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LUPI: IL MINISTERO ATTENDE LA REGIONE

SIMONAGGIO «Per gli imprenditori non è conveniente»

IL DOSSIER – In agosto il vertice con Mainardi. La relazione sul lavoro del commissario per il tracciato della Tav a Nordest è stata consegnata ai primi d’agosto al ministro delle Infrastrutture

IL CONSENSO – Anche in Friuli 18 Comuni hanno chiesto un altro progetto

LA PROPOSTA – Spetta alla Regione sollecitare l’alternativa

“L’ALTRA TAV” – Agricoltori, sarà protesta in caso di tracciato litoraneo

TRACCIATO –  Per ora l’Alta velocità si ferma alla stazione di Mestre

SAN DONÀ DI PIAVE – Trattori in piazza in tutta la provincia e una grande manifestazione a Venezia, sotto le finestre della Regione. I rappresentanti del comitato “L’altra Tav”, che riunisce Cia Venezia, Confagricoltura, Copagri e Legambiente, hanno annunciato la mobilitazione contro l’inerzia sul progetto Tav.

«A parole – spiegano – sono tutti contrari al progetto litoraneo, ma nei fatti ne stanno avallando la realizzazione. Se da qui al 20 ottobre non ci sarà un pronunciamento ufficiale della regione Veneto a favore del tracciato lungo la ferrovia esistente, torneremo nuovamente in piazza e per strada con i nostri trattori».

L’idea è di interessare tutti i Comuni attraversati dal tracciato, manifestando con i trattori. «Ma siamo pronti a portare – garantiscono – con forme che stiamo studiando, la protesta fino a Venezia: il rombo dei nostri trattori (anche se solo metaforicamente, in questo caso) si sentirà fino a Palazzo Balbi)».

La nuova presa di posizione è stata avallata anche dal sindaco Andrea Cereser. «Siamo tutti indignati per quanto sta avvenendo, anche perché sta portando ad un nuovo quanto inutile dispendio di soldi dei cittadini».

I rappresentanti delle varie associazioni di categoria hanno ribadito la contrarietà al tracciato basso, ricordando che non sono contrari alla Tav (non a caso il comitato si chiama “L’altra Tav”) ma solo a quel tracciato. Un tracciato che, come esordisce Franco Menazza di Copagri, è devastante per il territorio, anche dal punto di vista turistico.

«Il governatore Zaia – gli fa eco Paolo Quaggio della Cia – ogni volta che interviene parla di difesa del territorio: meno campagna elettorale e più fatti concreti».

Per Sergio Magoga, di Confagricoltura, sembra ci sia una precisa strategia per lasciare fuori altre soluzioni e andare avanti con il tracciato litoraneo.

Luigi Lazzaro, di Legambiente Veneto, ricorda come il Veneto stia continuando con la cementificazione «E la Tav, così com’è stata proposta, rientra nelle grandi opere inutili». Tutti hanno chiesto all’unisono alla Regione di interrompere quel percorso.

Fabrizio Cibin

 

I SINDACATI – E la Cgil boccia la finanza di progetto

VENEZIA – Dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia («Mai la Tav sulle spiagge; farò un decreto per chiarire la situazione sull’alternativa. Incarico agli industriali») il segretario generale di Filt Cgil Veneto Ilario Simonaggio interviene per bocciare l’idea di sposare la Tav di Confindustria Veneto da costruire in finanza di progetto:

«Le linee ad alta velocità e capacità ferroviaria sono state concepite negli anni 70 come possibile sviluppo complementare alle autostrade. In questi decenni nessuna linea ha visto passare gli industriali dalle parole ai fatti, perché non è conveniente».

Il motivo, spiega Simonaggio, è semplice: «Il numero di treni all’ora è decisamente insufficiente a risarcire l’investimento iniziale. Nemmeno il loro raddoppio consente di costruire un piano economico finanziario appena accettabile da finanza di progetto. Per essere sostenibile e conveniente questo deve poggiare su non meno del 90% dell’investimento pubblico a fondo perduto».

Il segretario Filt Cgil sostiene il progetto di Mainardi: «È decisamente più adeguato e mirato all’effettiva realizzazione concreta di migliorare la rete, velocizzare la tratta, eliminare i colli di bottiglia». Inoltre viene giudicato conveniente: «È decisamente più semplice chiedere al Governo a Roma 800 milioni di euro, con il concorso del gruppo FS Spa, che chiedere inutilmente il finanziamento di oltre 5 miliardi di euro».

Tav, il piano B è già a Roma

Costi dimezzati e consenso dei Comuni nel dossier presentato da Mainardi al ministro Lupi

Costa meno della metà del tracciato litoraneo, non comporta il consumo di nuovo territorio agricolo e, soprattutto, è sostenuto dalla maggior parte dei Comuni interessati, dalle associazioni ambientaliste e dalle categorie agricole e imprenditoriali. Sta scritto tutto questo nel dossier sul tracciato alternativo alla Tav che è già sul tavolo del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. A consegnare la relazione sul piano B per l’Alta velocità nel tratto fra Venezia e Trieste è stato, ai primi d’agosto, lo stesso commissario Bortolo Mainardi. Si tratta di una sorta di promemoria per spiegare, a chi è lontano dal Nordest, come il lavoro condotto in poco più di un anno abbia consentito di raggiungere un obiettivo finora mai raggiunto.

«A differenza di quanto avvenuto in Val di Susa – spiega Mainardi – i Comuni non hanno detto di no al tracciato alternativo, proprio perché questo è stato individuato con un percorso condiviso».

A Lupi il commissario ha spiegato che il tracciato in affiancamento alla linea esistente, che prevede in primo luogo il potenziamento di questa, è stato approvato dalla maggior parte dei Comuni interessati, pur con la richiesta di alcuni chiarimenti nei tratti più urbanizzati. Ma il piano B ha trovato il consenso anche degli industriali, delle associazioni ambientaliste e degli agricoltori, oltre ad essere supportato da un parere favorevole del Consiglio regionale e da una risoluzione approvata alla commissione Ambiente della Camera lo scorso novembre. Senza contare che in primavera la maggior parte dei Comuni friulani coinvolti nel progetto della Tav (18 su 20 per l’esattezza) ha chiesto un’ipotesi alternativa al progetto preliminare di Rfi presentato alla fine del 2010.

Ma il potere di chiedere formalmente un altro progetto preliminare, com’è noto, spetta alle Regioni, come previsto dal decreto legislativo 163/2006 che contempla i casi di dissenso rispetto a un progetto esistente. Per questo, considerato lo stallo politico di questi giorni, è la Giunta regionale che, con un’apposita delibera, dovrà chiedere a Rfi e Italferr di redigere un altro progetto. Lo stesso governatore Zaia ha annunciato al “Gazzettino” l’intenzione di procedere in tal senso. Quindi la palla, dopo le polemiche di questi giorni e le prese di posizione di esponenti politici di vari schieramenti, torna alla Regione. A far pendere la bilancia dalla parte del percorso parallelo alla linea esistente sono soprattutto considerazioni economiche: il piano B, stando allo studio Mainardi, costa meno della metà rispetto al tracciato litoraneo (il cui budget è di 43,6 milioni di euro al chilometro). Ma il costo sarebbe anche inferiore se ci si limiterà a potenziare la linea esistente, come suggeriscono le scelte di altri Paesi – Francia in primis – e la situazione della finanze pubbliche.

 

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