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Gazzettino – Venezia. In piazza i paladini delle Grandi navi.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

28

set

2013

VENEZIA Contromanifestazione dei lavoratori delle crociere. In 600 in municipio: «Sindaco dei no global»

VENEZIA – Manifestanti davanti a Ca’ Farsetti in favore delle Grandi Navi

ORSONI  «Mistificazioni di chi in realtà vuole che non si faccia nulla»

Erano in cinque o seicento, arrivati ieri davanti al municipio di Venezia scandendo slogan contro il sindaco Giorgio Orsoni del tipo: “Orsoni sindaco dei No Global”. Loro erano i titolari e i dipendenti delle attività che gravitano attorno al porto crociere che, secondo il comitato Cruise Venice, sarebbero fortemente penalizzati se venisse abbandonato il sito della stazione crociere attuale alla Marittima. L’avvicinarsi della scadenza del vertice governativo primo ottobre, e con esso della scelta di mettere un freno al passaggio di navi sempre più grandi (ormai 333 metri di lunghezza) in bacino San Marco ha prodotto un’inedita alleanza tra datori di lavoro, dipendenti e organizzazioni sindacali. Tra queste ultime, presente in “piazza” c’era solo la Ugl, che nel settore marittimo ha un largo seguito, mentre la Cgil ha ribadito un punto di vista analogo in una conferenza stampa.
Il messaggio che doveva passare è “La Marittima non si tocca”. Una stazione che, con investimenti per 500 milioni è è diventata il primo home-port crocieristico del Mediterraneo.
«Ci rendiamo conto – spiega l’ad di Venezia Terminal Passeggeri, Roberto Perocchio – che la crescita dimensionale delle navi pone un problema, e abbiamo presentato anche delle soluzioni. Ciò che non comprendiamo è invece l’accelerazione del Comune, che sta cedendo a gruppi di pressione che non conoscono il problema».
Ai manifestanti è arrivata anche la solidarietà dalla Federazione nazionale degli agenti marittimi. «È importante – dice il presidente nazionale della Federagenti, Michele Pappalardo – non prendere scelte sull’emotività che poi nelle infrastrutture si pagano per anni».
Alla fine, il sindaco ha ricevuto una delegazione, ma questa è rimasta assai delusa dalle risposte. «Qui alla fine – è stato il commento all’uscita – non si rendono conto che stanno scherzando con migliaia di posti di lavoro. Dopo cosa faranno? Ci assumeranno tutti in Comune?».

«Sono dispiaciuto che la realtà venga mistificata così volgarmente – è la replica del primo cittadino – e intendo essere chiaro: ogni mia sollecitazione a trovare un’alternativa al passaggio delle navi a San Marco era stata accompagnata ed è accompagnata dalla richiesta di salvaguardare le attività e l’occupazione. Qui – continua – siamo di fronte ad una serie di equivoci alimentata da chi non vuole fare nulla. La verità è che il Comune ha sempre avuto grande attenzione allo sviluppo del porto e solo chi è in malafede può dire il contrario».

Sarcastico il commento di Beppe Caccia, consigliere comunale e tra i leader del comitato No grandi navi: «Considerando che chi partecipava era stato pagato la manifestazione è stata un flop».

Michele Fullin

 

LA PROCEDURA – Avviate dai tecnici le prime simulazioni. Al ministero pervenuti solo due progetti

Cinque proposte al vaglio del Magistrato alle acque

Al Magistrato alle Acque, organo periferico del Ministero delle Infrastrutture, di progetti per risolvere il problema del transito in bacino delle grandi navi ne sono arrivati cinque. Al Ministero dell’Ambiente, protocollati per essere successivamente sottoposti alla valutazione di impatto ambientale, ce ne sono soltanto due di ufficiali.

Nel frattempo si avvicina la data del 1. ottobre, in cui si attende che i ministri all’Ambiente Andrea Orlando, alle Infrastrutture Maurizio Lupi e allo Sviluppo Economico Flavio Zanonato prendano una qualche decisione su un problema che si trascina da anni ma che rischia improvvisamente di trasformarsi in un’emergenza.

