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Salvata Cardiochirurgia Soddisfazione a Mirano

Il Comitato Salvioli esulta, Pigozzo: «Ridimensionate Ostetricia e Ginecologia»

Come in un lungo, delicato intervento in sala operatoria, la Cardiochirurgia di Mirano viene salvata nella notte. Capovolte dalla quinta commissione regionale le schede di dotazione ospedaliera che prevedevano, tra le altre cose, la chiusura del reparto fiore all’occhiello del Dipartimento cardiovascolare miranese. Salvata l’alta specialità e l’economicità dell’unità operativa (un intervento a Mirano costa la metà grazie a un modello organizzativo “leggero” di stampo nordeuropeo), scongiurata anche la netta divisione tra polo medico e polo chirurgico tra i due ospedali dell’Asl 13, Dolo e Mirano.

Il decorso però è ancora tutto da decifrare.

In realtà la Cardiochirurgia miranese, più che rinascere, sopravvive: la commissione ha deciso di garantire la sua operatività in stretta sinergia con Mestre e sarà così fintantoché l’ospedale dell’Angelo non riuscirà a coprire gli 800 interventi annui previsti (oggi supera appena i 550).

Ma a contare oggi è soprattutto l’indicazione proveniente dai commissari: oggi la Cardiochirurgia di Mirano è essenziale all’intero sistema sanitario regionale. Plaudono alla decisione soprattutto i comitati e le associazioni che nelle ultime settimane avevano dato vita a una mobilitazione senza precedenti sul territorio: con le seimila firme raccolte in sei giorni, Cuore Amico raggiunge il suo scopo.

Anche il comitato Salvioli di Mirano è soddisfatto: «La mobilitazione è stata straordinaria, non si poteva non tenerne conto», afferma il coordinatore Aldo Tonolo, «lo consideriamo un primo passo per aprire nuove prospettive per l’ospedale di Mirano».

A uscirne rinforzata è anche Dolo. Sul fronte della specializzazione infatti la commissione riesce a trovare l’accordo per superare in parte la divisione tra poli medico e chirurgico, con l’ospedale di Dolo che manterrà un’attività chirurgica settimanale, la cosiddetta “week-surgery”, con ricoveri programmati da lunedì a venerdì.

Non soddisfa appieno invece la decisione di ridimensionare Ostetricia e Ginecologia: rimarrà un unico primariato, anche se con due reparti nei rispettivi ospedali. Da decidere quale dei due sarà declassato a unità operativa semplice. Soddisfatto il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo «per l’accoglimento delle richieste su Cardiochirurgia, quello su Ostetricia-Ginecologia però è un passo indietro, mentre resta non ben definito il futuro di Noale».

Filippo De Gaspari

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Il Veneto perde 1200 posti letto ma guadagna servizi e assunzioni

Tagli limitati, i primariati diventano 764 (+6), al via Odontoiatria per disabili e Psicologia in corsia

Zaia: «Svolta epocale». Coletto: «Riforma capillare». Il sì di Lega e Pdl, contrario il centrosinistra

Un giorno e una notte trascorsi a ritagliare il nuovo profilo della sanità veneta, fino al voto mattutino (erano le 8.10) che ha sancito l’approvazione delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale sostenute dalla maggioranza Lega-Pdl. Le schede sono il braccio operativo del nuovo Piano socio-sanitario, la road map quinquennale che mira a riformare la politica del welfare, sia nell’approccio al paziente che nella compatibilità finanziaria del sistema rispetto al previsto calo di stanziamenti pubblici. La commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Leonardo Padrin, ha sostanzialmente recepito la rotta tracciata dall’esecutivo di Luca Zaia: «Siamo già ad un passo epocale nell’organizzazione del settore che più sta a cuore ai cittadini, la salute», commenta il governatore «per curare al meglio la nostra gente abbiamo adottato un approccio innovativo: utilizzo più razionale delle risorse attraverso l’applicazione dei costi standard sui quali Roma continua colpevolmente a cincischiare; ventaglio terapeutico che prevede cure più moderne e tempestive; macchinari di ultima generazione disponibili per tutti e riduzione del ricorso, sempre sgradito, al ricovero ospedaliero. Sulle liste d’attesa, poi, parla per tutti il grande successo che sta riscuotendo l’operazione Ospedali aperti di notte».

