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L’Eni conferma il cronoprogramma dei lavori per la riconversione della struttura tradizionale di petrolio in un impianto di oli vegetali da miscelare con il gasolio

MARGHERA – Sarà operativa dalla primavera prossima e sarà la prima raffineria tradizionale di petrolio greggio italiana – che dal 1926 produce benzine e gasolio – ad essere riconvertita al meno inquinante olio vegetale che sarà miscelato poi in altri siti e trasformato in biodiesel, in sintonia con le direttive europee. I tempi di avvio della raffineria Green dell’Eni sono stati confermati ieri, durante una conferenza stampa, dal nuovo direttore di stabilimento, il palermitano Michele Viglianisi e dall l’ingegnere Giacomo Rispoli, già direttore a Porto Marghera e ora responsabile Ricerca, sviluppo tecnologico e progetti Eni Refining & Marketing che ha sviluppato e brevettato una nuova tecnologia che permette di trasformare una raffineria tradizionale di petrolio in una Green Refinery con un investimento ben più contenuto di quello necessario per costruirne una nuova.

La “raffineria verde” funzionerà dapprima con olio di palma importato dai mercati asiatici che in prospettiva sarà sostituito da olio ricavato da biomasse vegetali o animali o da granaglie non di uso alimentare che potranno sviluppare un nuovo e avanzato indotto a PortoMarghera.

Per salvare e rilanciare la vecchia raffineria di petrolio di Porto Marghera – attiva fin dal 1926 – Eni aveva già annunciato l’anno scorso, al rientro da sei mesi di cassa integrazione dei suoi circa 300 dipendenti, di essere pronta a investire 100 milioni di euro per salvare la sua presenza a Venezia e 180 posti di lavoro diretti, mentre i restanti hanno accettato la mobilità volontaria per il pensionamento o il trasferimento in altri siti della società. L’ingegnere ha detto che si tratta dell’unico modo possibile per garantire un futuro alla raffineria veneziana che altrimenti – visti l’eccessivo numero di raffinerie tradizionali in Italia e il costante calo dei consumi – sarebbe destinata alla chiusura per le continue perdite economiche.

«La Green Refinery», ha spiegato Rispoli, «sarà pronta entro la primavera prossima e per metterla a punto occuperemo circa 500 lavoratori delle imprese d’appalto già in rete con noi. Si tratta di un esempio concreto di come l’innovazione possa essere motore di sviluppo anche in un settore come la raffinazione europea che sta attraversando una crisi strutturale profonda che, oltretutto, permetterà di ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera con una performance ambientale e di sicurezza migliore. A tutt’oggi si stanno completando le attività manutentive e di messa in sicurezza che verranno trasformate appena arriverà il via libera definitivo del ministero dell’Ambiente che già ha ottenuto i pareri positivi di tutte le istituzioni competenti su questo progetto che ci permetterà di produrre biocarburanti di alta qualità per migliorare le prestazioni dei nostri gasoli».

Gianni Favarato

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