«Abbiamo chiesto al Ministero di essere messi in condizione di fare una valutazione approfondita di questi progetti – spiega l’ing. Fabio Riva, dirigente dell’Ufficio Salvaguardia del Magistrato alle Acque di Venezia. Per ora stiamo facendo delle simulazioni, ma per esprimere dei pareri circostanziati sono necessari studi più dettagliati e per questo fondi specifici, per valutare le ripercussioni idrogeologiche sulla laguna. Per ora abbiamo ricevuto il progetto-Orsoni che prevede lo spostamento della Marittima a Marghera, quello di De Piccoli, quello dello scavo del Contorta Sant’Angelo, quello del retro Giudecca di Zanetti e mentre un quinto è arrivato solo giovedì. Ma per ora si tratta di alternative che non sono assolutamente confrontabili tra loro».

Dal Ministero dell’Ambiente, invece, trapela che di progetti ufficiali per ora ci sono solo quello proposto da Autorità portuale sullo scavo del Contorta e quello, ormai datato ma rispolverato, di De Piccoli. Questi due sono i soli formalizzati e già in grado di affrontare l’iter per la valutazione di impatto ambientale. Poi a livello informale si sa che il progetto di Zanetti è stato recapitato alla Capitaneria di Porto e che quello del sindaco Orsoni – più che un progetto si tratta di un’ipotesi con un insieme di considerazioni – è stato recapitato direttamente al Ministro Andrea Orlando.

La Capitaneria di Porto veneziana giocherà un ruolo particolarmente importante sulla scelta delle alternative per il passaggio delle navi: è l’organo tecnico che stabilisce le condizioni di navigabilità nei canali anche in base alle profondità e che prescrive i tipi di manovre perché i transiti avvengano in sicurezza.

Martedì, dunque, al vertice che si terrà con ogni probabilità nella sede del Ministero delle Infrastrutture, sarà difficile che venga privilegiata un’ipotesi piuttosto che un’altra, perché per entrare nel merito dei progetti la strada è ancora lunga e bisognosa di finanziamenti per gli approfondimenti. La riunione potrebbe però essere l’occasione per fissare il tetto massimo ai passaggi attuali, visto che si tratta di un correttivo a costo zero al quale si sono nel frattempo già dichiarati favorevoli sia il presidente di Autorità portuale Paolo Costa sia il sindaco Giorgio Orsoni.

 

LO SCONTRO – E Italia Nostra attacca la soprintendente Codello

«Signor ministro, la nostra associazione, ritenendo la Soprintendente Codello non all’altezza dell’incarico, chiede alla S.V. un’ispezione urgente che ne valuti le effettive capacità professionali sulla base degli atti, auspicandone di conseguenza la successiva rimozione».

Si conclude con la richiesta di un’ispezione ministeriale la lettera inviata al ministro dei Beni culturali Massimo Bray dalla sezione di Venezia di Italia Nostra. L’oggetto della lettera è un feroce attacco alla funzionaria, nella quale si dà conto di un giudizio negativo sul suo operato attraverso le approvazioni che da lei sarebbero state rilasciate.

Italia Nostra parte da un recente articolo apparso sulla stampa nazionale in cui la Codello era finita nel mirino. La lettera pone l’accento sulla “totale assenza della Soprintendente nel dibattito relativo allo scandalo del passaggio delle grandi navi nella Laguna di Venezia”. Su questo punto, peraltro, il ruolo della soprintendente potrebbe non essere così importante visto che la questione è stata presa di petto dal ministero.

E poi viene citato tutto un elenco di opere oggetto di controversia proprio con Italia Nostra, come le villette di Cà roman, il restauro del Fontego dei Tedeschi, il raddoppio dell’hotel Santa Chiara e il progetto per il nuovo ponte dell’Accademia, progetto questo mai realizzato.