Ma in che consiste, nel concreto, il processo in atto? In Veneto l’«industria della salute» assorbe oltre il 60% del bilancio regionale (8,3 miliardi all’anno), vanta conti in attivo e occupa 58 mila persone, distribuite tra pubblico (88% del totale) e privato. È un colosso, che si snoda in 51 ospedali e 25 tra Ulss e Aziende. È attrezzato per offrire prestazioni di qualità elevata ma sconta tuttora una vecchia concezione «generalista» che privilegia la degenza rispetto alla cura diffusa sul territorio, concentrando così energie umane e materiali su una rete ospedaliera non immune da duplicati, sacche di inefficienza, esuberi.

La riforma in cantiere prova a invertire questa tendenza, riducendo anzitutto i posti letto con un taglio di 1200 unità che ne fissa il limite a 17.300; introducendo un blocco sostanziale dei primariati – ne sono stati concessi 6 in più rispetto agli attuali 758, andranno a Verona (2), Padova (2), Alta Padovana e Iov – e avviando la fusione dei reparti «doppione» più vistosi. In effetti, la scure annunciata e paventata da più parti, somiglia molto a un temperino che infine ha accolto più istanze di quante ne abbia respinte. Tanto più che accanto all’istituzione di dipartimenti ex novo – quali l’Odontoiatria per disabili e la Psicologia ospedaliera – compare lo sblocco de facto delle assunzioni, decretato da un atto che vincola la Regione a coprire l’organico (oggi carente) dei servizi attivati. Chi scommette sul potenziamento delle cure sul territorio come alternativa al ricovero sistematico, è l’assessore Luca Coletto: «In Veneto non si era mai vista un’articolazione così capillare e tarata sulle necessità delle persone a cui rispondere vicino a casa e fuori dagli ospedali per acuti. Penso agli ospedali di comunità e alle medicine di gruppo, da far partire subito; al rafforzamento del sistema di urgenza-emergenza; alla diffusa presenza di punti di primo intervento e di servizi per la diagnostica». Nel frattempo, proteste e critiche non mancano… «Come sempre, quando viene varata una riforma di tale portata, c’è chi storce il naso e chi grida alla mannaia. Esorto tutti a non fare demagogia, se qualche aspetto del piano non darà le risposte attese c’è la massima disponibilità a porvi rimedio». Dove l’allusione corre al dibattito in aula che potrebbe riservare ritocchi all’impianto di base. In commissione (pur tra momenti collaborativi che hanno indotto Padrin a plaudire «il dialogo costruttivo tra persone oltre gli steccati politici») l’opposizione ha espresso voto contrario. «Al di là di alcune correzioni positive, la strada imboccata è chiara: tagliare posti letto ospedalieri senza garantire in cambio servizi e risorse nei territori. Quando e dove vedranno la luce gli ospedali di comunità, gli hospice, i centri per l’alzheimer e la sclerosi multipla?», chiede Claudio Sinigaglia (Pd) «perché dimezzare il numero dei distretti? Perché eliminare un gran numero di responsabili di psichiatria per l’infanzia e l’adolescenza, la disabilità e la non autosufficienza? Su questi nodi rimane il buio assoluto». Soddisfazione dalla Lega, per voce di Federico Caner e Arianna Lazzarini («La nostra sanità ci rende orgogliosi») e da parte del capogruppo pidiellino Dario Bond («Un buon lavoro, il punto d’equilibrio è stato raggiunto») mentre Antonino Pipitone, medico-consigliere dell’Idv parla di «errori e incongruenze» e Antonio De Poli (Udc) liquida il tutto «uno spot propagandistico di Zaia».

