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Parlamentari del Pd, della Lega, di Sel e di Scelta Civica attaccano: «Ignorata l’alternativa dell’affiancamento alla linea ferroviaria sempre sostenuta dal territorio»

È grave che la commissione Via abbia dato il primo avallo al tracciato litoraneo della Tav». Lo scrivono otto parlamentari veneziani di Pd, Lega, Sel e Scelta civica per sollecitare il Governo a chiedere un progetto alternativo per l’Alta velocità fra Venezia e Trieste che preveda il potenziamento della linea esistente. Il Governo uscente, con l’ex ministro Passera, aveva già preso in esame il “Piano B”, come sollecitato da una risoluzione di alcuni parlamentari veneziani della scorsa legislatura.

DOSSIER IGNORATO       «Necessario sviluppare l’alternativa»        Otto deputati veneziani chiedono di dare seguito al lavoro del commissario per un tracciato alternativo alla Tav nel Veneto orientale.

FERROVIA STORICA  «Necessario esaminare la proposta alternativa»

TRASPORTI Presa di posizione congiunta dei deputati di Pd, Sel, Lega e Scelta e Civica

Tav, rivolta bipartisan sul tracciato

Dura lettera dei parlamentari veneziani: «Grave che il ministero abbia dato il primo avallo»

Ad eccezione dei colleghi del Pdl ci sono tutti: deputati del Pd (Andrea Martella, Michele Mognato, Sara Moretto, Delia Murer e Davide Zoggia), di Sel (Giulio Marcon), Lega Nord (Emanuele Prataviera) e Scelta civica (Enrico Zanetti). Tutti d’accordo nel ritenere «grave che il gruppo istruttore della commissione Via del ministero per l’Ambiente abbia dato un primo avallo al tracciato cosiddetto litoraneo predisposto per la linea Tav nel tratto Venezia-Portogruaro». Ignorando di fatto lo studio del commissario straordinario ultimato nell’estate dello scorso anno.

Se a Venezia si punta il dito contro la Regione che si sarebbe “dimenticata” di chiedere un progetto preliminare sulla base del dossier del commissario Bortolo Mainardi, a Roma i parlamentari veneziani scrivono che «è assolutamente necessario sviluppare e prendere in esame la proposta alternativa al tracciato litoraneo». Una presa di posizione ferma e condivisa da un ampio fronte politico, un fatto rilevante considerato il delicato momento in corso.

Nella capitale, fra l’altro, l’ipotesi alternativa per l’Alta velocità era già arrivata: lo scorso gennaio i deputati del Pd Rodolfo Viola e Simonetta Rubinato avevano interpellato il ministro dello Sviluppo economico; e «le parole del ministro Passera – avevano dichiarato al Gazzettino – vanno nella direzione di quanto auspicato dai sindaci».

Ovvero un tracciato diverso da quello elaborato da Rfi e Italferr con il tunnel in gronda lagunare e il tracciato litoraneo nel Veneto orientale. Gli stessi parlamentari, con i colleghi leghisti Gianluca Forcolin, Corrado Callegari e Sabina Fabi, avevano firmato una risoluzione in commissione Ambiente che impegnava il Governo «a verificare la disponibilità da parte di Rfi per l’elaborazione di un nuovo progetto».

La caduta del Governo, le successive elezioni e la “dimenticanza” della Regione che dall’agosto 2012 era in possesso del dossier Mainardi hanno però bloccato il piano B per l’Alta velocità. Con il risultato che l’unico progetto “ufficiale” ha continuato a seguire l’iter amministrativo per l’approvazione.

Il commissario, che ha ormai esaurito il suo compito, ha però spiegato che c’è ancora tempo per rimediare, purché Governo o Regione chiedano a Rfi di redigere un nuovo progetto.

«Lo dice il commissario di governo», è il laconico commento ufficiale di Rfi, interpellata sull’argomento: «Siamo tecnici che realizzano scelte dettate e individuate» dai soggetti istituzionali, in base al contratto di programma per la realizzazione dell’Alta velocità. Come dire che se ci sarà la volontà politica di chiedere un “vero” progetto alternativo, con il potenziamento della linea esistente e l’eventuale quadruplicamento della linea differito in un secondo tempo, Rfi non potrà che adeguarsi alla richiesta.

 

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