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GRANDI NAVI E POLEMICHE

GRANDI NAVI   Vianello: «Nessuna speculazione su Porto Marghera»

Alessio Vianello: «Nessuna speculazione ma un progetto di Marittima a Marghera per evitare che il mondo decida sulle grandi navi».

«Project financing da 400 milioni cui partecipino tutti»

«Le difese cieche dello status quo danneggiano i lavoratori»

L’INVITO   «Il presidente Costa si apra ad una verifica tecnica e trasparente»

IN PARLAMENTO   «Serve una sola proposta condivisa Altrimenti i potentati ci schiacciano»

Alessio Vianello difende il progetto di trasferimento della Marittima avversato da quasi tutti

L’avvocato replica alle accuse: «Speculazioni sulle aree? Assurdità senza senso, non si prevedono vendite»

«Mentre qui si discute i potentati lavorano sott’acqua, e molto bene. Se non arriviamo con una proposta unitaria quelli ci faranno a pezzi: c’è il rischio concreto di trovarci di fronte ad una soluzione già presa mentre noi discutiamo sulle navi dentro o fuori dalla laguna».

Il senatore Pd Felice Casson e il deputato di Sel Giulio Marcon hanno ben descritto la situazione attuale: da una parte una proposta già depositata come quella del porto, con lo scavo di un nuovo canale per mantenere lo scalo della Marittima. Dall’altra la frangia molto ampia ma eterogenea di chi non vuole le grandi navi in città.

Marcon ha reso noto che ha già chiesto al Governo di riconvocare immediatamente il vertice saltato il 1. ottobre, con lo scopo di individuare un’alternativa al passaggio delle navi a San Marco in tempi certi.
Al di là della riforma della Legge speciale, il cui percorso parlamentare si preannuncia lungo, sono in corso altre azioni sia al Senato che alla Camera per arrivare all’estromissione delle navi. Marcon ha parlato di un emendamento alla Legge di stabilità (poi saltato) che prevede tre punti: stop alle grandi navi in assenza di alternative entro un termine certo, numero chiuso in laguna, con il dato delle navi del 2012 che non potrà essere superato, la trasmissione delle competenze su bacino e canale della Giudecca al sindaco di Venezia.

«L’emendamento sarà riproposto in tutte le occasioni – ha detto Marcon – e abbiamo predisposto anche una mozione alla Camera che fissa al 31 dicembre lo stop alle grandi navi. Questa dovrebbe essere discussa in aula entro il mese».

«L’emendamento – ha ribadito Casson – deve essere discusso in aula anche con parere negativo del Governo, così vedremo finalmente da che parte stanno i parlamentari delle varie forze politiche. Ognuno si prenderà le proprie responsabilità, visto che c’è chi dice una cosa e poi ne vota un’altra».

In ogni caso, una cosa unisce un po’ tutti: no allo scavo di un nuovo canale.

«Le alternative momentanee sono due – ha concluso l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin che ha esposto il suo punto di vista personale – o si blocca tutto dalla prossima primavera o si va a Marghera».

Michele Fullin

 

LO SCOPO   «Ho regalato il progetto perchè credo sia un dovere civico trovare una soluzione»

Teme che la crocieristica faccia la fine della chimica veneziana e ha proposto un’alternativa per sviluppare la Marittima a Marghera, come chiedeva fino a poco tempo fa il sindaco. Il progetto di Alessio Vianello, assessore negli anni Novanta e avvocato, è riuscito a mettere d’accordo quasi tutti per avversarlo. Persino l’ala ambientalista-operaista lo ha bocciato. Le accuse vanno dalla distruzione di posti di lavoro in Marittima, nel porto commerciale e nelle fabbriche fino alla speculazione sulle aree.

«Ho regalato il progetto al Comune perché credo sia un dovere civico contribuire ad una soluzione strategica, equilibrata, condivisa e graduale in 5 o 6 anni (e non come invece vorrebbe il ministero dell’Ambiente che pensa a commissariare subito la Marittima di Venezia). Altrimenti sarà il mondo ad imporre l’addio alle crociere».
La chimica di base inquina e non poteva più rimanere in riva alla laguna di Venezia.

«Non sta a me giudicare se le grandi navi possono o non possono restare ormeggiate a Venezia ma osservo e respiro la stessa difesa cieca dello status quo per la Marittima come avvenne quindici anni fa per la chimica. Chi allora insisteva per salvaguardarla porta una doppia responsabilità: di non aver accettato che una certa chimica a Marghera doveva cedere il passo a superiori esigenze ambientali e di salute pubblica ma anche di non aver costruito da subito uno scenario alternativo di logistica portuale e nuova occupazione. E chi oggi si ostina a proporre dragaggi in una laguna così fragile, come ieri chi difendeva la chimica ad oltranza, rischia di fare un doppio male proprio ai lavoratori».