Filippo Tosatto

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Il “Forum” sul piede di guerra

Lihard: «Prima di applicare il piano, vanno garantiti i servizi territoriali»

La rabbia del Forum emergenza sanità si fa sentire dopo l’approvazione delle schede ospedaliere regionali che, ancora una volta, hanno pesantemente penalizzato gli ospedali di Venezia e Mestre. «Partiamo dal presupposto che siamo contrari a questi tagli», premette Salvatore Lihard, «ma a questo punto riteniamo che prima di andare ad applicarli, si devono garantire tutti i servizi territoriali. Le strutture intermedie previste dal Piano sociosanitario regionale dovranno essere in grado di garantire adeguata assistenza ai cittadini prima che quei 175 posti letto vengano definitivamente tagliati. E tanto per cambiare la Asl 12 è la sola in Veneto che non ottiene nulla, ma che vede ridursi continuamente i servizi. Il Forum ribadisce quella che ritiene una emergenza sanitaria per il centro storico, con un ospedale ormai al collasso, senza il minimo rispetto della specificità veneziana che era stata invece garantita. Senza contare che l’Angelo a Mestre rischia comunque di risentire dei tagli di posti letto, soprattutto ora che deve diventare a tutti gli effetti un ospedale di riferimento provinciale». Domenica scorsa il Forum che racchiude in sé 36 tra associazioni e comitati cittadini, aveva manifestato in campo SS Giovanni e Paolo per chiedere garanzie e tutela dei cittadini sotto il profilo della sanità. Centinaia di persone avevano fatto sentire la propria voce, ma evidentemente non è bastato neppure questo. A questo punto vigileremo e saremo molto attenti», prosegue Salvatore Lihard. «Si deve trovare una soluzione per quei distretti sociosanitari che non erogato più di sei ore al giorno di assistenza infermieristica domiciliare, così come è chiaro che ci sia un problema per i trasporti di emergenza e urgenza. Le idroambulanze non bastano più, l’elisoccorso va garantito. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa, con due tentati omicidi e le vittime trasferite a Mestre invece di tenerle al Civile. La mobilitazione continuerà, perché i servizi al territorio dovranno essere ben altri, invece qui si vanno ad accorpare i distretti, e questa situazione non ci soddisfa per nulla». (s.b.)

 

Il consigliere Marotta: «Qui troppi sacrifici»

Pigozzo promette: «Non molleremo l’osso»

«Sono stati limitati i danni al Policlinico, ma Venezia ha subito troppi tagli». Così il consigliere regionale Gennaro Marotta che aggiunge: «Nei prossimi giorni ci riserveremo di sentire i colleghi consiglieri veneziani sui costi del project financing dell’Angelo. Vorremmo presentare una risoluzione che impegni la Regione a farsi carico in toto delle pesantissime rate che strangolano i conti dell’Asl 12. Se l’Angelo serve quattro aziende, è sacrosanto che sia la Regione a pagare senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Un concetto che ha ribadito anche il consigliere comunale Gabriele Scaramuzza (Pd), secondo il quale «con i 18 milioni di euro risparmiati ogni anno, entro un biennio l’Asl 12 sanerebbe il proprio deficit. I tagli delle schede invece non garantiscono la specificità veneziana, e chi ha fatto ciò si dovrà assumere le proprie responsabilità». Per il consigliere regionale Bruno Pigozzo «non siamo di fronte a una battaglia persa, perché comunque qualcosa siamo riusciti a ottenere. Ma non molleremo l’osso e adesso dovremo ascoltare Asl 12, privati e Conferenza dei sindaci per capire quali criteri adottare sul territorio, ma prima di tagliare i posti letto ospedalieri dovrà essere arrivata in toto la rete territoriale». Deluso il vicesindaco Sandro Simionato: «Non è stato ascoltato nulla di quanto proposto come Conferenza dei sindaci e ci chiediamo a cosa sia servita la parata di consiglieri regionali vista nei giorni scorsi al Civile. L’esito del voto in V commissione non ci soddisfa e siamo preoccupati. Speriamo che la Giunta regionale ritocchi queste scelte, visto che il voto della commissione non è comunque vincolate per la approvazione definitiva della delibera». (s.b.)

 

Angelo e Civile penalizzati Orsoni: «Subito correttivi»

Eliminati 175 posti letto e Venezia perderà il primariato di Otorinolaringoiatria

