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«Diritto di critica». Respinta la richiesta di risarcimento di un milione dell’ex ministro Clini. «Farò ricorso»

Il Tribunale civile di Roma dà ragione a Gianfranco Bettin nella causa civile per danni intentata dall’ex ministro e oggi direttore generale dell’Ambiente, Corrado Clini.

«Ha esercitato correttamente il diritto di critica», si legge nella sentenza della prima sezione civile del Tribunale della capitale, che ha respinto la richiesta di risarcimento danni a mezzo stampa (un milione di euro) chiesta da Clini.

Soddisfatto Bettin, assessore all’Ambiente del Comune e all’epoca prosindaco e consigliere regionale dei Verdi. Bettin aveva firmato nel 2005 un’interrogazione urgente al presidente Galan in cui chiedeva chiarimenti su una vicenda di rifiuti pericolosi, portata alla luce dall’Espresso. Negli anni Novanta, insieme ai rifiuti tossici della Jolly Rosso, che tra le polemiche si era deciso di bruciare nell’inceneritore SG31 del Petrolchimico a Marghera, diceva l’inchiesta dell’Espresso firmata da Riccardo Bocca, potrebbero essere finiti in fumo anche rifiuti radioattivi.

L’articolo finisce in Parlamento, con una interrogazione firmata da Luana Zanella e in Regione con la richiesta di Bettin. Che chiede di far luce anche sulle responsabilità dell’epoca. Nel 1990 il direttore dell’Ufficio di medicina del Lavoro dell’Usl era Corrado Clini, poi diventato ministro dell’Ambiente.

«Non l’aveva presa bene», racconta Bettin, «e mi ha chiesto un milione di euro. Per la prima volta la Regione ha ritenuto di non tutelare il suo consigliere che aveva fatto ricorso all’istituto dell’interrogazione. Ma adesso il giudice ha respinto la richiesta di risarcimento».

«L’argomento riguardava il diritto alla salute pubblica e rivestiva rilievo anche se riferito a vicende di 15 anni prima», scrivono i giudici. E, ancora: «È stato ripetutamente sostenuto in giurisprudenza», si legge nella sentenza di primo grado, «che in materia di diritto di critica non si pone un problema di veridicità delle asserzione, poiché per definizione i giudizi e le asserzioni non possono essere ricondotti a verità oggettive, in quanto soggettivi e opinabili».

Dunque, il diritto di critica può essere esercitato purché non si riduca a «un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore del soggetto interessato».

Clini è stato condannato al risarcimento delle spese processuali. «Sono soddisfatto», commena Bettin, «anche se il peso di lunghi anni di causa e il costo del processo non possono dirsi cancellati da questo esito. Conforta il fatto di avere agito correttamente e di aver cercato con mezzi leciti di sapere la verità su episodi inquietanti».

«Credo che ricorrerò in appello», replica l’ex ministro Clini, da qualche mese tornato al suo posto di direttore generale nel ministero dell’Ambiente, «perché in quell’occasione mi ero sentito diffamato, le accuse non erano fondate».

«La motivazione del ricorso», continua Clini, «sta in una frase dei giudici. Dove sostengono che in fondo se poi sono diventato ministro non ero stato danneggiato. Non ce l’ho con Bettin, ma voglio che la verità dei fatti sia ristabilita».

Alberto Vitucci

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