivo.
Una riorganizzazione profonda, concettuale prima ancora che tecnica, che dovrebbe portare a un potenziamento dell’attività dei medici di base e una serie di strutture intermedie tra gli ospedali e l’assistenza domiciliare. Blindato il voto da parte della maggioranza. Su Venezia contrari si sono espressi il Pd, Italia dei Valori e Lega. Astenuto Carlo Alberto Tesserin (pdl).
«Cercheremo comunque di impegnare la giunta, con un’azione di lobby trasversale tra i partiti che questa volta dovrebbe essere condivisa – sottolinea Gennaro Marotta, Idv – perchè la Regione si faccia carico di pagare i 15 milioni di project financing dell’Angelo. Sono risorse che non possono essere messe a carico di un’unica Ulss, visto che l’ospedale è di riferimento anche per altre. E sono risorse importanti che potrebbero finanziare altri servizi sanitari».
ULSS 10 – La votazione sulle schede ospedaliere è stata fatta in previsione di un unico ospedale rispetto alle due strutture di San Donà e di Portogruaro. Per quanto riguarda la Casa di Cura Rizzola – posti letto invariati – l’attività di day surgery si trasformerà in week surgery.
A San Donà Chirurgia perde il primariato, diventa unità semplice dipartimentale e farà riferimento all’Unità operativa complessa di Ortopedia ma guadagna 10 posti letto. Ortopedia vedrà l’attivazione di 10 posti letto in più in week surgery.
ULSS 12 – All’Ospedale civile di Venezia confermato il paventato taglio del 23 per cento dei posti letto, che passano dagli attuali 404 a 310 in attuazione della delibera regionale. Andrà ad esaurimento il primariato di Otorino, mentre saranno aggiunti 50 posti letto per le strutture intermedie grazie a un emendamento proposto dal Pd.
All’ospedale all’Angelo sarà potenziata la Cardiochirurgia: finchè non sarà completamente operativa l’unità di riferimento provinciale continuerà a lavorare in collaborazione con Mirano, che andrà ad esaurimento.
Sarà istituita un’unità di psicologia ospedaliera a Mestre come riferimento provinciale in staff al direttore generale.
Al Policlinico San Marco verranno restituiti 20 posti letto in Ortopedia, 3 in Chirurgia generale (in week surgery) e 2 di terapia intensiva, mentre i 95 posti letto della riabilitazione funzionale scenderanno a 90 e ne spariscono 5 di Lungodegenza. Un’operazione che punta a mantenere la specializzazione ortopedica negli interventi programmati, che ha visto anche l’investimento della struttura in due nuove sale operatorie.
A Villa Salus è stato aggiunto in Medicina il servizio di Cardiologia e diabetologia, mentre non ci sarà più la chirurgia ortopedica a vantaggio del Policlinico San Marco che è più specializzato nel settore. Saranno attivati 7 posti in più per l’attività ginecologica e la procreazione medicalmente assistita.
Al San Camillo degli Alberoni saranno aggiunti 3 posti letto di riabilitazione funzionale, portando il totale a 100, quota che permetterà il mantenimento della caratteristica di Ircss dell’Istituto.
ULSS 13 – A Mirano sarà confermata ostetricia e ginecologia ma senza il primario, che lavorerà in un’unità semplice dipartimentale. A Dolo invece sarà attivata l’apicalità. Come detto l’attività cardiologica interventistica sarà gestita alle dipendenze di Mestre, finchè l’Angelo non sarà a regime per far fronte agli 800-850 interventi annui che vengono per quasi il 25 per cento dirottati su Mirano. Ad “esaurimento” a Mirano sarà prevista un’unità di chirurgia generale vascolare per mettere in sicurezza l’Emodinamica. Le schede prevedono inoltre l’attivazione di un’unità di Otochirurgia. Dolo perde chirurgia ma vengono attivati 25 posti in week surgery e viene destinato un primario per la riabilitazione e il recupero funzionale.
ULSS 14 – In Medicina generale sarà attivata un’unità semplice di malattie del ricambio e neurologia e una di day surgery multidisciplinare, con la conferma dei primariati già introdotti.

 

LE REAZIONI – Il sindaco: «Per l’ennesima volta ignorati i problemi della città»

Così cambia la sanità veneziana

Resta forte l’insoddisfazione nel capoluogo, che però porta a casa 50 posti letto in più nelle strutture intermedie

«Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere» È dura le reazione del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni all’approvazione delle schede ospedaliere per le 24 aziende sanitarie venete: «Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale». «L’esito della Commissione – continua Orsoni – penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini».
Aspre critiche anche dal responsabile sanità del PD veneziano Gabriele Scaramuzza che parla di una scelta che pregiudicherebbe l’accesso ai livelli essenziali di assistenza per i cittadini veneziani.
«Confermare il feroce taglio del 25% dei posti letto all’ospedale civile della città viola un fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini nei confronti dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale – scrive Scaramuzza – Non si riflette abbastanza sulla conseguenza logica che questi tagli avranno, e cioè sul fatto che la domanda oggi soddisfatta dall’ospedale civile di Venezia e dalle strutture accreditate nella terraferma veneziana si riverseranno sull’Ospedale dell’Angelo, compromettendo nei fatti il suo ruolo di polo di riferimento provinciale e mettendo in sofferenza, a catena, gli altri ospedali della rete provinciale».
Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, chiede che la Regione si faccia carico delle rate dell’Ulss 12: «Se l’Angelo serve a quattro Ulss, è sacrosanto che sia la Regione a pagare i 15 milioni di euro all’anno per 27 anni, senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Marotta descrive una maggioranza di centrodestra blindata che ha bocciato le proposte di PD e Idv contro i tagli dei posti letto.

