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La rabbia del fronte del porto contro il trasloco delle crociere

In centinaia davanti a Ca’ Farsetti, fischietti, slogan e cartelli: «Giù le mani dal nostro lavoro»

I manifestanti sono contrari al trasferimento del terminal dalla Marittima a Porto Marghera

Tutti a saltellare a ritmo di slogan: «Orsoni, sindaco triestin!». «Giù le mani dal nostro lavoro». Ma anche «Silvio Testa (portavoce del comitato NoGrandiNavi, ndr) dove sei?», «Caccia e Orsoni fuori dai….». Striscioni con il classico di questi giorni «Basta bugie», «No global, No Grandi Navi vergognatevi, remate contro la nostra città». Fischietti, trombette assordanti, slogan gridati al megafono per due ore. I “Sì-Nav” sono scesi in piazza: circa 5-600 persone – secondo le stime della Digos – tra operatori portuali, portabagagli, ormeggiatori, rimorchiatori, agenti marittimi, hostess, guide turistiche, vetrerie di Murano, sindacalisti – i dipendenti presenti hanno la giornata pagata, il porto funziona regolarmente – hanno cinto un rumoroso assedio ieri mattina Ca’ Farsetti, “incartando” di striscioni il ponte di Rialto. Non vogliono assolutamente che le navi lascino la Marittima per Marghera. Ci arrivino per il canale che Scelta Civica vorrebbe scavare lungo la Giudecca o per il Contorta dell’Angelo, che piace più al presidente del Porto Costa, ma vogliono che le navi arrivino domani dove arrivano oggi: «Basta decisioni sulla testa dei lavoratori, le crociere alla Marittima occupano oltre 5 mila persone dando da mangiare ad altrettante famiglie» e «spostare il porto dalla Marittima significa buttare via decine di milioni di euro di investimenti pubblici, a favore di chi?», si legge nel volantino distribuito. Il fronte del porto serra le fila, alla vigilia della riunione romana convocata per il 1 ottobre dal premier Letta, con i ministri Lupi, Orlando, Bray, il presidente del Porto Costa, il sindaco Orsoni e il presidente Zaia, la Capitaneria di porto. Ed è muro-contro-muro con Ca’ Farsetti. Perché se è vero – come ricorda ogni pie’ sospinto anche lo stesso presidente del porto, Paolo Costa – che a decidere sulla permanenza o meno delle mega navi in Marittima e su come allontanarle dal Bacino di San Marco dev’essere l’Autorità Marittima e non il Comune, alla fine tutti se la prendono comunque con l’amministrazione: i No-Nav sabato scorso a mollo nel Canale della Giudecca – salvagenti-umani ferma-navi – perché il sindaco ha detto che creare un porto a mare per allontanare le navi dalla laguna è fantasmagoria e i Sì-Nav, in corteo ieri, perché Orsoni caldeggia il trasferimento immediato a Marghera almeno delle navi più grandi, se non altro per dare un segnale concreto in attesa di una decisione definitiva. Al termine dell’incontro con il sindaco – che ha ricevuto una delegazione, per una mezzora – i toni dei manifestanti sono furiosi. «Una chiusura totale», commenta Emilio Gamba, vice presidente di Venice Cruise, il comitato degli operatori portuali che ha organizzato la manifestazione, «il sindaco si tira fuori dal problema dicendo che la decisione spetta al ministero, ma vuole subito Marghera. Quello che non accettiamo è la fretta di chiudere: noi una soluzione al passaggio delle navi davanti al bacino l’abbiamo data ed è lo scavo del canale accanto alla Giudecca . A Marghera non si può andare perché non c’è nulla di nulla per accogliere i passeggeri, non ci sono strutture, niente». «Abbiamo il sindaco Noglobal», tuona Igor Tomasini, presidente dei portabagagli, «che gli dico alle 170 persone che lavorano con me e che con mille euro al mese sfamano la loro famiglia, che resteranno senza lavoro? Perché portare le navi a Marghera significa uccidere le crociere: siccome la politica ha tempi lunghi per prendere la decisione di scavare un canale, alla fine a rimetterci dobbiamo essere noi?». In un durissimo comunicato, Venice Cruise parla di «atteggiamento irresponsabile» e «di sospetta intransigenza» del sindaco: «Chiede l’immediata applicazione del Clini-Passera, senza curarsi minimamente delle migliaia di posti di lavoro che andranno persi. Ad Orsoni non interessa l’angoscia e il dramma delle famiglie che rimarranno senza occupazione, non importa che l’annullamento della crocieristica a Venezia determinerà per la regione la perdita di tutto l’enorme indotto economico che riguarda molteplici imprese fornitrici delle navi, essendo Venezia home-port, é il crollo di tutte le attività delle filiera». «È impossibile far convivere in lungo il Canale dei Petroli le 4 mila navi del traffico commerciale, il cui futuro sono i container, veloci, precisi, schedulati, con le mille navi da crociera (2 mila transiti) e 2 milioni di passeggeri che devono avere strutture adeguate», incalza Mirco Santi a nome degli agenti marittimi, «le navi commerciali non possono stare ferme per dare la priorità alle passeggeri: una mancata partenza, un ritardo costa decine di migliaia di euro. Un porto non può funzionare così: muore. Così si fa Disneyland».

