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L’EVENTO Genty: «Allora lui in mutande ma noi salvammo il teatro»

L’artista e l’amico Brunello stasera in città dopo quasi 15 anni

IL SINDACO  «La nostra è una gioia senza spirito di rivincita»

TREVISO – Oggi è il grande giorno del ritorno di Marco Paolini e Mario Brunello a Treviso, in quella Piazza dei Signori che quindici anni fa occuparono in mutande assieme a coristi e orchestrali della Filarmonia Veneta appena licenziati dopo la chiusura del Teatro Comunale. Una protesta clamorosa, uno schiaffo che l’allora sindaco Giancarlo Gentilini non ha mai perdonato. E per quindici anni i due artisti, a Treviso, non ci hanno mai più messo piede. L’esilio termina questa sera.

Paolini e Brunello, su invito del sindaco Giovanni Manildo e di tutta la giunta, si esibiranno gratuitamente in piazza alle 20,30 con lo spettacolo «Scusate il ritardo» (si terrà anche in caso di mal tempo). Appuntamento aperto a tutti: solo a chi andrà a occupare uno dei settecento posti a sedere verrà chiesto un contributo da devolvere poi in beneficenza. Inevitabilmente un ritorno di questo genere non può non avere un grande peso politico anche se Manildo, da giorni, ripete che nessuno ha interesse ad alimentare polemiche o evocare troppo il passato.

Non la pensa però allo stesso modo Gentilini che, ieri mattina in consiglio comunale, non si è trattenuto rivolgendosi a sindaco e giunta con parole di fuoco: «Avete sventolato quel manifesto (la locandina dello spettacolo ndr) come se fosse un vessillo di guerra – ha tuonato lo Sceriffo – ma in quei giorni Paolini rappresentava la lotta di liberazione contro la città gentiliniana. Io però il Teatro l’ho salvato. Servivano più di 70 miliardi e, con l’aiuto della Fondazione Cassamarca, l’abbiamo recuperato. Quando Paolini si è smutandato, avrei dovuto sculacciarlo come un bambino riottoso».

La discussione è subito divampata: il centrosinistra a rimarcare come la strategia leghista dell’epoca non abbia avuto altro risultato che estromettere completamente il Comune dalla gestione della fetta più importante della cultura cittadina; Lega e Pdl invece assidui nel sottolineare come quella fosse l’unica strada per non chiudere tutto e per sempre. Manildo ha poi risposto a con la solita pacatezza:

«Gentilini ha interpretato male la gioia dell’amministrazione e della città nel riabbracciare artisti che mancano da tempo. Una mancanza sentita anche dagli stessi artisti che, con grande disponibilità, hanno accolto il nostro invito. Siamo convinti che la città abbia bisogno di questi ritorni».

P.Cal.

 

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