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Letta aveva convocato martedì a Roma ministri e autorità locali per assumere le prime decisioni: adozione del numero chiuso e trasferimento a Marghera di alcune crociere. Ora è tutto da rifare

Era tutto pronto per la soluzione grandi navi, ma le dimissioni dei ministri del Pdl di ieri e l’ormai certa caduta del Governo Letta farà a questo punto quasi certamente saltare il vertice ministeriale sulle grandi navi di martedì al Ministero delle Infrastrutture a cui avrebbe dovuto essere presente, appunto, anche il presidente del Consiglio e che aveva nel ministro delle Infrastrutture pidiellino Maurizio Lupi il grande regista.

La soluzione che si era individuata era sicuramente l’introduzione del numero chiuso per l’accesso in Bacino di San Marco e nel canale della Giudecca e – con ogni probabilità – anche un primo “assaggio” provvisorio di trasferimento di grandi navi a Marghera.

«Potremmo trasferire a Marghera – ha dichiarato a Raiuno il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – le navi eccedenti il numero chiuso che stabiliremo». Sembrava questo il «menù» che doveva essere consumato nel vertice di martedì al Ministero delle Infrastrutture a cui dovevano essere presenti con Letta con Lupi, il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray e lo stesso Orlando, oltre al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, al presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e probabilmente al presidente della Regione Luca Zaia. Il condizionale è d’obbligo, perché con il Governo Letta a un passo dalla caduta e una giornata cruciale per esso che si celebrerà proprio martedì, non è detto che ci sia spazio anche per la questione grandi navi. Per ora, comunque, si va avanti con un anticipo parlamentare già domani, quando di fronte alla Commissione Trasporti della Camera per una serie di audizioni informali sul passaggio di grandi navi in prossimità della città di Venezia si dovrebbero presentare già Zaia, Costa, Orsoni e i rappresentanti di Confitarma, l’associazione degli armatori. Si gioca anche sulla tempistica. Mentre infatti la città – tra manifestazioni contrapposte – si divide sul problema. Dal 23 novembre al 4 aprile del prossimo anno è già previsto infatti che le grandi navi da crociera in arrivo a Venezia siano «dirottate» a Trieste e Ravenna, senza entrare in laguna, per decisione della stessa Autorità Portuale, per l’accelerazione dei lavori del Mose in corsa alla bocca di porto del Lido, che impediranno per quel periodo l’accesso alle navi-crociera per motivi di sicurezza. Il provvedimento del Governo potrebbe anticipare già entro ottobre il blocco, creando così una “finestra” temporale di circa sette mesi in cui si potrebbero rapidamente attrezzare alcune banchine a Marghera proprio per ricevere almeno qualcuno delle grandi navi-crociera superiori alle 40 mila tonnellate. Una misura-tampone, ma immediata, nella consapevolezza che bisogna comunque dare subito un segnale all’opinione pubblica veneziana, nazionale e internazionale, anche se la soluzione finale avrà tempi ben più lunghi. Per ora sul tavolo del Magistrato alle Acque – che dovrebbe fare con la Capitaneria di Porto la prevalutazione tecnica – ci sarebbero cinque progetti: quello dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo proposto dall’Autorità Portuale, quello del terminal in mare a Punta Sabbioni dell’ex viceministro Cesare De Piccoli, quello dello scavo di un nuovo canale alle spalle della Giudecca proposto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti e dalla Venezia Terminal Passeggeri, e l’ipotesi progettuale di Orsoni che propone appunto lo spostamento a Marghera. Il quinto progetto dovrebbe essere quello dell’avvocato mestrino Alessio Vianello che propone anch’esso il trasferimento delle grandi navi a Marghera. Tutto ora però torna in discussione, per la crisi del Governo Letta, sperando possa esserci comunque presto un altro esecutivo ad affrontare il problema.

Enrico Tantucci

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Pressing dei parlamentari per soluzioni concrete

Domani pomeriggio alla Camera era prevista un’audizione di Costa, Orsoni e Zaia ma il clima politico complica le cose.

Progetti a confronto tra le polemiche

Subito i primi provvedimenti e il trasferimento a Marghera come soluzione possibile. Questo il tenore di una serie di commenti alla vigilia del vertice ministeriale sulle grandi navi, che però dovrebbe saltare per la crisi di governo.

«Chi, a Venezia e sotto gli occhi del mondo intero, subordini la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema lagunare», dichiara l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «agli interessi dei giganti della crocieristica, anche se animato dalle migliori intenzioni finirà per creare gravi danni alla città e alla stessa attività che vorrebbe difendere. Proporre soluzioni che rinviino di anni i primi provvedimenti concreti, significa infatti esasperare un clima che, giustamente, vede l’opinione pubblica più vasta sempre più preoccupata per quanto succede, di fronte alla scena dei transatlantici a San Marco, ai guasti certificati che provocano e ai rischi potenziali che si corrono. Altresì, proporre soluzioni che implichino pesanti manomissioni della laguna, significa continuare ad alterare un quadro già gravemente compromesso, in particolare proprio nella laguna centrale. Non c’è ricatto politico o economico, non c’è manifestazione di categoria, di interesse particolare, non ci sono pubblicità a pagamento né infami campagne intimidatorie e personalizzate, compresi gli investigatori privati assoldati allo scopo, che possano far passare simili proposte né in città né in Italia, né di fronte all’Europa e al mondo. Porto Marghera può invece rappresentare un passo importante in questa evoluzione, dando una prima risposta anche se ancora parziale e consentendo di avere il tempo necessario sia per misurarne fino in fondo le implicazioni specifiche (a partire dalla compatibilità con la vocazione industriale e portuale commerciale dell’area, che va ribadita) sia per valutare ogni altra possibile alternativa».