Il San Marco tira un sospiro di sollievo, salvata la Chirurgia ortopedica

Gli ospedali veneziani devono dire addio a 175 posti letto. La V commissione regionale ha approvato a maggioranza le schede ospedaliere da inserire nel nuovo Piano sociosanitario veneto, e chi paga il conto più salato sono proprio gli ospedali di Mestre e Venezia, entrambi gestiti dall’Asl 12. Sono 106 i posti letto destinati a scomparire dal Civile e 69 quelli messi fuori gioco all’Angelo. Un iter che l’Asl 12 dovrà completare entro tre anni. Il presidente della V Commissione, Leonardo Padrin, ha voluto chiudere subito una partita che si trascinava da mesi, per la quale i consiglieri di opposizione hanno tentato fino all’ultimo di far prevalere la necessità di stabilire prima i servizi territoriali. In questi, dove la dotazione di posti letto è a quota 213, la V commissione ha previsto un’aggiunta di 50 posti, in una sorta di compensazione che però al momento resta sulla carta, visto che il progetto va e finanziato per i prossimi anni. L’Angelo, che nel frattempo riceverà da Villa Salus tutto il peso del suo Punto nascite, non avrà altri tagli, mentre il Civile, che già boccheggia di suo, oltre ai 106 posti letto in meno in vari settori, vedrà col tempo cessare il primariato di Otorinolaringoiatria. Nel corso della discussione in commissione a Palazzo Ferro Fini, l’Italia dei Valori ha tentato fino all’ultimo di far inserire il primariato di Alimentazione e scienze della nutrizione, un’unità operativa complessa che avrebbe permesso anche di reggere il primariato di Diabetologia e malattia endocrine, ma c’è stato il no. Policlinico. Al San Marco ieri devono aver tirato un mezzo sospiro di sollievo. Se è vero che c’è stata una riduzione di posti letto anche per la clinica di via Zanotto, non è stata azzerata la Chirurgia ortopedica, vero fiore all’occhiello della struttura. Solo due anni fa erano state ampliate le sale operatorie, chiudere tutto sarebbe stato un autentico delitto, e qualcuno lo deve aver recepito. Succede quindi che il Policlinico manterrà la maggior parte dei suoi posti letto, tra cui quelli che parevano in bilico, vale a dire i 10 di Geriatria e i 25 di Medicina generale (Hospice), mentre quelli di Chirurgia passeranno da 55 a 25. Spariscono quelli di Chirurgia non ortopedica (15) e altrettanti di Ortopedia, dove sono confluiti 5 posti letto tolti a Lungodegenza e altrettanti a Riabilitazione funzionale. Villa Salus. Poche le questioni che toccano la clinica del Terraglio. L’indirizzo ortopedico che voleva essere dato dalla Giunta regionale scompare, dal momento che il Policlinico manterrà la sua vocazione. Rimangono i 12 posti di Chirurgia generale proposti, così come i 7 di Ostetricia e Ginecologia, ma destinati probabilmente a essere poi assorbiti dall’Angelo. Il sindaco. «Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere. Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale. Cercheremo di intervenire fin da subito con la Giunta regionale ribadendo la validità delle nostre posizioni, che sono quelle dell’intero territorio veneziano e della sua comunità». È quantomai contrariato Orsoni per il voto di palazzo Ferro Fini: ieri mattina ha intrattenuto una lunga conversazione con il direttore generale dell’Asl 12. «L’esito della votazione penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini. Apprezzo la disponibilità del governatore Zaia, attraverso l’assessore Coletto, che si è detto disponibile a porre rimedio alla mancanza di risposte che questo Piano sta dando ai territori. Quello veneziano in questo senso è caso emblematico e con Zaia cercheremo fin da subito di attivare tutti i correttivi necessari».

Simone Bianchi

 

Certezze per San Donà, Jesolo resta al palo

Le cifre dell’Asl 10 del Veneto orientale, soddisfazione a Portogruaro che mantiene le posizioni attuali

