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LA SENTENZA – Respinta la maxirichiesta di indennizzo per risarcimento intentata dall’ex ministro

Negli anni Novanta finirono sostanze contenenti uranio impoverito nell’inceneritore del Petrolchimico

Respinta la maxi richiesta di risarcimento danni per diffamazione, avviata dall’ex ministro ed ex direttore del Ministero della Salute, Corrado Clini, nei confronti di Gianfranco Bettin. A portare alla luce la decisione del Tribunale civile di Roma è lo stesso assessore all’Ambiente che anni fa aveva duramente criticato l’allora direttore generale del ministero dell’Ambiente.

La vicenda in questione è quella che gravita attorno ai rifiuti tossici trasportati a bordo della nave “Jolly Rosso” alla fine degli anni Ottanta. Tra il 1989 e il 1990 nel forno dell’inceneritore Sg31 del Petrolchimico vennero smaltiti rifiuti tossici e nel 2005 il settimanale l’Espresso pubblicò la notizia che in due referti dell’Ulss 36 si sosteneva che nel forno era finito l’uranio, timore questo segnalato, già nel 1990, dagli operai di Marghera.

«Già nel 1990 il dottor Clini – dice Bettin che era consigliere regionale dei Verdi – reagì polemicamente accusandomi di diffamazione e chiedendo un risarcimento di un milione di euro. La Regione non aveva voluto tutelarmi per quella interrogazione e così la causa civile decollò».

Il Tribunale civile di Roma ha sostenuto che “la notizia relativa alla presenza dell’uranio impoverito, all’interno dei rifiuti della Jolly smaltiti a Marghera, era stata oggetto dell’interesse dei giornali già nel 1990. Successivamente venne pubblicata la relazione dell’Ulss 36 dove risultava provata la presenza di uranio radioattivo in percentuali superiori a quelle stabilite per legge. L’argomento involgente il diritto alla salute pubblica rivestiva rilievo anche se riferito a vicende accadute 15 anni prima. Il diritto di critica può essere esercitato con espressioni aspre purchè non ci sia aggressione gratuita e distruttiva dell’onore. In questo caso il consigliere Bettin si è limitato a chiedere a Clini (che essendo stato poi nominato Ministro non ha avuto pregiudizio) perché non avesse dato la notizia dell’uranio. Il riferimento era pertinente».

È possibile che ora Clini ricorra in appello, ma secondo Bettin questa decisione pone un punto fermo. «Cioè il diritto – scrive l’assessore all’Ambiente – non solo alla critica ma a chiedere la verità su fatti che hanno segnato a fondo la nostra città e il nostro paese in anni lontani ma le cui implicazioni sono ancora lungi dall’essere state chiarite completamente. Tale diritto è stato solennemente ribadito con questa sentenza. Il peso di lunghi anni di complicato iter processuale (dal 2005), l’attesa durata diversi mesi (da maggio 2013), dalla chiusura delle udienze fino al pronunciamento della sentenza, il costo della causa che ho dovuto comunque sostenere – al di là delle spese legali che per disposizione del giudice mi verranno risarcite, una piccola parte di quelle effettivamente sostenute in tutti questi anni – oltre che l’enormità della richiesta di danni non possono dirsi cancellati da questo felice esito, ma certamente conforta il riconoscimento di aver agito correttamente su vicende inquietanti».

 

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