Michele Mognato, parlamentare del Pd, membro della Commissione Trasporti che doveva essere presente all’audizione con Costa, Orsoni e Zaia sulle grandi navi, osserva: «Mi aspettavo che dal vertice ministeriale uscissero soluzioni concrete, come l’adozione del numero chiuso e un primo trasferimento sperimentale di alcune grandi navi a Marghera, facendo convivere però traffico crocieristico e commerciale. Probabilmente tutto è rimandato: bisognerà anche scegliere la soluzione definitiva, che avrà necessariamente tempi più lunghi, affidandosi ai tecnici, con la politica che poi dovrà seguire».

Per il parlamentare Andrea Martella, infine, «servono da parte del Governo soluzioni rapide per l’immediato e altre per la scelta definitiva, visto che l’obiettivo condiviso da tutti è l’estromissione totale delle grandi navi dal Bacino di San Marco. Il problema non è più rinviabile, pur tenendo conto delle problematiche economiche e occupazionali».

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L’APPELLO DEL SINDACO

La città è in apnea Basta sterili contrapposizioni

GIORGIO ORSONI

Il dibattito sulle “grandi navi” sta rischiando di inaridirsi in sterili contrapposizioni fra soluzioni estreme, che si giustificano soltanto con l’interesse di cui sono portatori i rispettivi sostenitori. Ognuno dà per acquisite verità che tali non sono, pur di sostenere la propria soluzione. Appare evidente che il passaggio di quei mostri costituisce un insulto alla fragilità della Città, così come evidente appare che qualsiasi soluzione, per limitarne o deviarne il passaggio davanti a San Marco, altera lo status quo e conseguentemente mette a rischio l’equilibrio dell’economia del settore (con diretta incidenza sui posti di lavoro). Posto in questi termini il problema non può trovare alcuna soluzione razionale e tenderà a radicalizzare sempre più una contrapposizione che rischia di trasformarsi in vero e proprio conflitto nel momento in cui ormai tutti, anche i più reticenti, riconoscono che le “grandi navi” non devono più passare davanti a San Marco. In realtà la questione non può trovare sbocco se non la si inquadra correttamente nel tema della pressione che il turismo esercita sulla Città, di cui il porto passeggeri e l’arrivo delle “grandi navi” ne è un aspetto. Sia pure marginalmente sono già stati affrontati problemi analoghi quando si è deciso di limitare i banchi degli ambulanti in piazza San Marco, con l’aiuto decisivo della Soprintendenza ai beni culturali (oggi ingiustamente messa sotto accusa da chi non conosce il grande e meritorio lavoro svolto da quell’ufficio negli ultimi anni a favore della Città). Così come da tempo si sta ragionando sul contenimento della ricettività residenziale-turistica. Da tempo si invocano misure per limitare gli accessi delle persone in Città (numero chiuso, ticket di ingresso). Da tempo si sostiene, a buona ragione, che si deve evitare che il turismo “mangi” la Città, dopo averle portato anche grande ricchezza. Ebbene, se si dimentica da dove parte la discussione sulle “grandi navi” difficilmente si giungerà ad una soluzione equilibrata. Perciò è da escludere che essa possa individuarsi nell’apertura più o meno fantasiosa di nuovi canali, che potrebbero mettere a rischio l’equilibrio lagunare e danneggiare ancora una volta la Città, senza seri ed adeguati approfondimenti, che richiedono lunghi tempi di elaborazione. Aprire un nuovo canale in laguna è certamente diverso dal realizzare una tangenziale in terraferma! Cosi come appare poco onesto nei confronti degli interessati e dell’opinione pubblica dare per scontata la fattibilità di interventi non ancora verificati secondo le procedure di legge. È ancora da escludere che qualsiasi soluzione possa danneggiare il porto commerciale, dal momento che esso è parte essenziale della Città e pilastro dell’economia del nostro territorio del tutto indipendente dal turismo, e del quale non può esserne vittima, condividendo la responsabile posizione assunta dai sindacati. Cosicché l’ipotizzato spostamento, ancorché parziale, a Porto Marghera potrà effettuarsi solo dopo averne verificato attentamente la praticabilità. È infine da escludere che la Città si debba inchinare ancora una volta all’espansione di un’industria turistica senza regole che rischia di distruggere la fonte stessa della sua ricchezza. In questa prospettiva è giusto che il tema delle “grandi navi” vada inquadrato e discusso senza penalizzare nessuno, ma senza che chi tutela interessi economici di parte (anche se si tratta di soggetti pubblici) pensi di farli prevalere su quelli della Città. Il momento di una riflessione collettiva sul destino di Venezia non appare più procrastinabile. Ad essa, che ci proponiamo di organizzare a breve, dovranno partecipare tutti i soggetti interessati, istituzionali e non. Ma in particolare chiediamo l’impegno del Governo e del Parlamento, che in momenti di maggior attenzione per la Città e la sua Laguna ebbe a qualificarle di “interesse nazionale”. La Città ed i suoi abitanti sono da troppo tempo in apnea e l’ossigeno sta per esaurirsi!

