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Gazzettino – Treviso-Ostiglia, pedalare in Paradiso.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

ott

2013

GRANDI RETI CICLABILI – Il 5 ottobre a Piazzola sul Brenta s’inaugurano gli ultimi 12 km realizzati

Completato dalla Provincia il tratto padovano sull’ex ferrovia: ora si va in bici per 42 km

Da quasi cent’anni sta lì, la Treviso-Ostiglia, con le sue 25 stazioni, i 90 caselli, i 40 tra ponti e viadotti. La ferrovia dismessa più lunga d’Italia taglia da un capo all’altro il Veneto, dalle mura veneziane di Treviso fino al porto di Ostiglia sul Po, un trar di sasso da Mantova. Il monumentale rilevato ferroviario, largo 25 metri e alto da 2 a 16 metri sul piano campagna, corre magnifico sulla pianura veneta, fiancheggiato dalle due verdi ali di siepe, inatteso e spettacolare come può esserlo un rettifilo di 117 chilometri, un sovrano tratto di penna sulla carta geografica militare del regno d’Italia nei primi anni del Novecento, disegnato più per servire il fronte della Grande guerra che per collegare i paesi, anche se i lavori iniziarono solo a guerra conclusa: le stazioni sono sperdute in mezzo alla campagna, a chilometri dai paesi dei quali portano il nome. Per questo l’esercizio commerciale sull’intera linea vivacchiò poi ingloriosamente. Per questo durante la Seconda Guerra i convogli della Shoah furono fatti discretamente transitare su questa linea, finché gli Alleati non la bombardarono.

Ma in questa campestre solitudine sta oggi la magia dell’Ostiglia: si pedala all’ombra delle siepi ferroviarie, tra boschi e risorgive, occhieggiando ville venete e lontani campanili lentamente succedersi. Nonostante i decenni di abbandono, i ponti bombardati, i sovrappassi tagliati per allargare le strade che passavano sotto, l’imponente rilevato ferroviario ha salvato l’Ostiglia: in mezzo al Veneto dei mille capannoni e dell’urbanizzazione diffusa si è miracolosamente conservato un fantastico corridoio verde lungo 117 chilometri. Basta un “volo” su Google Earth per averne la prova: un’incredibile siepe rettilinea unisce ancor oggi Treviso a Ostiglia.

La “riscoperta” ciclabile della Treviso-Ostiglia si deve ai Comuni di Quinto di Treviso e di Morgano, e al Parco del Sile, che hanno restaurato a pista ciclabile i primi otto chilometri del tracciato dell’ex ferrovia, da Quinto di Treviso alla vecchia stazione di Badoere. Ed è stato un colpo di fulmine: da allora migliaia di cicloturisti hanno scoperto e amato la Treviso-Ostiglia. La pista ciclabile che ancora non c’era è diventata di colpo la più famosa d’Italia: decine di associazioni e siti internet dedicati, la Fiab – Federazione Italiana Amici della Bicicletta – ha lanciato l’Ostiglia Day: ogni anno due legioni di ciclisti partono una da Treviso l’altra da Ostiglia per incontrarsi a metà strada e ricordare che vogliamo l’Ostiglia prima che la vecchiaia incomba.

Uno ad uno, Comuni e Province hanno dovuto cancellare i soliti criminali progetti di camionabili ed altre devastazioni sul sedime della ferrovia. Nel 2007 la Regione Veneto ha dichiarato d’interesse storico e culturale il tracciato della Treviso-Ostiglia, riservandolo tutto all’uso ciclabile e finanziando il suo recupero. Ma questa legge regionale illuminata sarebbe rimasta lettera morta se non ci fosse stata Barbara Degani, presidente della provincia di Padova, e la sua decisione di mettere tra le priorità assolute la realizzazione di una moderna rete ciclabile. Chi dice che le Province non servono a niente? È grazie a lei se in pochissimi anni l’intero tratto padovano della Treviso-Ostiglia è stato completato, dal confine con Treviso al confine con Vicenza, nonostante i 32 km della più “lunga” bonifica bellica che pista ciclabile ricordi: e sabato 5 ottobre a Campodoro (appuntamento alle 10.30 davanti al municipio), Barbara Degani inaugurerà l’ultimo lotto di 12 chilometri pedalando fino a Piazzola Sul Brenta, dove a mezzogiorno un brindisi in Villa Contarini concluderà la cerimonia. E dalla parte opposta, nel suo piccolo, l’eroico Comune di Quinto con i suoi volontari e il Parco del Sile non sono stati da meno: una settimana fa hanno aperto gli ultimi tre chilometri di ciclabile nel territorio comunale, fino ai confini di Treviso. Adesso la pista ciclabile sulla ex ferrovia è pedalabile per ben 42 chilometri, dal confine con la provincia di Vicenza fino alle porte di Treviso. Mancano solo due brevissimi tratti, il restauro – impegnativo – dello storico ponte dell’Ostiglia sul Brenta a Piazzola e il passaggio della stazione a Camposanpiero, che coincide con un binario ancora esistente. Due piccole deviazioni risolvono.

Ma quello che conta è che il completamento a tempo di record del lungo tratto padovano (32 chilometri sui 42 oggi pedalabili) mette politicamente in mora le province di Vicenza e di Verona e anche il comune di Treviso, che ora sa di dover dare alla ciclabile degna conclusione, sulla sua sede storica. E dovrà fare in fretta, perché con l’apertura del tratto padovano il traffico di turisti su due ruote, sulla Treviso-Ostiglia, aumenterà di molto: la ciclabile oggi incrocia tre dei più frequentati assi ciclabili del Veneto, connettendoli splendidamente in rete: a Piazzola la via del Brenta, a Camposanpiero la ciclabile del Muson dei Sassi che unisce Asolo e Castelfranco a Padova e poi giù lungo il canale Battaglia fino ai Colli Euganei e al Po, e infine a Treviso la placida, bellissima ciclabile del Sile che scende fino a Jesolo. Forse è il caso di pensare già alla seconda corsia della Treviso-Ostiglia…

 

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