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Gazzettino – Venezia. Il braccio di ferro sulle grandi navi.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

set

2013

IL BRACCIO DI FERRO SULLE GRANDI NAVI

MANIFESTAZIONE – Gli operatori portuali alla protesta di venerdì per mantenere le navi in Marittima

LE CROCIERE. LE POLEMICHE

Costa: «Crociere a Trieste per alcuni anni»

«Mi va bene che le crociere se dirottate da Venezia vadano a Trieste. Ma non posso costringere nessuno». Lo ha detto a Trieste il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, intervenendo ad un incontro sui porti dell’Adriatico. «Il problema non è che io “mando” le crociere a Trieste, io posso solo non farle entrare a Venezia. Posso solo dire che, in attesa di una soluzione, ci possono essere alcuni anni in cui siamo disposti a rinunciare ad alcune tipologie di crociere e quindi se queste vengono dirottate a Trieste siamo contenti».

 

Alta tensione, Bettin: «Mi spiano»

L’ASSESSORE  «Ci sono infami campagne intimidatorie personalizzate»

MASSIMO BERNARDO  «Il nostro legale aveva svolto verifiche sul filmato del 27 agosto»

LO SCONTRO – Da Ca’ Farsetti pesanti insinuazioni sul comportamento degli operatori del Porto

 

Bettin-Cruise, accuse di spionaggio

«Investigatori assoldati per i rapporti tra me e i No Navi». Il Comitato: «Sono falsità»

Il termometro dello scontro tra i fautori del crocierismo e chi quelle navi vuole mandarle altrove sta impazzendo. Alla vigilia dell’incontro fissato con il Governo sulla questione “grandi navi a Venezia” (incontro a questo punto a rischio, visti gli sviluppi romani), questa volta ad alzare l’asticella è l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin.

Ieri, in una nota con cui intendeva invitare tutti a ragionare per una “nuova alleanza” si è lasciato andare a discorsi che parlavano di intimidazioni e di agenzie di investigazione privata “assoldate allo scopo”. Il risultato, ovviamente, non poteva essere che uno: l’esasperazione dello scontro. Il comitato Cruise Venice respinge l’accusa precisando che gli investigatori erano stati assunti dal l’avvocato Antonio Forza con lo scopo di verificare alcune vicende che poi avevano portato all’esposto alla magistratura per procurato allarme in relazione alla manovra della Carnival Sunshine ripresa dallo scrittore Roberto Ferrucci che il 27 agosto parlò di “inchino”.

«Non c’è ricatto politico o economico – ha scritto Bettin – non c’è manifestazione di categoria, di interesse particolare, non ci sono pubblicità a pagamento né infami campagne intimidatorie e personalizzate, compresi gli investigatori privati assoldati allo scopo, che possano far passare simili proposte né in città né in Italia, né di fronte all’Europa e al mondo».

«Lo avevano ammesso quelli del comitato nella conferenza stampa di Mestre – conferma Bettin – quando avevano detto che per indagare sui rapporti tra me e Ferrucci, tra me e il comitato No grandi navi e tra questo e Ferrucci e per sapere se lui abita in zona e se era stato in riva anche il giorno prima era stata assoldata un’agenzia investigativa. Logico, lui vive lì. Non è un mistero neanche il fatto che io e lui ci conosciamo o che io sia in buoni rapporti con i No navi. So solo questo – aggiunge – non so poi se vogliano applicare questo metodo anche su altri campi, come hanno fatto con la denigrazione personale. Ho visto cosa scrivono alcune persone sui social network, attacchi personali che puntano alla delegittimazione del presunto avversario».

Infine, un avvertimento. «Queste cose non mi spaventano – conclude – ne ho viste ben altre e queste cose non funzionano con me. Il rischio vero è che non si discuta delle proposte ma delle persone, con relativi retropensieri. Così non si andrà da nessuna parte».

Dall’altra parte Massimo Bernardo, presidente di Cruise Venice replica: «Ma quale spionaggio. So che il nostro legale si è servito di un’agenzia per ricostruire con precisione cosa era accaduto quel 27 agosto, visto che il filmato aveva fatto il giro del mondo con un messaggio falso e infondato e ne abbiamo date le prove. Ma solo in relazione al passaggio della nave».