 

Costa: «Non posso costringere le navi a virare su Trieste»

«Mi va bene che il traffico crocieristico se dirottato da Venezia vada a Trieste. Ma non posso costringere nessuno». Lo ha detto ieri a Trieste il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, intervenendo a una tavola rotonda sui porti dell’Alto Adriatico. «Il problema – ha spiegato ancora Costa – non è che io mando le navi da crociera a Trieste, io posso solo non farle entrare a Venezia».

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il braccio di ferro

La città divisa tra manifestazioni e comitati

La città divisa sulle grandi navi. Due comitati contrapposti: quello dei No Grandi Navi, che da anni si battono per l’allontanamento dalla laguna dei “grattacieli” da crociera e quello Cruise Venice, sorto in contrapposizione negli ultimi anni proprio per sostenere le ragioni del Porto e di chi lavora nel settore crocieristico. Due manifestazioni a pochi giorni di distanza: quella di sabato scorso del Comitato No Grandi Navi contro l’”ingorgo” di passaggi in Bacino con il tuffo nel canale della Giudecca che ha ritardato il passaggio dei giganti del mare. E quella di venerdì, promossa da Cruise Venice, che ha portato anch’essa sotto le finestre di Ca’ Farsetti centinaia di portuali urlanti contro il sindaco Orsoni perché fermamente contrari al trasferimento delle crociere a Marghera.

Al di là di chi manifesta – con opposte ragioni – c’è poi la maggioranza silenziosa dei veneziani che sembra comunque contraria al mantenimento delle grandi navi in Bacino di San Marco.

E c’è l’opinione pubblica internazionale, che si chiede da tempo stupita perché Venezia e il Governo italiano non abbiano ancora affrontato un problema che – al di là delle dispute di carattere occupazionale – ha sicuramente un impatto ambientale pesante per la città e soprattutto per l’area marciana.

Come ha ricordato di recente anche il professor D’Alpaos, non è la laguna che deve adeguarsi alla grandi navi, ma viceversa, se vogliono passare.

(e.t.)

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La Soprintendente

Codello: «Non ho poteri per intervenire»

Italia Nostra scrive al ministro Bray perché la rimuova, Costa e Orsoni la difendono

«Sulla questione delle grandi navi non ho poteri per intervenire, ci sono già il Ministero dei Beni Culturali e il suo Ufficio Studi. Cosa ne penso personalmente? Che sono, appunto, delle grandi navi». È con queste brevi dichiarazioni a Raiuno – in uno speciale sulle grandi navi – che la soprintendente ai Beni Architettonicii di Venezia Renata Codello ha rotto il suo lungo silenzio sulla questione, per la quale era stata anche “rimproverata” in un editoriale di Gianantonio Stella apparso sul Corriere della Sera.

La cauta presa di posizione del funzionario coincide con un’iniziativa senza precedenti nei suoi confronti della sezione veneziana di Italia Nostra che in una lettera al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray chiede «un’ispezione urgente che ne valuti le effettive capacità professionali sulla base degli atti, auspicandone di conseguenza la successiva rimozione».

L’iniziativa prende spunto proprio dalla sua assenza nel dibattito sulle grandi navi rilevata da Stella, ricordando le sue “vecchie” dichiarazioni sul fatto che il loro passaggio non presentasse alcun rischio per la città e per la sua erosione, ma citando anche i numerosi casi su cui i suoi «sì» hanno fatto discutere: dalla lottizzazione di Ca’ Roman, al progetto di restauro del Fontego dei Tedeschi», al sì al raddoppio dell’hotel Santa Chiara , al progetto per il nuovo ponte dell’Accademia, ai maxi imbarcaderi dell’Actv e alle maxipubblicità in area marciana. In difesa del soprintendente il presidente del Porto Paolo Costa e il sindaco.

Per Orsoni «l’attacco di Italia Nostra alla soprintendente di Venezia è totalmente gratuito e ingiustificato. L’architetto Codello è sempre stata attenta alle problematiche di Venezia e ha seguito, in sintonia con il Comune, i temi complessi e delicati della città e della sua Laguna». E Costa aggiunge: «Non so cosa pensi delle grandi navi, immagino che come tutte le persone di buon senso voglia toglierle da davanti San Marco, senza per questo uccidere la crocieristica e la portualità. Ad ogni buon conto trovo miserevole prendersela con chi sicuramente soffre per la situazione, ma non ha competenza né responsabilità». Dichiarazioni di sostegno alla Codello anche dal presidente della Biennale Paolo Baratta e dal sovrintendente della Fenice Cristiano Chiarot.

(e.t.)

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