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La riconversione della vecchia raffineria dell’Eni mette fine al traffico di greggio in laguna

Mai più petroliere e meno navi cisterna in laguna. La raffineria veneziana dell’Eni in via di riconversione per produrre olio vegetale per carburanti biodisel, non ha più bisogno del petrolio. Il greggio arrivava fino a pochi mesi fa nell’isola dei Petroli (a poche centinaia di metri dall’inizio del ponte della Libertà per Venezia) con un oleodotto sublagunare del diametro di 107 centimetri e lungo circa 11 chilometri che collega la raffineria con il pontile di San Leonardo, all’inizio del cosiddetto canale dei Petroli che comincia alla bocca di Malamocco e arriva a Porto Marghera. Il pontile petrolifero è attivo dal 1972, quando entrò in funzione, insieme all’oleodotto di proprietà di Eni, per evitare che le petroliere piene di greggio entrassero in laguna, con tutti i rischi conseguenti in caso di un possibile incidente nautico, per raggiungere la raffineria. Le norme in vigore da allora prevedono che a San Leonardo – che offre un pescaggio utile (oltre 13 metri) maggiore di quello che c’è nel canale dei Petroli – possono arrivare solo petroliere con una portata inferiore a 85 mila tonnellate a pieno carico e fino a 180 mila a carico parziale. Quelle di stazza e con un carico maggiore erano costrette a fermarsi fuori della laguna ed usare delle bettoline per scaricare a San Leonardo.

Nell’oleodotto sublagunare le petroliere, tramite le proprie pompe di bordo, scaricavano il greggio che raggiungeva i serbatoi di stoccaggio dell’isola dei Petroli, con portate che si aggirano sulle 5 mila tonnellate l’ora, per poi essere inviato alla raffineria per la trasformazione in carburante. Fino alla raffineria dell’Eni (attiva dal 1926) arrivavano e arrivano tutt’oggi materie prime come la virgin nafta, additivi per la benzina senza piombo, benzine da cracking (Lcn) e gasoli pesanti con navi cisterna che entrano in laguna e percorrono tutto il canale di Petroli.

In conseguenza della fine dell’arrivo di petrolio, il pontile di San Leonardo con l’oleodotto sublagunare, potrebbe ora diventare il nuovo attracco per navi cisterna con prodotti petrolchimici grezzi o semilavorati che entrerebbero ancora in laguna, ma si fermerebbero prima di imboccare il canale dei Petroli per arrivare in raffineria via oleodotto.

I responsabili di Eni Rafining & Marketing stanno, infatti, ancora verificando se l’oleodotto può essere anche lui «riconvertito» per trasportare, al posto del petrolio greggio, prodotti già raffinati (benzine e diesel) che verranno immagazzinati nei depositi dell’isola dei Petroli, per continuare a servire le pompe di benzina della rete Eni nel Nordest, prima rifornita dalla raffineria veneziana.

Con la riconversione degli impianti già avviata, la raffineria dalla prossima primavera comincerà a lavorare non più petrolio, ma olio vegetale di palma che – come confermato anche nei giorni scorsi e previsto dagli accordi sindacali siglati – potrebbe essere scaricato dalle navi a San Leonardo e poi prendere la strada dell’oleodotto. Bisognerà attendere ancora qualche settimane prima che i tecnici di Eni mettano a punto, in accordo con le autorità competenti, il nuovo piano di utilizzo di San Leonardo.

(g.fav.)

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MIRA    «L’Eni mostri il piano su San Leonardo»

MIRA – Il sindaco di Mira Alvise Maniero prende carta e penna e scrive all’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni per avere un incontro urgente e chiarimenti sul progetto “Green refinery” che coinvolgerà la laguna di Venezia e il territorio di Porto San Leonardo, nel comune di Mira.

«Abbiamo appreso – scrive il sindaco a Scaroni – che Eni sta per realizzare in laguna il progetto ‘Green refinery’ e ha chiesto all’Autorità Portuale di rinnovare per un ventennio la concessione delle aree demaniali a partire dall’1 gennaio 2014. Inoltre sulla base dell’accordo Porto – Eni sono previste opere di protezione dell’oleodotto lagunare in relazione al progetto delle Autostrade del Mare a Fusina».

«Si tratta – continua il sindaco – di un progetto e di interventi che avranno grande importanza per la laguna, sul cui ambito ha competenza anche il Comune di Mira, nel cui territorio ricade il porto di San Leonardo».

Da qui in primo luogo la richiesta di poter disporre della documentazione in proposito (l’accordo sottoscritto tra Eni e l’Autorità Portuale e lo studio di Saipem per le barriere davanti a Fusina; l’istanza per la concessione ventennale; il piano industriale di Eni).

Su questi punti il Comune di Mira chiede all’Eni un incontro urgente: «Questa giunta – dice l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut – è interessata alla compatibilità ambientale delle nuove strutture, alle opere di mitigazione e compensazione degli ambiti lagunari, che è fondamentale che vadano concordati con tutti gli Enti interessati».

La lettera del sindaco di Mira è stata consegnata a Scaroni dal capogruppo M5S in X Commissione del Senato, Gianni Girotto.

(a.ab.)

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