LA SETTIMANA – Domani l’audizione alla Camera. A rischio il vertice di martedì con Letta

Comincia una settimana che dovrebbe essere importante e probabilmente fondamentale per la questione “grandi navi”. Il condizionale è d’obbligo, vista la situazione politica e l’impasse del Governo. Domani la Commissione Trasporti della Camera ha in calendario comunque audizioni informali (che saranno trasmesse in diretta sulla web tv di Montecitorio) sul passaggio delle grandi navi: alle 17 è prevista l’audizione del Presidente della Regione, Luca Zaia, del sindaco Giorgio Orsoni, e del presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Alle 18.30 saranno sentiti i rappresentanti degli armatori.

Martedì 1° ottobre il presidente del Consiglio, Enrico Letta, aveva convocato un vertice ad alto livello con i ministri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dei Beni culturali con il presidente dell’Autorità portuale, il sindaco e il capo della Regione. Dovrebbe essere l’occasione per fare il punto della situazione dopo le recenti manifestazioni da entrambe le parti e in particolare dalla “nuotata” in canale della Giudecca dei “no navi” che ha fatto il giro del mondo. Resta da capire, però, cosa succederà al Governo per le ben note vicende politiche. A questo punto l’incontro è a rischio.

Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha intanto anticipato che chiederà come soluzione temporanea il trasferimento a breve termine di una parte del traffico crocieristico a Marghera, così come suggerisce il sindaco Orsoni.

I progetti in corsa e in fase di valutazione da parte del governo sono quelli di cui si parla ormai da tempo. C’è quello dell’Autorità portuale, che prevede lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta per far arrivare le navi alla Marittima da Malamocco. C’è quello del sindaco che prevede lo spostamento momentaneo del terminal passeggeri per le navi più grandi a Marghera. Poi c’è quello di Vtp e del deputato Enrico Zanetti che prevede di scavare un nuovo canale dietro la Giudecca e quello di Cesare De Piccoli con le banchine portuali a ridosso della diga foranea di Punta Sabbioni.

 

L’INTERVENTO – Grandi navi, è l’ora di interrogarsi sul destino di Venezia

di Giorgio Orsoni

Il dibattito sulle “grandi navi” sta rischiando di inaridirsi in sterili contrapposizioni fra soluzioni estreme, che si giustificano soltanto con l’interesse di cui sono portatori i rispettivi sostenitori. Ognuno dà per acquisite verità che tali non sono, pur di sostenere la propria soluzione. Appare evidente che il passaggio di quei mostri costituisce un insulto alla fragilità della Città, cosi come evidente appare che qualsiasi soluzione per limitarne o deviarne il passaggio davanti a San Marco mette a rischio l’equilibrio dell’economia del settore (con diretta incidenza sui posti di lavoro).

Posto in questi termini il problema non può trovare alcuna soluzione razionale e tenderà a radicalizzare sempre più una contrapposizione che rischia di trasformarsi in vero e proprio conflitto nel momento in cui ormai tutti riconoscono che le “grandi navi” non devono più passare davanti a San Marco. In realtà la questione non può trovare sbocco se non la si inquadra correttamente nel tema della pressione che il turismo esercita sulla Città. Sia pure marginalmente sono già stati affrontati problemi analoghi quando si è deciso di limitare i banchi degli ambulanti in Piazza San Marco, con l’aiuto decisivo della Soprintendenza ai beni culturali (oggi ingiustamente messa sotto accusa da chi non conosce il grande e meritorio lavoro svolto da quell’ufficio negli ultimi anni). Così come da tempo si sta ragionando sul contenimento della ricettività residenziale-turistica. Da tempo si invocano misure per limitare gli accessi delle persone in Città. Da tempo si sostiene che si deve evitare che il turismo “mangi” la Città, dopo averle portato anche grande ricchezza. Ebbene, se si dimentica da dove parte la discussione sulle “grandi navi” difficilmente si giungerà a una soluzione equilibrata.