Certezze per San Donà e Portogruaro, ma Jesolo vacilla ancora sui futuri posti letto concessi. Le schede regionali dell’Asl 10 sembrano preservare sostanzialmente lo status quo, con qualche concessione, per preparare già il terreno al futuro ospedale unico. Il consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese, ha subito fornito un riassunto: «Tiene Portogruaro, mentre San Donà ha conquistato il polo medico e anche quello chirurgico e ortopedico, diversamente da quanto previsto. Jesolo conserva il polo riabilitativo, ma perde i 10 posti letto che erano stati richiesti e questo non è stato un bel segnale». Chi esulta è dunque San Donà che non perde del tutto la chirurgia che era stata assicurata solo a Portogruaro. «L’ospedale di San Donà mantiene Chirurgia e Ortopedia, ed è una vittoria del territorio», ha detto il sindaco, Andrea Cereser, «è quanto risulta dalla modifica delle schede sociosanitarie recepita dalla Regione, dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini. Non è passato il concetto di specializzazione spinta dei poli ospedalieri che, di fatto, avrebbe sottratto chirurgia a San Donà e medicina a Portogruaro. È stata invece approvata la week surgery chirurgica e ortopedica a San Donà e la Regione ha assicurato che le attuali strutture continueranno a garantire il servizio ai cittadini fino all’eventuale apertura dell’ospedale unico. Sono ora da definire tempi e modi per la realizzazione dell’ospedale unico e possibilità di reperimento dei fondi». Ormai il progetto di unica struttura sanitaria per il Veneto orientale sta prendendo piede, anche se ci sono delle perplessità sul territorio. L’ex onorevole Luciano Falcier, a esempio, ha insinuato dei dubbi sulla scelta di un’area al centro del Veneto orientale, che spingerebbe San Donà a guardare a Treviso. E ha lanciato l’idea di un solo ospedale, ma a San Donà, più Jesolo con pronto soccorso e riabilitazione. Dal Consiglio comunale di Jesolo si levano le prime proteste. «La discussione sviluppata senza tregua dal partito democratico in Regione», dice il capogruppo del Pd di Jesolo, Damiano Mengo, «ha prodotto grandi risultati per l’ospedale. Il Pd ha ottenuto che, a prescindere dall’ospedale unico di cui si discute da un pezzo, la città di Jesolo continuerà ad avere anche una propria struttura con indirizzo riabilitativo. Rimaniamo tuttavia molto amareggiati dal diniego della Regione per cui alla richiesta di dieci posti letto in più, che si aggiungano ai venticinque esistenti, come segno di effettiva buona volontà nel mantenere assistito un territorio a livelli ottimali, la risposta sia un secco no senza fornire motivazioni adeguate. Ancora una volta una maggioranza regionale che guarda a Jesolo e ai suoi cittadini senza sufficiente attenzione e un direttore generale la cui volontà è indirizzata altrove. Ciò non significa che l’impegno del Pd verrà meno: gli verranno moltiplicati per raggiungere il giusto equilibrio tra esigenze del territorio e decisioni generiche calate dall’alto».

Giovanni Cagnassi

 

Chioggia premiata ma Casson aspetta 7 milioni e mezzo

«Eravamo i “peggiori”. Ora non lo siamo più». È il commento a caldo del primo cittadino di Chioggia, Giuseppe Casson, alle notizie che arrivano sulle nuove schede ospedaliere dell’Asl 14, approvate all’unanimità dalla V Commissione regionale l’altra notte. Del resto era proprio sul ritardo di cui soffriva l’ospedale di Chioggia, rispetto alle altre strutture del Veneto, che si era incentrata la battaglia delle forze politiche, degli enti locali e dei consiglieri regionali per ottenere qualcosa in più. E la Regione aveva promesso a Chioggia posti letto, apicalità e strutture intermedie che la commissione sanità ha confermato e che ora attendono l’ok definitivo della giunta regionale. «Le schede ospedaliere hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto», dice il consigliere Pdl Carlo Alberto Tesserin. «Sono stati confermati i nuovi primariati ((Pediatria, Laboratorio analisi e Riabilitazione funzionale) e l’aumento dei posti letto per acuti (18). Ma si è andati oltre, introducendo un’unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery. Tutto questo è un’importante garanzia per il futuro del nostro ospedale». E qui si inserisce Casson, che sollecita l’erogazione dei «7 milioni e mezzo necessari al completamento del Pronto soccorso e le nuove sale operatorie, per garantire la funzionalità della struttura». E resta aperta la partita dei servizi territoriali. Se Cavarzere sembra poter sorridere per la previsione di 12 posti letto di ospedale di comunità («Aspetto conferme ufficiali», dice il sindaco Tommasi, «non so ancora nulla dei posti richiesti per l’ampliamento della Ctrp») a Chioggia si spera negli ulteriori 33 posti che dovrebbero servire per un altro ospedale di comunità, da realizzare in collaborazione con l’Ipab, e un hospice per malati terminali, «un servizio» conclude Casson «che potrebbe avere valenza territoriale più ampia, per esempio per i residenti del Delta».

Diego Degan

 

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