 

Venezia, non solo grandi navi. Con un doloroso smarrimento

Vivere a Venezia, ovvero mantenere la calma per vedere se ci riesce di ragionare, nella speranza di trovare una via d’uscita. Di solito ci si comporta così almeno quando il mare è in gran tempesta e la nave rischia sul serio di affondare. E a proposito di navi, giustamente tutti, o quasi, protestano perché non accada qui da noi quello che è accaduto con la Concordia, una tragedia nemmeno immaginabile, e infatti si è visto come è andata.

Eppure c’è una riflessione che non in molti fanno e che, invece, va messa nel giusto conto quando si cerca di dare risposte sensate alle tante mutilazioni sociali, culturali, strutturali in genere che hanno portato all’agonia Venezia intesa come città in cui non si può più vivere normalmente, se per normalità intendiamo la tutela e la salvaguardia della straordinarietà di una storia, di un ambiente unico, in breve, di un’antica civiltà urbana.

E la riflessione riguarda le disorientanti apparizioni di quelle enormità naviganti attorno a cui si aggregano pulsioni negative dovute al fatto che le gigantesche forme in transito risultano ingiuste e aggressive nel loro sovrapporsi totalmente alla città, finendo con l’annullarla. Quelle “cose” smisurate nell’elevarsi a allucinazioni svuotano irreversibilmente Venezia nel momento in cui la occupano per intero e così la città subisce di continuo una invasiva spogliazione traumatica.

È anche in questo gigantismo assurdo, proprio nel suo ridurci tutti a minuscoli Gulliver, che dobbiamo cogliere la minaccia rappresentata dal diffondersi di un disagio collettivo crescente, portatore di paure e tensioni e che si fanno aggressività sempre più acute dopo che alla città è stata tolta la sua storia . Dunque città in provetta, artificiale, pertanto invivibile, se non per le decine di milioni di “visitatori” che la invadono. Parafrasando lo psicoanalista Massimo Recalcati, se a Venezia il leader è il Turismo, se a guidare la spogliazione sono trenta, quaranta milioni all’anno di “visitatori” significa che siamo precipitati ormai in “uno dei modi più patologici del fallimento dell’eredità”. Come canta in una sua canzone Francesco De Gregori, dalle nostre parti potremmo cantare “abbiamo perso la città … e per essere partiti chi ci ricorderà”.

Non so se preoccupazioni e timori del genere appartengono anche al partito, ai militanti, agli elettori di quel partito che da molto tempo – non manca tanto al mezzo secolo – è al governo della città. Comunque c’è da spaventarsi assai quando la tragedia volge in farsa. Due esempi soltanto. Il primo: pare che i vigili urbani abbiano diffidato un disoccupato che di notte va a togliere i lucchetti del Ponte dell’Accademia. Una vergogna questa dei lucchetti che alimenta varie forme di illegalità che di sicuro già ora sviluppano aree potenziali di criminalità. L’altro caso di passaggio alla farsa ci viene dalla candidatura di Venezia e dintorni a capitale europea della cultura per il 2019. Ne sentivamo il bisogno, visto che quaranta milioni di “visitatori” all’anno non sono sufficienti. Ne occorrono molti altri, almeno fino a quando l’ultimo nativo sarà scomparso. A coloro che programmano o partecipano alle tante feste di partito che di questa stagione si organizzano tradizionalmente, sottopongo questa riflessione dovuta a Robert Macfarlane, giovane scrittore inglese. – “Il pensiero, come la memoria, abita tanto le cose esterne quanto le regioni interne del cervello umano. Quando le corrispondenze fisiche del pensiero scompaiono, anche il pensiero, o la sua possibilità, si smarrisce”- Tutte le “corrispondenze fisiche”, tutte “le cose esterne” che pensiero e memoria riconoscono per essere Venezia se scompaiono, anche i nostri pensieri, le nostre memorie muoiono. Di qui il doloroso smarrimento che stiamo vivendo.

Franco Miracco

 

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