Per il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, i tecnici sostengono lo scavo del canale Contorta, e la Marittima a Marghera è mortale per le altre attività.

«Bisogna usare il grandangolo non lo zoom: Marghera è grande, grandissima, 2000 ettari, ormai di fatto divisa in tre: una prima zona compresa tra Vega, canale Brentella, Fincantieri e canale nord, con una chiarissima vocazione terziaria e servizi, in prospettiva anche residenziale; una seconda area rappresentata dall’isola portuale; una terza, il vecchio petrolchimico, dove Apv sta coraggiosamente mettendo le basi per un grande sviluppo logistico e conseguentemente industriale di porto Marghera. C’è, dunque, posto per tutti».

Il suo progetto prevede la nuova Marittima nella prima area dove, però, ci sono ancora industrie.
«Con la sola eccezione del Vega, è un’area pressoché deserta, ed è vasta 500 ettari a ridosso della città, della laguna, del parco di San Giuliano e di Forte Marghera. Ho pensato che il mix di 2 milioni di passeggeri, del loro indotto turistico e ricettivo, unito all’espansione direzionale e fieristica del Vega potrebbe costituire un mix formidabile di sviluppo, e far partire una riconversione di Porto Marghera attesa da 20 anni».

Eppure dicono che lì le grandi navi non ci stanno.
«In base alle informazioni, che mi risulta siano in possesso anche di Apv, già oggi tre navi crociere sarebbero compatibili con il traffico cargo».

Paolo Costa sostiene esattamente il contrario.
«Credo che il presidente di Apv, invece di paventare irresponsabilmente rischi occupazionali, dovrebbe aprirsi ad una verifica in una sede tecnica e trasparente. Inoltre a me risulta che i proprietari delle aree abbiano mostrato interesse all’operazione, come anche le compagnie armatoriali e che pure Eni non veda controindicazioni per il suo progetto di bio raffineria».

Se anche l’Autorità si convincesse, la società che gestisce Marittima, Vtp, resterà ferocemente contraria.
«Come per Apv, ritengo che Vtp, invece di arroccarsi sulle sue posizioni, dovrebbe guidare questo processo, proporsi come gestore della nuova Marittima. Immagino un project financing con conferimenti in equity ed in natura da parte dei proprietari delle aree (quindi è impossibile qualsiasi speculazione perché non le venderebbero), degli armatori, di Apv e Vtp, con un contributo pubblico per le opere infrastrutturali e un grande piano di valorizzazione residenziale della Marittima di Venezia. Un project financing da 400 milioni supportato dal volano dei canoni e dai ricavi delle nuove residenze a Venezia. Nuovi posti di lavoro, una darsena per yacht e un terminal crocieristico collegato con quello di Venezia attraverso il canale Vittorio Emanuele. Una forza formidabile per aumentare l’offerta ed impedire che le crociere emigrino a Trieste».

 

NON SI SA ANCORA CHI DEVE DECIDERE

E’ sconcertante in questi giorni assistere ad una surreale confusione su chi e come debba decidere a proposito delle grandi navi da crociera a Venezia: i ministri, il sindaco, il presidente dell’autorità portuale? E con che procedura? Sconcertante anche il silenzio intorno a chi debba presentare proposte: anche i cittadini, comitati e associazioni senz’altro possono, ma chi “deve”? E chi e come dovrà valutare le alternative in campo?

Mentre i rappresentanti istituzionali sostengono semplicemente la propria soluzione progettuale (e il Consiglio Comunale, tace) è dunque utile ricordare loro, in particolare al presidente della Regione, che il Piano regionale territoriale di coordinamento adottato dalla Giunta Regionale prevede, all’art. 39, che la “portualità veneziana” sia soggetta, per coordinare salvaguardia e sviluppo portuale, ad un “progetto strategico”, finalizzato in particolare a “definire l’assetto portuale di Marghera e le specializzazioni del terminal di Venezia Marittima, che dovrà essere redatto dalla stessa Regione, “d’intesa” con i Comuni interessati e l’Autorità Portuale.

E’ esattamente quello che si deve fare, da almeno 19 mesi, dacché è stato approvato il Decreto Clini-Passera ! Ed è del tutto evidente che lo stesso iter di stesura, adozione e approvazione del progetto strategico dovrà assumere le necessarie procedure di valutazione ambientale strategica (Vas) e quindi di comparazione delle alternative.