M.Fus

 

Intanto chirurgia e ortopedia restano a S.Donà Cereser esulta

A Chioggia si esulta «Centralità confermata»

Preferisce non commentare le ultime novità riguardanti le schede ospedaliere di Chioggia, il direttore sanitario dell’Asl 14 Giuseppe Dal Ben. In realtà novità non ce ne sono: l’importanza dell’ospedale clodiense è stata infatti ancora una volta confermata, ma il parere della quinta commissione non è vincolante e quindi Dal Ben preferisce aspettare la chiusura di tutto l’iter procedurale prima di cantare vittoria. Soddisfatto il consigliere regionale del Pdl Carlo Alberto Tesserin: «Le schede ospedaliere – afferma – hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto, aggiungendo un ulteriore potenziamento sul fronte della diabetologia e del day-surgery». Il suo è un commento a caldo proprio dopo il lavoro che ha coinvolto la V commissione Sanità. «Tutte le modifiche positive introdotte a inizio estate dalla giunta sono state ratificate dalla V Commissione che su Chioggia ha votato all’unanimità – continua il consigliere chioggiotto – segno che la convergenza sul nostro ospedale è massima. Sono stati confermati quindi i nuovi primariati introdotti a inizio estate e l’aumento dei posti letto. Ma si è andati oltre, introducendo una unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery». Ora si attende il via libera della Regione.

Marco Biolcati

 

INCONTRO CON BRAMEZZA E TAMAI

Zaia spinge sull’acceleratore

«Avanti con l’ospedale unico»

Il governatore rompe gli indugi sulla struttura per il Veneto orientale

«Niente project financing, saranno utilizzati i fondi della Banca europea»

«Avanti tutta con l’ospedale unico del Veneto Orientale». È inequivocabile il messaggio dato ieri mattina da presidente della Regione Luca Zaia all’incontro con il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza e il presidente dalla Conferenza sindaci sanità del Veneto Orientale, Andrea Tamai. Un incontro che è servito a Zaia per spiegare soprattutto il progetto finanziario di una spesa preventivata di 170 milioni di euro. Non si farà ricorso al tanto contestato project financing, già utilizzato per l’ospedale all’Angelo di Mestre, ma saranno utilizzati i fondi della Bei (Banca europea d’investimento) in grado di erogare prestiti al tasso annuo del 1/1.5 per cento. In pratica dieci volte meno del tasso d’interesse annuo di un project financing. E questa non è una notizia da poco se si pensa che i nemici dell’ospedale unico puntavano proprio su una presunta mancanza di finanziamenti per mantenere lo status quo che vede il Veneto Orientale servito da 4 strutture ospedaliere di vecchia concezione, tre pubbliche (Jesolo, San Donà, Portogruaro) più la casa di cura privata «Rizzola» di San Donà. «Solo di bolletta di riscaldamento – spiega Bramezza – l’Asl 10 paga 5 milioni di euro all’anno. Una cifra che potrebbe in buona parte essere utilizzata per erogare servizi sanitari». Nonostante i dubbi dei sindacati, Cgil in testa, preoccupati per i posti di lavoro, la Conferenza dei sindaci, su iniziativa del nuovo direttore generale dell’Asl 10, ha votato all’unanimità un documento per realizzare subito l’ospedale unico in un’unica sede e non rinviare ad un futuro remoto una scelta così radicale. La Quinta Commissione Regionale ha accolto la nuova istanza che proveniva dal territorio modificando le schede ospedaliere, ora basate sull’ospedale unico. Ma poiché la struttura non potrà essere realizzata prima di 5 anni, la Quinta Commissione, ha rivisto le schede ospedaliere, in attesa che il nuovo nosocomio di rete sia realizzato. Così l’ospedale di San Donà, destinato inizialmente a perdere tutta l’area chirurgica, manterrà 10 posti letto di chirurgia (ora sono 24) più il day week surgery chirurgico, l’area ricoveri fino ad una settimana; conservati inoltre 10 posti letto di ortopedia (ora sono 32) e il relativo primariato. Nel frattempo è scattato il procedimento per la scelta del sito del nuovo ospedale. «In tutto – spiega Tamai, presidente della conferenza sindaci – sono 5 le candidature (San Donà, Portogruaro, Ceggia, Torre di Mosto, San Stino) che una commissione tecnica valuterà prima della ratifica in assemblea dei sindaci». Sulla scelta di mantenere temporaneamente chirurgia e ortopedia a San Donà grida vittoria il sindaco di San Donà, Andrea Cereser. «L’ospedale di San Donà – dice – mantiene chirurgia e ortopedia, ed è una vittoria del territorio. È la dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini».

Maurizio Marcon

 

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