Roberta De Rossi

 

«La bugia è che il Comune voglia chiudere la logistica»

Il sindaco replica alle accuse e rilancia: «Coloro che non vogliono fare nulla di innovativo alimentano la confusione»

«Nell’immediato una qualche soluzione al transito delle navi davanti al Bacino di San Marco, che tenga presente in primis i livelli occupazionali, deve essere presa», «e scavi più o meno fantasiosi di canali o lavori non realizzabili prima di quattro o cinque anni possono essere una soluzione solo per il medio-lungo periodo»: «Porto Marghera è una risposta a breve, parziale, per le navi più grandi e nel limite di compatibilità con la gestione del porto commerciale, ma una risposta immediata».

Così il sindaco Giorgio Orsoni rispedisce al mittente stiletto-per-stiletto ogni accusa ricevuta: non ci sta a fare la parte dell’ammazza-lavoro. Ribadisce quel che per lui si può fare subito: trasferire a Porto Marghera alcuni scafi maggiori. «Ma ho sempre detto “se”: in subordine all’agibilità del porto commerciale e dell’occupazione». Tra le banchine di Porto Marghera non è andato, ma è convinto si possa fare, con la disponibilità degli armatori a realizzare le strutture.

«Alla base di tutto ci sono gli equivoci indotti da chi non vuole fare nulla», ha replicato il sindaco alle proteste, «quando si cerca di fare qualcosa di innovativo in un caso si dice che abbiamo fretta, nel secondo che è a rischio l’occupazione: sono slogan che abbiamo già sentito in occasione della delibera sulla gestione del casinò. In questo caso, la bugia è che il Comune vuole uccidere il porto commerciale di Marghera – quando in tutti gli strumenti urbanistici approvati se ne prevede lo sviluppo – e anche il mercato crocieristico: e chi lo dice può essere solo in malafede».

«Di certo», insiste, «certe navi hanno dimensioni incompatibili con la città e lo certifica il decreto Clini-Passera e l’opinione pubblica mondiale. Come porre rimedio a questa situazione complessa sarà il ministero a dirlo, ma il Comune ha il dovere di sollecitare una rapida soluzione: si deve decidere, non si può restare fermi. Non ci troveremmo in questa situazione se il porto avesse agito per tempo: il Comune non ha competenze. Il porto è una ricchezza e mistifica la realtà chi dice che io voglio ucciderlo e c’è una delibera del Consiglio comunale alla quale mi attengo».

Una risposta al capogruppo Udc Simone Venturini, ieri tra i manifestanti: «Se il sindaco ha davvero un progetto per Porto Marghera, lo tiri fuori dal cassetto e ce lo mostri. Altrimenti trasferire le crociere a Marghera significa ucciderle».

«Una manifestazione-flop», va giù duro consigliere Beppe Caccia (capogruppo lista In Comune, in maggioranza con Venturini), «parlano di 5 mila posti di lavoro e poi erano in 400, «con i lavoratori pagati e ricattati per essere in manifestazione. Portare le navi a Marghera non ucciderà le crociere e, anzi, darà lavoro per realizzare le nuove strutture, liberando la Marittima».

Roberta De Rossi

 

I grillini al Governo «Valutare bene tutti i rischi»

«Scavare un canale dietro la Giudecca vorrebbe dire prelevare 7 milioni di metri cubi di fanghi dai fondali della laguna. Un colpo all’equilibrio del bacino lagunare».

Il Movimento CinquesStelle lancia l’allarme morfologico. «Tra le alternative sul tavolo», dicono, «c’è il nuovo canale Contorta e il canale dietro la Giudecca per far restare le grandi navi in Marittima. Ma bisogna stare molto attenti alle ripercussioni sull’ambiente».

Lo scrive ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente il parlamentare grillino Marco Da Villa. Un’interrogazione lunga e dettagliata, che invita il governo a «riflettere bene» sulle alternative, evitando di provocare nuovi danni alla laguna che potrebbero aumentare l’erosione e le acque alte. L’invito è anche alla trasparenza, perché i progetti presentati siano visibili a tutti sul web.

(a.v.)

 

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