Perciò è da escludere che essa possa individuarsi nell’apertura più o meno fantasiosa di nuovi canali, che potrebbero mettere a rischio l’equilibrio lagunare e danneggiare ancora una volta la Città, senza seri ed adeguati approfondimenti. Così come appare poco onesto dare per scontata la fattibilità di interventi non ancora verificati secondo le procedure di legge. E’ ancora da escludere che qualsiasi soluzione possa danneggiare il porto commerciale, parte essenziale della Città e pilastro dell’economia del nostro territorio del tutto indipendente dal turismo, e del quale non può essere vittima, condividendo la responsabile posizione assunta dai sindacati. Cosicché l’ipotizzato spostamento, ancorché parziale, a Porto Marghera potrà effettuarsi solo dopo averne verificato attentamente la praticabilità. E’ infine da escludere che la Città si debba inchinare ancora una volta all’espansione di un’industria turistica senza regole.

E’ giusto che il tema “grandi navi” vada inquadrato e discusso senza penalizzare nessuno, ma senza che chi tutela interessi economici di parte (anche se si tratta di soggetti pubblici) pensi di farli prevalere su quelli della Città. Il momento di una riflessione collettiva sul destino di Venezia non appare più procrastinabile. Ad essa, che ci proponiamo di organizzare a breve, dovranno partecipare tutti i soggetti interessati, istituzionali e non. Ma in particolare chiediamo l’impegno del Governo e del Parlamento. La Città e i suoi abitanti sono da troppo tempo in apnea e l’ossigeno sta per esaurirsi!

Sindaco di Venezia

 

Costa, Orsoni, Baratta e Chiarot solidali. Ma i “No navi” chiedono la rimozione

Istituzioni a difesa della soprintendente

Paolo Costa e Giorgio Orsoni uniti nel difendere dal fuoco di fila mediatico sulla soprintendente Renata Codello, accusata da più parti di aver taciuto sulla questione Grandi Navi. L’ultima di queste accuse arriva da Italia Nostra, la quale chiede al ministro del Beni culturali di disporre un’ispezione finalizzata ad un’eventuale rimozione della funzionaria.
Il sindaco ha definito l’attacco «totalmente gratuito e ingiustificato». «È sempre stata attenta – commenta – alle problematiche di Venezia nell’ambito delle sue competenze e ha seguito, in sintonia con il Comune i temi complessi e delicati della città e della sua Laguna».
Del medesimo avviso il presidente dell’Autorità portuale. «Quando le polemiche assumono toni poco controllati c’è il rischio di perdere la bussola istituzionale. È il caso – aggiunge Costa – dell’assurdo coinvolgimento della Sovrintendente nella questione della crocieristica a Venezia. Trovo miserevole prendersela con chi sicuramente soffre per la situazione, ma non ha competenza né responsabilità. Le responsabilità – positive e negative – sono tutte e solo di Autorità Portuale, Autorità Marittima, Magistrato alle Acque e Comune. Sta a noi, e solo a noi, affrontare e risolvere il problema».
E anche il presidente della Biennale, Paolo Baratta scende in campo: «Siamo stupefatti nell’udire accuse sommarie contro la soprintendente. Giudichiamo il rapporto un esempio di alta qualità amministrativa e di eccellenza nei rapporti istituzionali». Anche il sovrintendente del teatro La Fenice, Cristiano Chiarot, accorre in difesa della Codello. «In questi anni – ricorda – ho trovato una interlocutrice competente e sensibile. Mi paiono ingiusti gli attacchi che le sono stati portati in questi giorni e soprattutto ingiustificati nei toni e nei contenuti. La nostra presenza a palazzo Ducale con l’Otello è stata trattata dalla sovrintendente con grande professionalità».
Il Comitato No grandi navi, continua invece a chiederne la rimozione, ricordando la perplessità espressa anche dal deputato Pd Michele Anzaldi, e dal senatore Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura di palazzo Madama.
«Noi – attacca Luciano Mazzolin del comitato – continuiamo a pensare e chiedere che la Codello debba essere rimossa immediatamente dal suo incarico».

(m.f.)

 

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