Cosa aspettano dunque Zaia, Costa e Orsoni per sedersi attorno ad un tavolo (forse con qualche altro sindaco interessato) e far partire il lavoro che dia un seguito alle misure di cautela richieste dal Decreto Clini-Passera?

Marco Zanetti

 

Per capire il valore della manifestazione di sabato 21 settembre contro l’arrivo delle Grandi Navi in Laguna, basta essere andati il giorno dopo, alla manifestazione del Forum Sanità in campo Santi Giovanni e Paolo. Non solo perché entrambe le proteste chiedevano attenzione e rispetto per un diritto fondamentale: quello della sicurezza della propria esistenza e delle garanzie che le Istituzioni pubbliche devono ai cittadini, ma soprattutto perché, entrambe, sono state un modo per richiamare amministrazioni e rappresentanze a farsi carico delle loro istanze.

E il rumore che hanno provocato ha avuto l’effetto di obbligare i rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni ad affiancarli nelle rivendicazioni prendendo atto delle loro argomentazioni. Infatti nessuno dei politici partecipanti alla manifestazione di domenica 22, ha, neanche per un momento, pensato di disconoscere il ruolo decisivo dei comitati presenti in campo e la fondatezza delle argomentazioni che, i cittadini che vivono l’esperienza quotidiana del disagio e dell’allarme salute, stavano rappresentando sostenendole con cifre e competenze.

Perciò è sorprendente che, ai manifestanti delle Zattere, molti dei quali presenti con lui l’indomani a reclamare per la Sanità, il consigliere Venturini disconosca rappresentatività. Non solo, ma addirittura si premuri di allarmare il ministro dell’Interno a non prestare loro ascolto. E con quale motivazione principale? Quella che la maggioranza invisibile del cui silenzio e mutismo si sente portavoce è ben più rappresentativa di quanti fanno sentire ad alta voce il loro diritto sulle rive del Canale della Giudecca. Una maggioranza silenziosa calcolata non si sa come; forse individuata, percepita e apprezzata, paradossalmente, proprio in base all’astensione.

L’assenza di opinione presentata come segnale di volontà, di contenuta sapienza, di composta saggezza rispetto a chi ad alta voce si esprime, si bilancia, si espone. In realtà l’elogio del disimpegno. Il silenzio su temi così vitali, significa a mio parere invece, indifferenza, disinteresse, apatia e non può valere quanto la voce della protesta a buon diritto. Come può l’astensione comunicare, se rinuncia ad esprimersi; come può, una maggioranza essere riconosciuta se non si espone e si fa contare; come si fa a ritenerla più rappresentativa di chi le sue ragioni le esprime e le documenta?

Disconoscere e delegittimare la protesta di tanti cittadini significa allontanarsi dai loro diritti. La salute dell’aria e della laguna sono le stesse preoccupazione di chi pretende, a buon diritto, una sanità efficiente e sollecita. La tutela della città persegue gli stessi interessi dei lavoratori del turismo, ma con una visione prospettica più ampia più comprensiva e lungimirante. Sostenere che i cittadini siano in contrasto con l’ordine del giorno votato dal consiglio comunale è una rappresentazione che non corrisponde ai fatti. Il comitato e i cittadini conoscono la differenza tra navigazione e devastazione e dicono che vogliono una crocieristica diversa. Fargli dire quello che nessuno ha detto significa cavalcare l’allarmismo e prospettare “aut aut” che assomigliano ai ricatti in essere all’Ilva di Taranto.

Il Comitato dei cittadini non silenti ha chiesto ad alta voce che la portualità sia una risorsa della città e dei suoi lavoratori, non una miniera dei grandi armatori e dell’autorità portuale. Hanno detto chiaramente che l’individuazione e realizzazione di vie alternative di navigazione deve escludere interventi deleteri e sconvolgenti per la parte acquea della città e per la sicurezza fisica della città e dei suoi cittadini. Hanno detto che studi autorevoli parlano di costi almeno pari ai benefici. Hanno detto sì alla portualità con accesso di navi di limitato tonnellaggio e allo sviluppo della portualità turistica. Hanno detto quello che ogni legge di salvaguardia di Venezia, la Costituzione Italiana ed il senso comune richiamano in ogni passaggio. E che cioè non può esserci lavoro, sviluppo sociale ed economico, se non in un ambiente che tuteli, oltre alla salubrità del territorio, la salute, l’integrità e la sanità di chi vive ed opera in esso. E’ ora che ci si confronti con studi documentati e non con cifre terroristiche. E’ ora che si ascolti la città senza arroccamenti a difesa di monopoli e di caste. Ed è ora che la maggioranza che sostiene la giunta dica chiaramente da che parte vuole stare.

Gianluigi Placella – consigliere comunale Movimento 5 Stelle

 

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